messaggio numero 389Messaggio del giorno lunedì 13 settembre 2010Forse non tutte le persone di questo pianeta sanno di un fatto scontatissimo ma basilare ai fini della vita stessa, umana o animale; sono gli atti e i pensieri delle persone a cambiare lo stato di cose, eppure nemmeno la più pura delle interazioni può modificare lo stesso stato di cose lungo il corso delle vite stesse, discorso paradossale ma reale, perché scegliamo di nascere con un compito, e quello rimane, quindi nulla può modificarlo né cambiarlo, tranne il nostro libero arbitrio, che paradossalmente modifica un punto di vista assolutamente immobile ma in perenne movimento nel nostro tempo lineare, ovvero lo scorrere del tempo, qui, su questo pianeta.Quindi possiamo dire che andiamo incontro, nascendo, a ciò che abbiamo deciso di vivere al di là delle scelte altrui, ed è solo quando ci si chiude a queste nostre scelte che si coinvolgono altre persone, nel bene come nel male, provocando il più delle volte scelte a catena, in una faida di scelte senza apparente fine.Facciamo un esempio: la storia brevissima che sto per raccontarvi è stata vissuta nel tardo dopoguerra.In un paese dell’Umbria c’era un uomo, un contadino, che svegliatosi di soprassalto un giorno qualsiasi della sua vita decise di confidarsi con un suo amico, circa un sogno che aveva fatto, talmente reale da lasciarlo confuso oltremodo; aveva sognato di suo padre, morto molto tempo prima durante i bombardamenti, che lo spingeva letteralmente dentro una grotta adibita a deposito di cereali, dicendogli di fare presto e di segnare dei numeri che in quella grotta avrebbe trovato scritti su una parete, numeri che presumibilmente dovevano appartenere al numero delle derrate alimentari presenti, quindi di giocare tali numeri al lotto, così che sarebbe uscito dalla condizione di povertà estrema in cui versava lui con la sua famiglia. L’amico, che amico in realtà non era, gli indicò vagamente il posto, che conosceva perfettamente, lo precedette e conscio del fatto che aveva poco tempo si recò nella grotta, trovò i numeri, li trascrisse e li modificò, eclissandosi più veloce di uno stambecco su una roccia.Il contadino arrivò poco dopo sul luogo, trovò i numeri e li trascrisse, convinto che fossero quelli, effettivamente scritti a matita rossa su un muro d’argilla all’interno della grotta.Risultato: il contadino che ebbe il sogno vinse una cinquina pulita, ma nessuno dei numeri originali uscì, rovinando la persona che li aveva modificati e che ci aveva giocato anche le ultime lire che aveva.Questa storia mi è stata raccontata da un contadino, ho solo cambiato il luogo, ma lo presi in parola e non misi in discussione una virgola di ciò che mi diceva per un motivo; perché aveva una sola parola e non parlava con lingua doppia né si inventava alcunché.Apparentemente non c’è scelta nelle scelte che facciamo, ma non c’è scelta nelle cose che facciamo solo se forziamo queste scelte, se invece le accogliamo, sforzandoci di ricordare che siamo stati noi a sceglierle, allora la morale della storia appena letta si fa chiara; gli eventi basilari della nostra vita li abbiamo scritti noi, e non c’è verso che cambino, a meno che le scelte che abbiamo fatto incontrino altre scelte, e con queste costruiscano e creino altre scelte.In questo modo scompare il Velo di Maya, l’illusione di questa realtà assurta come unica, è così che si spezza il Cerchio di Karma, la ruota delle scelte in una vita o in più vite, non agendo nel bene o nel male ma assumendosi la responsabilità dei propri atti in tutto.Il padre di questo contadino conosceva gli atti immorali del suo presunto amico e fece ciò che più riteneva giusto; colse il lato della forza che spingeva sia uno che l’altro, offrendo al figlio una occasione per risollevarsi ed offrendo all’altro una occasione per ripensare a ciò che sono gli atti, una lezione in tutti i sensi.Questo racconto era solo un presupposto, poiché gli atti umani, volti a cambiare le cose nel bene o nel male, non sortiscono altro effetto che ruotare ancora una volta il cerchio delle esperienze, senza nulla imparare, senza nulla fare di concreto, senza sortire nessun effetto al di là del concetto di giusto, poiché la giustizia sembra non appartenere a questo mondo.