Guardiano del Faro

Nel copyright della mia mente


 Era seduta da quindici minuti in quella stanza in penombra. Sulle pareti una serie di certificazioni., master, foto di vacanze all’estero. Il divano di pelle sull’angolo lontano e un lampada da muro dalle luci gialline. Margaret seduta, sprofondata sulla sedia in pelle rosso porpora. “ Buona sera , Margaret!” Non aveva fatto in tempo al alzarsi che le aveva detto di stare comoda. Sorriso impeccabile, in perfetta sintonia con i suoi abiti, sempre in ordine come la barba di ogni giorno e i capelli brizzolati dei suoi anni ancora giovani, era Matt. Era il suo centro dei pensieri in quelle sere così fredde. Ha preso a parlarle come suo solito, con pochi giri di parole, poi aprì il primo cassetto chiuso a chiave comese dovesse custodire chissà quale segreto e tirò fuori un foglio bianco e una matita con punta morbida.  “Ti va di disegnare Marg?” Aveva iniziato a chiamarla così già al secondo incontro, lei lo guardò scrutando i pensieri non detti ancora e aggiunse : “ Cosa devo disegnare?” “Quello che vuoi, Mag! L’importante è che disegni!” Prese il foglio tra le mani, era di quelli ruvidi. Foglio ruvido e matita punta morbida. Contrasti forti. Mag giocò per lunghi minuti con la matita, la faceva ruotare tra le dita come si fa con una bacchetta da majorette. Le prime linee. Matt leggeva dei fogli che conservava nella cartellina verde al lato destro del suo porta bigliettini.  Tutto aveva un ordine, Mag sentiva solo un grande disordine. Prese a disegnare senza alzare mai la testa, iniziò a calcare sulle forme, a focalizzare meglio i colori col contrasto delle ombre. Sembrava che quella mano non volesse più fermarsi, ma poi la fermo Matt. “ A cosa stai pensando, Mag?” Silenzio. La mano tremava, la matita cadde in un vortice leggero rotolando giù sul pavimento fino verso l’uscita.  Perché occhi?” Da sempre Mag disegnava occhi. Spesso si disegnano frecce, vortici, cerchi, case. Mag disegnava solo occhi. Occhi grandi, occhi tristi, occhi chiusi, occhi spenti, ma sempre occhi. Occhi persi come si sentiva lei. Come i pensieri nascosti e non condivisi. Occhi che nonostante osservino non sanno più guardare. Iniziò a piangere senza non riuscire a dire nulla. Prese il foglio e lo stropicciò tra le mani e aggiunse : “Disegno occhi perché mai nessuno mi ha insegnato a vedere, custodisco bende che sono solchi del colore del petrolio. Io la luce la disegno nella mente gli occhi sono la mia bussola. Occhi che non conoscono segni cardinali, occhi che sono stati in silenzio anche quando urlavano più di mille parole.” Si alzò di scatto, raggiunse la porta prese la matita ormai senza punta. Si riavvicinò alla scrivania. “ Vai pure Mag, va bene così” Si avvolse nel suo cappotto, “uscì e fu risucchiata nella nebbia. Quegli occhi avevano parlato in quella notte, quegli occhi adesso avevano un’anima e un nome. Il suo nome era libertà.