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Messaggi dagli Spiriti Amici e psicografate dai medium
 

Messaggi di Gennaio 2024

AMAREZZE DI UN SANTO

Post n°331 pubblicato il 15 Gennaio 2024 da brasilianis
 

AMAREZZE DI UN SANTO

 

In un centro spirituale, si stava parlando della miglior forma per praticare la preghiera, quando un amico disse:

- Una pericolosa eredità degli spiritisti, è quella di trasformare la memoria di un compagno disincarnato in una specie di culto di falsa santità. Il buon lavoratore di Cristo non fa nulla più che compiere un dovere e non è giusto la sua serenità spirituale venga disturbata dalla ripetizione di scene mondane, perfettamente identiche alle cerimonie religiose. Non di rado la morte strappa dalla convivenza terrestre un fratello coscienzioso e devoto, ed immediatamente gli amici della Dottrina lo trasformano in un tabù di fittizia inespugnabilità.

- È vero - esclamò uno dei presenti -, in ogni situazione è giusto domandarsi qual è stato il modo di procedere di Gesù e, nel caso della preghiera, nei Vangeli non si nota un culto particolare, se non la continua comunione tra Cristo e il Padre che è in Cieli.

Un ex prete cattolico, con il sorriso bonario che sempre sorge dopo le grandi delusioni, aggiunse in tono amichevole:

- È ragionevole che gli uomini del mondo non interrompano i contatti affettuosi con coloro che li precedono nel silenzioso viaggio alla tomba, conservando nell'anima la stessa disposizione di tenerezza e di gratitudine, 

nel ricordo di coloro che sono partiti. Intanto, nel capitolo delle suppliche, delle sollecitazioni e degli impegni, conviene che la creatura si rivolga a Dio, cosciente  che la Sua volontà sovrana è sempre giusta e che la Sua bontà si manifesterà, in un modo o nell'altro, tramite messaggeri che giudicheranno la convenienza delle richieste. Nelle mie esperienze nelle sfere più vicine del Pianeta, ho sempre riconosciuto che gli Spiriti più venerati sulla Terra sono quelli che più soffrono, in virtù della poca prudenza dei loro amici. D’altronde, in questo particolare ambito, abbiamo l’esempio doloroso dei “santi”. Sappiamo che sono rari gli uomini che, canonizzati dalla Chiesa umana, sono arrivati alla montagna ripida e luminosa della Virtù. E queste povere creature pagano caro, nella Spiritualità, l’incenso dolente delle piccole glorie di un altare terrestre.

La conversazione stava prendendo una piega tra le più interessanti, quando lo stesso amico chiese, all’improvviso, dopo una pausa:

- Conoscete la storia di San Domenico González?

E mentre i presenti si guardavano muti, interrogandosi tra sè, continuò:

- Domenico González era un prete insinuante, dotato di una potente ed acuta intelligenza. La sua carriera sacerdotale, a causa del suo carattere inflessibile, aveva subito un notevole slancio verso le posizioni più importanti ed elevate. Dominava tutti i compagni con il potere della sua parola calda e persuasiva, conquistava l’attenzione dei suoi superiori per l’umiltà esteriore di cui dava testimonianza, sebbene la sua vita interiore fosse piena di penosi slittamenti.

La verità è che, alla fine del XV secolo, era lui l’Inquisitore generale di Aragona; ma, tale fu il suo deprecabile metodo di azione nell’elevato incarico che gli era stato dato che, intorno 1485, gli ebrei lo assassinarono nella cattedrale di Saragozza, durante una celebrazione sacra.

Il nostro protagonista si risvegliò nell’oltretomba, pieno di piaghe dolorose, nelle terribili realtà che aspettavano quello Spirito imprevidente; ma, gli ecclesiastici concordarono nel dargli un posto di spicco negli altari della venerazione umana e vinsero la causa.

In breve tempo, la memoria di Domenico si trasformò nel culto di un santo. Ma, nel piano invisibile, i tormenti di quella anima sventurata si aggravarono. Vergognoso e oppresso, l’ex prete così influente nel mondo terreno, si sentiva come un medicante affamato e coperto di piaghe. Noi però, sappiamo che i pesanti ricordi del Pianeta sono come forze invincibili che ci legano alla superficie della Terra, e l’infelice compagno venne obbligato a comparire, nonostante fosse invisibile agli occhi dei mortali, a tutte le cerimonie religiose che venivano fatte in sua memoria e culto. Domenico González, stupito per le accuse della propria coscienza, assistette a tutte le solennità dedicate alla sua canonizzazione, sentendosi il più disgraziato degli esseri. Gli sfarzi delle cerimonie erano come spade invisibili che gli attraversavano, da fianco a fianco, il cuore vinto e sofferente. I canti di glorificazione terrena gli echeggiavano nell’intimo come singhiozzi di ombra e di amarezza.