È così che si comportano coloro che si chiudono, è così che credono di influenzare le scelte altrui, è così che credono di agire nel giusto, ma la Giustizia non è di questo mondo.E questo presupposto è stato creato per parlarvi di un messaggio che è stato indirizzato oniricamente a diverse persone, me compreso.Non so quanto sappiate dell’Armata dei Santi, dei 144.000 Messaggeri del Cosmo, e non credo sia il caso di approfondire adesso questo discorso, vale però la pena di accennare a questo: esistono persone su questo pianeta, consapevoli alcune, inconsapevoli altre, chiamate i Discepoli del Cosmo, i quali e le quali sono in perenne contatto con altre realtà parallele e sono qui per consegnarci i messaggi che arrivano da queste realtà, altresì il loro compito è di far si che ogni persona accolga le proprie visioni senza bisogno di appoggiarsi fisicamente a nessun’altra persona, semmai lavorando in simbiosi con il mondo intero.Uno di questi messaggi ci è stato consegnato oniricamente la notte tra il dodici ed il tredici di questo mese ed è quanto segue, la descrizione del messaggio lasciato sotto forma di visione:un piccolo uomo, con una coroncina di alloro ormai secco sulla testa, vestito di panni moderni ma laceri, padrone di una tabaccheria, ostentava il suo sorriso nel mezzo di una città in rovina; tutto attorno a questa città di cui rimaneva in piedi una piazza con questa tabaccheria quasi all’aperto per quanto erano diroccate le mura, un immenso labirinto di fornetti come si usano ora nei cimiteri e in questi fornetti, aperti, cadaveri di animali di ogni genere, guardati a vista da un cane bianco, il quale si guardava bene dall’avvicinarsi a questo uomo, il quale versava una somma pari a centoquarantamila delle vecchie lire su un tavolo di legno marcito e scuro, ingombro di oggetti, per pagarsi un pacchetto delle proprie sigarette. La somma veniva quindi nascosta sotto un porta oggetti talmente logoro da lasciar vedere il sotto del tavolo e le banconote stesse, una da cento mila lire, l’altra da quaranta mila lire. L’uomo aspettava che l’incaricato della tabaccheria arrivasse per sostituirlo e prendesse in consegna le due banconote; anche questa seconda persona era vestita di panni moderni, ma talmente logori che sembrava uscito da sotto le macerie di una qualche casa in rovina. A conti fatti il messaggio è questo: alcune persone, consapevoli della perdita del loro prestigio di fronte al potere nero tenteranno un’ultima carta; creeranno un finto martire per dar modo al popolo, in questo caso gli animali morti, di sollevarsi e sacrificarsi per il potere nero, dando modo a questa persona, che detiene il potere sul monopolio, di rimanere al potere sino ad un mandato differente, un mandato da stato d’assedio, in cui il potere viene diviso solo tra due persone; un militare ed un civile.Questo è quanto accade da anni, questo è il potere che domina il potere nero, ovvero gli atti di terrore verso persone innocenti, questo sta per accadere da qui a poco in questa nazione e niente può evitarlo, tranne una cosa, anzi, tranne centoquarantamila cose, che non possono esser pagate per tacere, ma possono essere uccise o fatte sparire in molti modi, addossando loro la colpa dei più tragici eventi con il loro fare di risvegliati, poiché secondo l’ottica del potere nero è colpa dei risvegliati il succedere dei più neri eventi…come dire che se loro se ne stavano zitti e buoni non succedeva nulla di ciò che riguarda la parola strage, comodo, vero?Queste centoquarantamila cose sono le persone, sparse un po’ ovunque nel mondo, che stanno risvegliando il Potere della Natura, chiamandola per nome e pregandola di apporre la sua mano, piuttosto che quella di un altro essere umano, e questo è quanto accade ora.Questo è quanto, e nemmeno questa chiamata può essere evitata, la Chiamata alla Madre di chiunque, perché è naturale conseguenza di una scelta irresponsabile; la scelta di non voler sapere di aver chiuso la Porta della Conoscenza a chiunque, sé compresi, impedendo lo sviluppo dell'intera razza umana.
