Accadeva dopo cenaappena dopo le ventunoal rintocco dell'ultimo sprazzo.Ci si chiamava per nomi stentoreiFidia, Asclepiade.Il tatto arroventato sui fianchile labbra perfette all'umido corallo.Seguivamo vestiboliche aprivano a bifore più aggraziate.Soffocati in un nembo i sospirisceglievamo Kavafis da leggere al buio.La notte era un lunghissimo mare.