messaggio numero 387Questa è la storia di una piccola gocciolina d’acqua, che dalla sorgente dalla quale partì, arrivò in un luogo incantato, nel quale scoprì tutta la sua essenza.Dovete sapere che il luogo di nascita di tutte le goccioline è il cielo, da qui gelano per il freddo in alta quota, si addormentano e poi, una volta svegliate dal Dio dei Vènti e ridivenute gocce d’acqua, piovono giù per terra, per nutrire i ruscelli sotterranei e le sorgenti sia di montagna che di collina, così come i torrenti, i fiumi, gli stagni e i laghi di ogni luogo, che a loro volta nutrono gli alberi e le creature viventi.Ebbene, la nostra gocciolina inizia il suo viaggio proprio in una di queste sorgenti, dove l’uomo si approvvigiona per poter bere.Ma accadde un fatto.L’uomo aveva inventato un sistema molto più spicciolo per poter accedere all’acqua e la faceva scorrere in tubi e condotte non proprio facili da percorrere.Fu così che la nostra gocciolina, insieme a milioni di altre gocce, si ritrovò, dal laghetto sotterraneo nel quale era atterrata, ad una serie apparentemente infinita di tubazioni che sembravano imitare i percorsi della metropolitana che così tanto piaceva a quell’uomo che aveva condotto l’acqua in quelle tubazioni.La gocciolina si trovò così ad essere sballottata a destra e a sinistra e poi in alto e poi più giù, in basso; accadeva quindi che la maggior parte delle gocce si addormentavano, alcune appoggiate le une alle altre, altre ancora appoggiate alle tubazioni stesse, perdendo la loro forma classica di cristalli con una loro luce ed un loro colore proprio, perdendo la loro identità di gocce uniche.Capirete che non era un percorso proprio carino, anzi, era pure buio e faceva un freddo cane, inoltre sembrava che i tubi non dovessero finire mai, alcuni addirittura erano bloccati da valvole che fischiavano in maniera assordante, altre volte si stava fermi a lungo, rischiando di soffocare per il gran peso di une sulle altre.Quindi capirete che molte gocce si addormentavano, non sapendo esattamente dove sarebbero arrivate, alcune dormivano a braccia conserte, altre con lo sguardo un po’ severo, altre ancora con gli occhi aperti sognando altri e più luminosi luoghi.Di tanto in tanto capitava una brusca frenata e le gocce si destavano d’improvviso, ma vedendo che era tutto buio si accorgevano che era solo una fermata momentanea e che erano ancora in quelle benedette tubazioni fredde e rugginose.Alcune gocce addirittura erano divenute rosse, ma non di vergogna; avevano assunto il colore delle pareti circostanti per potersi mimetizzare e lasciare quel luogo tanto scuro alla chetichella.Accadeva infatti che ogni tanto si verificava una perdita nelle tubazioni, ma c’era sempre pronto qualche uomo che riparava la perdita prontamente.Non era che il buio non facesse piacere alla nostra gocciolina, ma lì non c’era nemmeno uno spiraglio di nulla che potevano riconoscere come già visto e quindi familiare, né un suono, né nulla che potevano riconoscere e per cui valesse la pena restare.Solo la nostra gocciolina rimase vigile tutto quel tempo, mentre le altre ronfavano alla grande, qualcuna addirittura con la bocca aperta, infastidendo la vicina che aveva il sonno leggiero, ma la nostra gocciolina rimaneva vigile, dapprima per una sensazione che le carezzava lo stomaco, eh si, anche le gocce hanno uno stomaco e si nutre di luce, la nostra gocciolina sentiva nell’aria un canto strano, sommesso, ed era sicura che qualcosa di positivo sarebbe accaduto di lì a poco.D’improvviso infatti accadde qualcosa, qualcosa che nessuna di loro si aspettava; dopo il solito girare in lungo e in largo accadde che il percorso si fece sinuoso come quello di un torrente, le svolte non erano mai più così brusche e non c’erano frenate strane, inoltre tutte le gocce si stavano svegliando dolcemente, in maniera del tutto naturale, alcune stiracchiandosi, altre aprendo solo gli occhi e tenendo le braccia conserte per mantenere il tepore del sonno appena passato.Ora dovete sapere che c’era un uomo che stava annaffiando il suo terrazzo, quell’uomo amava cantare mentre annaffiava, avendo cura di scegliere le parole giuste, perché erano canzoni sue, rivolte alle piante che curava.Ora accadde che non cantava, ma pregava affinché le sue piante e quelle dell’intero circondario e del mondo tutto, comprese anche quelle che lui non annaffiava, avessero il minimo di acqua per poter sopravvivere, in quanto si era in un periodo di siccità grandissima, dove il caldo la faceva da padrone e si stava male, tanto l’aria era afosa ed appiccicosa.La gente stava chiusa in casa ed usciva solo quando il sole andava a dormire, pregando che il giorno dopo un acquazzone spazzasse via l’afa così insopportabile.Mentre