Messaggio del giorno lunedì 13 settembre 2010
messaggio numero 389Messaggio del giorno lunedì 13 settembre 2010Forse non tutte le persone di questo pianeta sanno di un fatto scontatissimo ma basilare ai fini della vita stessa, umana o animale; sono gli atti e i pensieri delle persone a cambiare lo stato di cose, eppure nemmeno la più pura delle interazioni può modificare lo stesso stato di cose lungo il corso delle vite stesse, discorso paradossale ma reale, perché scegliamo di nascere con un compito, e quello rimane, quindi nulla può modificarlo né cambiarlo, tranne il nostro libero arbitrio, che paradossalmente modifica un punto di vista assolutamente immobile ma in perenne movimento nel nostro tempo lineare, ovvero lo scorrere del tempo, qui, su questo pianeta.Quindi possiamo dire che andiamo incontro, nascendo, a ciò che abbiamo deciso di vivere al di là delle scelte altrui, ed è solo quando ci si chiude a queste nostre scelte che si coinvolgono altre persone, nel bene come nel male, provocando il più delle volte scelte a catena, in una faida di scelte senza apparente fine.Facciamo un esempio: la storia brevissima che sto per raccontarvi è stata vissuta nel tardo dopoguerra.In un paese dell’Umbria c’era un uomo, un contadino, che svegliatosi di soprassalto un giorno qualsiasi della sua vita decise di confidarsi con un suo amico, circa un sogno che aveva fatto, talmente reale da lasciarlo confuso oltremodo; aveva sognato di suo padre, morto molto tempo prima durante i bombardamenti, che lo spingeva letteralmente dentro una grotta adibita a deposito di cereali, dicendogli di fare presto e di segnare dei numeri che in quella grotta avrebbe trovato scritti su una parete, numeri che presumibilmente dovevano appartenere al numero delle derrate alimentari presenti, quindi di giocare tali numeri al lotto, così che sarebbe uscito dalla condizione di povertà estrema in cui versava lui con la sua famiglia. L’amico, che amico in realtà non era, gli indicò vagamente il posto, che conosceva perfettamente, lo precedette e conscio del fatto che aveva poco tempo si recò nella grotta, trovò i numeri, li trascrisse e li modificò, eclissandosi più veloce di uno stambecco su una roccia.Il contadino arrivò poco dopo sul luogo, trovò i numeri e li trascrisse, convinto che fossero quelli, effettivamente scritti a matita rossa su un muro d’argilla all’interno della grotta.Risultato: il contadino che ebbe il sogno vinse una cinquina pulita, ma nessuno dei numeri originali uscì, rovinando la persona che li aveva modificati e che ci aveva giocato anche le ultime lire che aveva.Questa storia mi è stata raccontata da un contadino, ho solo cambiato il luogo, ma lo presi in parola e non misi in discussione una virgola di ciò che mi diceva per un motivo; perché aveva una sola parola e non parlava con lingua doppia né si inventava alcunché.Apparentemente non c’è scelta nelle scelte che facciamo, ma non c’è scelta nelle cose che facciamo solo se forziamo queste scelte, se invece le accogliamo, sforzandoci di ricordare che siamo stati noi a sceglierle, allora la morale della storia appena letta si fa chiara; gli eventi basilari della nostra vita li abbiamo scritti noi, e non c’è verso che cambino, a meno che le scelte che abbiamo fatto incontrino altre scelte, e con queste costruiscano e creino altre scelte.In questo modo scompare il Velo di Maya, l’illusione di questa realtà assurta come unica, è così che si spezza il Cerchio di Karma, la ruota delle scelte in una vita o in più vite, non agendo nel bene o nel male ma assumendosi la responsabilità dei propri atti in tutto.Il padre di questo contadino conosceva gli atti immorali del suo presunto amico e fece ciò che più riteneva giusto; colse il lato della forza che spingeva sia uno che l’altro, offrendo al figlio una occasione per risollevarsi ed offrendo all’altro una occasione per ripensare a ciò che sono gli atti, una lezione in tutti i sensi.Questo racconto era solo un presupposto, poiché gli atti umani, volti a cambiare le cose nel bene o nel male, non sortiscono altro effetto che ruotare ancora una volta il cerchio delle esperienze, senza nulla imparare, senza nulla fare di concreto, senza sortire nessun effetto al di là del concetto di giusto, poiché la giustizia sembra non appartenere a questo mondo.