LIBERI

Post N° 101


Voglio un partito vero costi quel che costiIl percorso verso il Pd è inarrestabile. Anche se parte dei diesse minacciano scissioni. Ora apriamoci alla società civile. Con l'obiettivo 2008 per la nuova formazione. Colloquio con Piero Fassino  
Piero FassinoIl Pd non lo facciamo per quelli che come me hanno già compiuto un bel pezzo della loro vita politica. Lo facciamo per le generazioni nuove che verranno... Piero Fassino accelera sul Partito democratico. Si è rivolto direttamente alla base ds con un lungo articolo su 'l'Unità'. E ora avverte le minoranze: "Angius era contrario alla svolta dell'89: dove saremmo oggi se gli avessimo dato retta? Non voglio separazioni o scissioni, ma la mia disponibilità al dialogo non mi porta a rinunciare o a indebolire il progetto".Come mai questo intervento su 'l'Unità'? Sente che la base è inquieta?"L'obiettivo è parlare al nostro popolo. Interrogativi e inquietudini non sono sul senso del progetto, ma su come realizzarlo. C'è la consapevolezza tra elettori, militanti e dirigenti che non possiamo stare fermi. C'è una crisi di sistema, c'è da ricostruire il senso di appartenenza a una nazione. Sulla Finanziaria nessuna categoria si è fatta carico dell'interesse generale, è la prima volta che accade. Il Partito democratico ha il compito che ebbe Adenauer quando restituì identità alla Germania o Kohl e Brandt quando la riunificarono, un passaggio non dissimile da quello vissuto dalla Francia dopo la crisi della Quarta repubblica, la sfida su cui si misurò González nella transizione dal franchismo alla democrazia in Spagna. Un progetto alto, culturale prima che politico: l'Italia, la sua vocazione, il suo destino. È una sfida appassionante: dobbiamo costruire un percorso all'altezza, coinvolgendo milioni di persone. Io cerco di rafforzare il progetto". Le minoranze Ds la accusano di parlare molto sui giornali e poco nel partito."Sono un convinto sostenitore del Pd, mi sto spendendo per questo obiettivo. Mi comporto come in altri momenti cruciali hanno fatto i miei predecessori. Non voglio fare paragoni impropri, ma Enrico Berlinguer avanzò la proposta del compromesso storico su 'Rinascita', non al comitato centrale del Pci. E disse di sentirsi sicuro sotto l'ombrello della Nato in un'intervista con Giampaolo Pansa sul 'Corriere'. Chi ripete che tutto si deve discutere nelle sedi formali dimentica che la società non dipende solo da quel che accade nei partiti". "No. Il congresso di primavera non è chiamato a decidere sullo scioglimento del partito, ma che i Ds partecipino alla fase costituente del Pd. Anche nel 1989, quando il Pci si trasformò in Pds, gli oppositori ci accusavano di voler liquidare una storia. E invece con i Ds abbiamo ripensato la sinistra, le abbiamo restituito linfa e vitalità. Se non avessimo fatto la svolta dove saremmo? Lo chiedo a Gavino Angius che era ostile anche allora: se nell'89 avessimo dato retta a lui, sì che avremmo liquidato la sinistra. E quale proposta avanzano gli oppositori?".Quella di Angius, Salvi e Fabio Mussi: macché partito democratico, serve un forte partito socialista."Intanto, scopro con soddisfazione che ci sono tanti tifosi del socialismo europeo anche tra quanti arricciarono il naso nei primi anni Novanta, quando guidai l'operazione di portare il Pds nell'Internazionale socialista. Comunque, meglio tardi che mai. E poi il socialismo europeo non è un'icona ideologica: il New Labour di Blair, il socialismo francese di Ségolène Royal, il Psoe di González e di Zapatero, la Spd tedesca hanno innovato la propria storia".A prezzo di scissioni dolorose, però. L'ultima, quella tra la Spd e Lafontaine. Lei, invece, tende la mano a Mussi e a Salvi. "Tendo la mano, certo, nessun segretario guarda a cuor leggero alle separazioni. Ma la mia apertura, la mia disponibilità non mi portano a rinunciare o a ridurre la portata del progetto. Cerco di convincere i dubbiosi e i contrari che in questo progetto c'è posto anche per loro. Perché l'area di sinistra dei Ds non può essere la sinistra del Pd? Tanto più ora che il Pse è assunto da tutti come l'interlocutore, anche dalla Margherita".La carta di identità di Rutelli nel Pd sono le liberalizzazioni. E la vostra?"Chi pensa che nel futuro partito ci possa essere un'anima liberal e innovativa, la Margherita, e una più tradizionalista sul fronte sociale, i Ds, fa una caricatura. Mi auguro che la Margherita non sottovaluti l'importanza dei temi sociali. E poi anche noi Ds vogliamo modernizzare la vita economica del paese: sul binomio innovazione-protezione, diritti-modernità, coesione sociale e redistribuzione delle risorse. Le liberalizzazioni non sono un'identità, sono lo strumento di una più ampia strategia riformatrice".