l’uomo pregava e cantava ad un tempo l’acqua uscì finalmente dal tubo flessibile e descrivendo un arco magnifico nell’aria toccò le piante e la terra nei vasi.Accadde un miracolo.Le gocce si svegliarono tutte ed il tempo che all’uomo parve un attimo alle gocce sembrò eterno; volarono tutte insieme e si svegliarono insieme mormorando.Ma dove ci troviamo? Chiesero curiose.Una di loro, con la bocca aperta per la meraviglia di quel posto strano rispose di non saperlo, ma disse che qualunque fosse il luogo finalmente era chiaro e ci si poteva vedere.Un’altra ancora, evidentemente impigrita, scosse un po’ il capo e disse: qualunque luogo, al di fuori di quello dove ero, mi è venuto il mal di testa a furia di dormire appiccicato a voi.E di che ti lamenti, rispose un’altra, immagina se ti trovavi con quella malinconica goccia che non faceva altro che parlare di dove è nata, ho ancora le orecchie che mi fanno male a furia di starla a sentire..Un’altra scherzando con due compagne di viaggio indicò l’arco che stavano percorrendo.Dovete sapere che quell’uomo sapeva quello che faceva.Da bambino veniva ripreso dal padre che, correggendolo, gli diceva che il suo modo di annaffiare era del tutto fuori luogo, gli prendeva il tubo e arrabbiato senza nessuna giustificazione spingeva l’acqua direttamente sulle radici e ne metteva lo stretto necessario, rischiando di far prendere alla pianta un coccolone, parlando più a sé stesso che al bambino, ma quel bambino immaginava che le gocce, uscendo allo scoperto, avrebbero avuto bisogno di più tempo per realizzare che erano ancora acqua, e non pacchi di gocce da trasporto, e quindi annaffiava tenendo puntata la bocca del tubo flessibile verso l’alto, così che le gocce cadessero a pioggia.Immaginava di sentire le gocce che dicevano: ma senti un po’, che ti credi che le piante non riconoscano che sei tu e non la pioggia ad annaffiarle?Ma poi le gocce proseguivano e dicevano: lo sanno le piante che sei tu, e ti ringraziano immensamente, perché per loro è naturale così, e immagina per noi gocce d’acqua quanto naturale possa essere, per questo ti sei conquistato un posto in mezzo a noi e se ti serve un favore o della pioggia chiedi pure, da oggi tu sei l’uomo dei temporali estivi, chiama quando vuoi, ma fallo quando senti il bisogno, che non sia un capriccio, ma una tua intenzione d’amore verso le piante che curi.Questo uomo crebbe e da bambino che era divenne maturo ed il suo sistema di annaffiamento da quel giorno non solo non è cambiato, ma è migliorato, perché ora quell’uomo a volte canta, a volte pensa e a volte prega.Questo sentirono le gocce mentre cadevano sulle foglie, e si meravigliarono di quanto verde potesse contenere un terrazzo pieno di vasi ma non di terra come normalmente lo è una collina o un prato; scivolarono giù lungo la buganvillee dai fiori d’un viola sgargiante, lungo il verde smeraldo delle foglie di un ficus benjamin, appresso ai fiori profumati di un rampicante dai petali di neve, attraverso le nervature delle foglie screziate di rosso di un pesco, lungo i suoi frutti non ancora maturi, nella terra dei vasi che profumava finalmente di fresco, ed accadde qui, il miracolo.Lungo tutto il tragitto dal tubo flessibile sino alla terra ogni goccia risplendette, perché l’uomo aveva l’accortezza di bagnare le piante quasi all’imbrunire, quando il sole è di poco sopra l’orizzonte e sta per andare a dormire.Ogni goccia, nel tragitto dal tubo alla terra si trasformò in una sinfonia di colori, riflettendo la luce del sole che ancora brillava, ed ogni goccia riscoprì così la sua essenza di luce, che per tanto tempo, dai tubi sino a quel posto incantato, aveva dimenticato.La nostra gocciolina invitò le altre a guardarsi, e mentre sentiva grida di stupore ed OOOHHH da ogni parte, ella stessa si fermò a contemplare l’uomo, mentre ancora pregava affinché le piante che aveva in cura avessero il giusto ristoro.La gocciolina invitò le altre a vedere e tutte insieme brillarono, ed il terrazzo si trasformò in un incanto di colori, sino a che le piante furono dissetate e tutte le altre gocce trasmisero questo messaggio alle gocce con cui potevano ora comunicare, essendo ora all’aria aperta, e trasmisero il messaggio in maniera tale che fece il giro del pianeta, risvegliando milioni di altre gocce.La gocciolina ora potè riposarsi e si trasformò nella più bella serie di suoni che orecchio potesse sentire; era il suono dell’amore e del ringraziamento, dell’acqua che rivedeva la luce e delle piante, che da queste miriadi di goccioline trassero ristoro, mentre queste, allegramente, si trasformavano in dozzine di migliaia di piccoli arcobaleni.Favola sottile da angelosamael, supervisione Mantraluce, fonte della foto Lupinoweb-photo