È così che si comportano coloro che si chiudono, è così che credono di influenzare le scelte altrui, è così che credono di agire nel giusto, ma la Giustizia non è di questo mondo.E questo presupposto è stato creato per parlarvi di un messaggio che è stato indirizzato oniricamente a diverse persone, me compreso.Non so quanto sappiate dell’Armata dei Santi, dei 144.000 Messaggeri del Cosmo, e non credo sia il caso di approfondire adesso questo discorso, vale però la pena di accennare a questo: esistono persone su questo pianeta, consapevoli alcune, inconsapevoli altre, chiamate i Discepoli del Cosmo, i quali e le quali sono in perenne contatto con altre realtà parallele e sono qui per consegnarci i messaggi che arrivano da queste realtà, altresì il loro compito è di far si che ogni persona accolga le proprie visioni senza bisogno di appoggiarsi fisicamente a nessun’altra persona, semmai lavorando in simbiosi con il mondo intero.Uno di questi messaggi ci è stato consegnato oniricamente la notte tra il dodici ed il tredici di questo mese ed è quanto segue, la descrizione del messaggio lasciato sotto forma di visione:un piccolo uomo, con una coroncina di alloro ormai secco sulla testa, vestito di panni moderni ma laceri, padrone di una tabaccheria, ostentava il suo sorriso nel mezzo di una città in rovina; tutto attorno a questa città di cui rimaneva in piedi una piazza con questa tabaccheria quasi all’aperto per quanto erano diroccate le mura, un immenso labirinto di fornetti come si usano ora nei cimiteri e in questi fornetti, aperti, cadaveri di animali di ogni genere, guardati a vista da un cane bianco, il quale si guardava bene dall’avvicinarsi a questo uomo, il quale versava una somma pari a centoquarantamila delle vecchie lire su un tavolo di legno marcito e scuro, ingombro di oggetti, per pagarsi un pacchetto delle proprie sigarette. La somma veniva quindi nascosta sotto un porta oggetti talmente logoro da lasciar vedere il sotto del tavolo e le banconote stesse, una da cento mila lire, l’altra da quaranta mila lire. L’uomo aspettava che l’incaricato della tabaccheria arrivasse per sostituirlo e prendesse in consegna le due banconote; anche questa seconda persona era vestita di panni moderni, ma talmente logori che sembrava uscito da sotto le macerie di una qualche casa in rovina. A conti fatti il messaggio è questo: alcune persone, consapevoli della perdita del loro prestigio di fronte al potere nero tenteranno un’ultima carta; creeranno un finto martire per dar modo al popolo, in questo caso gli animali morti, di sollevarsi e sacrificarsi per il potere nero, dando modo a questa persona, che detiene il potere sul monopolio, di rimanere al potere sino ad un mandato differente, un mandato da stato d’assedio, in cui il potere viene diviso solo tra due persone; un militare ed un civile.Questo è quanto accade da anni, questo è il potere che domina il potere nero, ovvero gli atti di terrore verso persone innocenti, questo sta per accadere da qui a poco in questa nazione e niente può evitarlo, tranne una cosa, anzi, tranne centoquarantamila cose, che non possono esser pagate per tacere, ma possono essere uccise o fatte sparire in molti modi, addossando loro la colpa dei più tragici eventi con il loro fare di risvegliati, poiché secondo l’ottica del potere nero è colpa dei risvegliati il succedere dei più neri eventi…come dire che se loro se ne stavano zitti e buoni non succedeva nulla di ciò che riguarda la parola strage, comodo, vero?Queste centoquarantamila cose sono le persone, sparse un po’ ovunque nel mondo, che stanno risvegliando il Potere della Natura, chiamandola per nome e pregandola di apporre la sua mano, piuttosto che quella di un altro essere umano, e questo è quanto accade ora.Questo è quanto, e nemmeno questa chiamata può essere evitata, la Chiamata alla Madre di chiunque, perché è naturale conseguenza di una scelta irresponsabile; la scelta di non voler sapere di aver chiuso la Porta della Conoscenza a chiunque, sé compresi, impedendo lo sviluppo dell'intera razza umana.