LIBERI

BURUNDI 2 PARTE


Decolonializzazione e nascita dello stato del Burundi Negli anni '60 esplodono in Africa le lotte dei movimenti indipendentisti che porteranno alla cacciata degli occupanti europei ed alla nascita delle Nazioni africane. In quello che diventerà il Burundi già dalla fine degli anni '50 la popolazione chiedeva di poter costituire partiti politici e nel 1960 se ne contavano 23. Reclamavano tutti l'indipendenza del Paese, anche se secondo modalità diverse che andavano dalla più radicale richiesta di immediata partenza dei Belgi a quella di una fase di transizione assistita che avrebbe, comunque, dovuto portare alla costituzione di uno Stato sovrano. I movimenti per l'indipendenza avevano come organizzatori soprattutto i Tutsi che detenevano molti ruoli chiave del potere amministrativo. A questo punto la Chiesa cattolica ed il Protettorato belga si rendono conto dell'errore commesso: di aver, cioè, privilegiato e formato una parte della società indigena che ora gli sta rivoltando contro e cercano di porre rimedio costituendo una lobby Hutu in funzione anti-Tutsi e quindi, si spera, anti-indipendentista; gli Hutu, da sempre tenuti lontano dalle leve del potere, hanno sviluppato astio e rancore verso i loro privilegiati conterranei. Il clima di odio nella regione porta nel 1959, in Ruanda, al primo massacro di Tutsi da parte di una fazione Hutu che aveva tentato di mettere in atto una rivoluzione, sostenuti ed organizzati anche dalla Chiesa cattolica. A fine 1959 il Governo belga cede alle pressioni internazionali ed annuncia un piano per dare l'autonomia alla regione; crea due sotto-governatorati, uno per il Ruanda e l'altro per l'Urundi, separandone l'amministrazione da quella del Congo. Il Burundi diventa, così, una monarchia costituzionale con un re Tutsi, ispirata a quella belga; il Belgio dovrà rispettare una risoluzione ONU che lo invita a lasciare completamente il Paese entro il 1 agosto del 1962. Ma nel 1961 avviene un colpo di stato, sostenuto dal Belgio, che instaura nel Paese un governo repubblicano Hutu. Ma poco dopo il primo ministro Hutu viene assassinato ed il suo posto è preso da un Tutsi, che si ritrova però a capo di un Governo molto debole. Gli odi tra le due componenti, Tutsi ed Hutu, ricevono nuovo combustibile quando nel 1965 viene di nuovo assassinato il primo ministro Hutu, Pierre Ngendandumwe ad opera di un espremista Tutsi; una enorme provocazione che rinfocola la rabbia. Poco dopo un gruppo di Hutu tenta un colpo di stato ed in tutto il Paese avvengono delle rappresaglie contro i Tutsi, per il solo fatto che appartengono a questo gruppo sociale. Ma il colpo di stato fallisce, per la grande inferiorità di risorse militari ed economiche di cui gli Hutu dispongono e viene represso brutalmente dai Tutsi che riprendono il potere compiendo a loro volta massacri e dure repressioni: i morti sono migliaia. Anche i grandi eccidi avvenuti nel 1972, nel 1988 e nel 1991-1993 non saranno altro che riedizioni della stessa storia; solo nel 1972 gli scontri etnici lasciano sul terreno circa 150.000 Hutu morti (i Tutsi compongono il 15% della popolazione del Burundi, il restante 85% sono Hutu).