Guardiano del Faro

Nel copyright della mia mente [parte III]


Quella sera Matt la stava aspettando fuori dal suo studio. Mag arrivò con qualche minuto di ritardo e ritrovarselo lì, immobile, non le impedì di scusarsi. Matt fece cenno con la mano come da non giustificare nulla. Si avvicinò e le disse che per  quella sera sarebbero andati in un altro posto, uno qualunque, ma soprattutto uno che piaceva a lei. Mag gli disse che non lo avrebbe potuto portare dove lui sperava ma che c'era un posto appena fuori il paese che assomigliava parecchio  a quel luogo misterioso e che alle volte anche lei non riusciva a distinguerli. Matt non fu felice per quella risposta ma intuiva che non sarebbe servito nulla, almeno in quell'occasione, insistere, Mag doveva credere che fosse lei a decidere. Accesero l'auto ancora calda e si persero lungo la statale. Nel viso di Mag c'era tanta stanchezza, i suoi movimenti più lenti e i suoi silenzi avevano un respiro più pesante. Furono presto fuori al paese, nella parte alta, davanti agli occhi infinite luci. Sembrava isolato quel luogo, solo una piccola piazza da cornice con poche panchine. Matt le chiese cosa le sarebbe piaciuto in quel momento, cosa avrebbe fatto se si fosse trovata lì da sola. Mag non gli rispose immediatamente, poi salì su una panchina, un pò più illuminata e inizio ad andar su e giù facendo finta di camminare come se si trovasse  su una fune. Si bloccò e  si alzò sulle punte allungando le braccia verso il cielo ma perse quasi immediatamente l'equilibrio e si ritrovò sulla terra bagnata. Aveva piovuto tutto il giorno. Si sistemò il cappotto lo guardò e gli disse : " Anche tu credi che lo faccia ancora, vero? Ti sbagli, non conosco più divani con cassaforti e specchi dove ricercare uno sguardo che non è mio, Matt dimmi la verità credi che io sia malata? Posso ancora continuare a darti del tu o qualcosa è cambiato? Qui è un posto neutro!" Matt scucì un sorriso. " C'è qualcosa di ridere su ciò che ho detto, Matt? Mi fa piacere!" aggiunse ancora. Matt si avvicinò a lei sedendosi sulla stessa panchina e si scusò per il sorriso aggiunse che quella sera l'avrebbe fatta parlare di tutto. Andarono avanti per cinquanta minuti, Mag continuò a parlare senza fermarsi quasi mai, i loro dialoghi furono articolati e non ci furno silenzi che ne facevano da protagonisti. Mag iniziava a fidarsi di Matt. Gesticolava e riportava esempi, alle volte le scappava da ridere. "Tempo scaduto!" Ferma. Bloccò lo sguardo " Già, tempo scaduto!" Mag prese la borsa in fretta e entrò in auto. Lasciò poi alle sue spalle anche Matt e andò via. Nei suoi pensieri immaginava quelle strade del suo destino disegnato alle volte da ombre e altre da stelle. C'erano attimi in cui Mag ascoltava orme di  passi alle spalle e il cuore leggero. ma poi il suo piede sull'acceleratore le faceva ricordare che il suo era solo una malinconica stada del ritorno quello che aveva davanti a sè.