E, da allora, si resero più intensi i suoi patimenti.

La sua angoscia si aggravò, in principio, e in virtù della nuova posizione nel circolo familiare. Coloro che gli erano affini per sangue pensarono di avere diritto ad essere esentati dal comune tributo del lavoro nel mondo. Come parenti di un santo, non vollero più lavorare. E questo comportamento si estese ai suoi vecchi compagni di comunità. I pochi valori dell’associazione religiosa, a cui era appartenuto, scomparvero. I suoi compagni nell'impegno terreno, si fermarono volutamente nella pigrizia e nell’abitudine agli omaggi in quanto successori. Il gruppo aveva prodotto 

un santo e ciò doveva essere sufficiente per avere garanzia di una posizione definitiva in  Cielo.

Lo Spirito infelice contemplava una simile situazione, bagnato da lacrime espiatorie. E il suo martirio proseguiva.

Sappiamo che un appello dalla Terra viene ricevuto da un  nostro medium, se viene inviato da un cuore che si dibatte nelle lotte redentrici del mondo. Se il servizio postale terreno può essere soggetto ad errori di amministrazione, o alla malavoglia di un postino, deviando un messaggio dalla sua destinazione, nel piano spirituale non si verificano simili errori. Il sollecito, giusto o ingiusto degli uomini arriva a noi tramite i fili del pensiero, nella divina chiarezza del magnetismo universale. E Domenico cominciò a ricevere le richieste più imprudenti dai suoi numerosi devoti.

L’anima sventurata rimase completamente legata alla Terra e, di momento in momento, era obbligata ad attendere agli appelli più stravaganti e più assurdi.

Se un criminale desiderava fuggire all’azione della giustizia nel mondo, si avvaleva di Domenico, invocandone la memoria, tra timori e suppliche. Le madri dissennate, che non avevano riflettuto sull’educazione dei figli quando erano piccoli, gli supplicavano in ginocchio la correzione tardiva di questi figli traviati sulla cattiva strada. I furfanti gli facevano promesse, affinché realizzassero un buon affare. Le ragazze nubili gli imploravano l’anello di un fidanzato ribelle e lontano. I sacerdoti gli chiedevano l’attenzione dei superiori. E, finalmente, tutti i sofferenti senza coscienza, gli supplicavano l’allontanamento della croce delle prove che erano loro indispensabili.

Incollato al mondo, Domenico, per più di un secolo, vagò per le case dei devoti, per le strade deserte, per i circoli d'affari, per i covi dei banditi.

Il suo aspetto faceva pena.

Allora, rivolse a Gesù la supplica più fervente della sua vita spirituale, implorando che gli permettesse ritornare sulla Terra, affinché potesse nascondere, nella dimenticanza della carne, i suoi enormi fallimenti. Voleva fuggire dal piano invisibile, detestava il titolo di santo, aborriva tutti gli omaggi, lo tormentava l’altare terreno. Le sue lacrime erano amare e commoventi e il Signore, come sempre, non gli fece mancare la Sua bontà infinita.

Così come un gruppo di amici influenti cerca un lavoro per un uomo disoccupato e afflitto nel mondo, alcuni compagni devoti vennero ad offrire al povero Spirito sofferente una reincarnazione come schiavo, in Brasile.

Domenico González ne fu contentissimo. Pianse di gioia, ringraziando Gesù e, in breve tempo, prese la veste scura dei prigionieri, sentendosi fortunato e confortato, pieno di gioia e riconoscenza.

Il nostro amico fece una pausa nella sua narrazione. Eravamo, però, molto interessati ed io domandai:

- E questo santo è oggi nei piani più elevati della Spiritualità? Sarebbe estremamente curiosa il suo racconto diretto della sua delusione e della sua esperienza?

- No, ancora no - replicò il narratore, discretamente. - Domenico visse successivamente in Brasile e, ancora oggi continua, laggiù, a sforzarsi per la sua redenzione spirituale, mantenendo inconsciamente il più terribile timore di arrivare alle sfere invisibili con il titolo di santità. -

Gli impegni comuni dispersero il gruppo di conversazione e, in poco tempo, mi ritrovai nuovamente solo, con il mio lavoro e con la mia meditazione. E quel giorno, impressionato dalla storia di quella amara esperienza, non

riuscii a togliermi dalla mente quel santo che aveva cambiato gli incensi dell’altare per l’atmosfera nauseante di una senzala* in cattività.

 

(*SENZALA: alloggio che si offriva agli schiavi nel tempo del Brasile coloniale, quando c'era la schiavitù.)

Messaggio estratto dal libro Reportagens de Além Túmulo, dello Spirito Humberto de Campos, psicografato dal medicum Chico Xavier.

  

 
 
 

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