Algeria - Scheda conflitto Algeria Inviato da Redazione lunedì, 16 febbraio 2004 01:19
Intorno alla seconda metà degli anni '90 il conflitto algerino riscosse forte scalpore tra la Comunità Internazionale a causa della spaventosa brutalità da cui fu caratterizzato: le sanguinose stragi commesse dagli estremisti islamici si contrapponevano a violente controffensive da parte dell'esercito governativo, il che determinò l'instaurarsi di un clima di terrore che coinvolse la quasi totalità della popolazione.Oggi l'Algeria, dopo 100.000 morti (150.000 secondo bilanci indipendenti) sembra volere lentamente tornare alla normalità: la guerra appare in fase di lenta remissione, ma purtroppo non è ancora conclusa, come dimostrano le quotidiane notizie che descrivono un susseguersi di agguati, scaramucce e bombardamenti.Ad ogni modo, nonostante la situazione sociale sia ancora afflitta da povertà, scioperi e disoccupazione, il pericolo di una nuova e massiccia ascesa dell'integralismo sembrerebbe scongiurato, nonostante circoscritti gruppi di "irriducibili" proseguano ancora le attività armate; per ora non si intravedono possibiltà di una soluzione diplomatica.Uscita stremata da un devastante conflitto per l'indipendenza con la Francia negli anni '60, l'Algeria arriva al 1990 attanagliata da una situazione di profondo malessere sociale e corruzione diffusa ai vertici statali; a questo punto numerosi gruppi radicali, accomunati sotto l'egida del Fronte Islamico di Salvezza (FIS) fanno leva sul malcontento popolare e si proclamano come alternativa capace di "liberare" il Paese dall'arretratezza economica e dalla "corruzione" rappresentata dal mondo Occidentale; il programma accarezzato dai suoi leader Abassi Madani e Ali Belhadj prevede infatti la creazione di una Repubblica islamica ispirata al modello iraniano.Forte del largo appoggio di buona parte degli algerini, nei primi mesi del 1992 il FIS vince le elezioni nazionali, che vengono però giudicate irregolari dal governo: il voto è annullato, ed il regime (concentrato su un unico partito, il Fronte di Liberazione Nazionale, FNL) riprende il potere con un colpo di stato. Gli integralisti si riorganizzano e danno il via alla guerriglia, a cui partecipano inizialmente il braccio armato del FIS, ed il Gruppo Islamico Armato (GIA).E' l'inizio di un inferno: il nord del Paese viene messo a ferro e a fuoco da una infinita serie di attentati terroristici, massacri di intere famiglie, offensive su vasta scala e sequestri, a cui spesso le forze di sicurezza reagiscono con pari violenza; migliaia di giovani, sfiduciati dal governo, si arruolano tra i ribelli, che intorno al 1996 arrivano a contare 20-30.000 uomini.I fondamentalisti "giustificano" le stragi sulla base di folli proclami dove si fa riferimento ad una "purificazione" a cui dovrebbero sottostare tutti gli "infedeli", ossia coloro che "non rispettano la legge islamica".Le atrocità di guerra raggiungono livelli inimmaginabili, ma l'effetto concreto di una tanto attesa mediazione giungerà solamente nel 1999, quando il presidente (ancora in carica) Abdelaziz Bouteflika lancia una cosiddetta "politica di riconciliazione": l'esito consiste soprattutto nel reinserimento nella società degli islamici non colpevoli di massacri e di attacchi contro l'esercito, e lo scioglimento del FIS.Purtroppo, non tutti i ribelli accettano di scendere a patti con Algeri, e diverse centinaia di combattenti scelgono di unirsi ancora al GIA, o di fondare il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC), oggi rispettivamente la seconda e la prima fazione radicale del Paese.Col passare degli anni sono emersi inquietanti particolari relativi alla "politica di guerra" attuata dal regime: numerosi ex-militari, oltre a centinaia di testimoni civili, puntano il dito sul governo, accusandolo di avere paradossalmente favorito (o addirittura preso parte diretta) il compiersi di molte delle stragi commesse ai danni della popolazione: successivamente la responsabilità veniva fatta cadere sugli islamici, allo scopo di creare una "strategia del terrore" che giustificasse l'appoggio popolare al governo e la sempre più stretta militarizzazione della società.Altra gravissima questione è quella relativa ai 'disparus': migliaia di oppositori politici sono infatti scomparsi dal 1992 ad oggi, ufficialmente assassinati dai fondamentalisti, ma il più delle volte in realtà vittime delle forze di sicurezza, incaricate di mettere a tacere le dissidenze.Con l'avvento del multipartitismo (sebbene il FLN continui ancora ad occupare la posizione primaria) si sono aperti spiragli per una democratizzazione del Paese, anche se la strada da percorrere è ancora molto lunga; il calo delle violenze ha comunque sancito sensibili miglioramenti rispetto a dodici anni fa.Tuttavia, censure, controlli, restrizioni e scandali ostacolano ancora lo svolgersi di una politica adeguata a far fronte ad una situazione sociale così complessa.La situazione nella CabiliaUltimamente il pugno di ferro del governo è stato particolarmente intenso nella regione settentrionale della Cabilia (circa 100 Km ad est di Algeri), abitata dalla minoranza berbera, che costituisce circa un quinto degli abitanti del Paese.Queste popolazioni, che rivendicano il diritto all'autodeterminazione, denunciano l'atteggiamento a cui sono da anni sottoposte dalle autorità, caratterizzato da isolamento sociale, discriminazioni e violenze.Nella cosiddetta "primavera nera" del 2001, in seguito all'omicidio ingiustificato di un giovane da parte della gendarmeria, scoppia una serie di scontri in tutta la regione, sullo stile dell'intifada palestinese; ingenti contromisure vengono prese da Algeri, che invia centinaia di uomini per fronteggiare la rivolta, provocando oltre 100 morti tra i manifestanti.I comitati di coordinazione locali (Aarchs) si trovano divisi tra lotta armata e non-violenza; fortunatamente, nonostante sporadiche tensioni, nei recenti mesi quest'ultimo atteggiamento sembra essere maggiormente accreditato, anche a causa della riduzione delle operazioni da parte della polizia. I dialoghi intavolati tra i delegati degli aarchs e lo Stato, però, sembrano estremamente difficili ed attraversano continue fasi di stallo.Un passo avanti, comunque, è stato apportato lo scorso gennaio, quando il governo ha annullato le elezioni amministrative del 2002 (boicottate in tutta la Cabilia) accondiscendendo alle richieste dei berberi che hanno sempre rifiutato di riconoscere l'esito di quelle votazioni.