Il risveglio di Eva

Goethe: "l'occhio e il tutto"


In una delle riflessioni Goethe scrive:  “l’occhio deve la sua esistenza alla luce. Da organi animali sussidiari indifferenti, la luce – cioè potremmo dire l’ambiente luminoso – chiama in vita un organo che le diventi affine, l’occhio si forma alla luce per la luce, affinché la luce interna muova incontro all’esterna” e ancora:  “L’occhio, come creatura della luce, fa tutto ciò che la luce stessa può fare. La luce trasmette il visibile all’occhio; l’occhio lo trasmette all’uomo intero. L’orecchio è sordo, la bocca è muta; ma l’occhio sente e parla. In lui si riflette dall’esterno il mondo, dall’interno l’uomo. La totalità di interno ed esterno è realizzata dall’occhio”. Si vede qui  l’uomo intero, e l’occhio come tipiche posizioni della fenomenologia. Goethe, stando a quello che egli stesso dice di fare e fa, esamina il rapporto della teoria dei colori con la filosofia, con la medicina, con la fisica, con la chimica, con la tecnica e con la pura pratica.