Creato da beppenovara il 16/02/2007

Mina 1958 - 2011

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Post n°133 pubblicato il 09 Settembre 2007 da beppenovara

MINA QUASI JANNACCI

“Mi sono sentita un’intrusa, nel fare quel disco. Troppa voce, troppo pulita, troppo cantata, troppo americana, troppo stronza. Me lo diceva sempre il nostro comune adoratissimo amico Giorgio Gaber, che la verità non passa attraverso il bel canto, ma attraverso un’emozione che non devi raffinare… “. Ecco cosa ha scritto Mina recentemente in un volume di "Parole e canzoni" dedicate ad Enzo Jannacci, facendo spietata autocritica.

Dedicando un disco al mondo di Enzo Jannacci, sicuramente Mina ha fatto una scelta insolita e curiosa: affrontare un mondo fatto di piccole miserie, di meschinità, di sentimenti gretti, disillusi, spesso crudi e violenti, partendo dal suo mondo fatto di vocalità pura, di eleganza stilistica e strumentale. Un approccio diverso, è vero, ma i cui risultati sono ancora oggi entusiasmanti e che rendono questo album un piccolo gioiello.

Rino: Una madre che saluta il figlio, la terribile sensazione della morte che attraversa per un attimo la sua mente eppure, si dice la protagonista “non sono ubriaca questa sera”. Inizio basso, sussurrato per esplodere poi nell’augurio (“fatti volere tutto il bene….”) e nel ricordo del saluto di Rino “mamma ti saluto”.

E l’era tardi: Per pagare una cambiale, il protagonista si rivolge a un vecchio amico di guerra che, compresa subita la motivazione della visita...gli volta le spalle e se ne va. Mina racconta i fatti, tocca poi alla voce di Jannacci reggere col suo tono malinconico e imbarazzato il dialogo in cui viene avanzata la richiesta di denaro. Ritorna poi la voce di Mina a descrivere la delusione provata e l’amarezza: perché sembrano valere di più mille lire nascoste in una tasca, che non la vita che si rischiava di perdere in guerra. Tutta la canzone è interpretata in milanese.

Saxophone: Momento scanzonato, divertente, spassoso. Un momento esaltante quando la voce sembra aver perso il filo, ripete velocemente le ultime battute e poi riparte con sicurezza.

Vincenzina e la fabbrica: Una donna che vive la fabbrica come centro della sua esistenza, fatta di cose semplici, di preoccupazioni anche banali ma che nemmeno il suo padrone si permette di avere. Lo sguardo di Vincenzina tra le sbarre del cancello, la decisione di non mettersi più il foulard in testa per rendersi più elegante, la vita che passa e vedere la fabbrica “come se non c’è altro che fabbrica”.

Tira a campà: Personaggi cupi, pensieri semplici, piccole follie, lacrime e risa vissute in solitudine:  e poi continuare a tirare a campà perché “non tocca a te, capir perchè se un uomo muore la vita va”.

La sera che partì mio padre: Ancora la morte protagonista di una canzone che viene dipinta attraverso diversi quadri. Il padre che si allontana, visto dalla finestra, e che va per non tornar più, la morte di un giovane durante la leva militare accompagnata da una medaglia d’oro, la prospettiva di morte del protagonista che spera in una morte dove tutti siano in casa, come a Natale, a mangiare e bere: “diranno che non vado a star male ma io so già che là non si sta così!”.

Vita vita: L’arrangiamento incalzante è alla base della bellezza di questa canzone. Un fischio lontano e flebile, la strumentazione che avanza sempre più ricca e ossessiva fino allo scoppio vocale: quasi come se i pensieri prima trattenuti scoppiassero in una preghiera patetica e triste. Quasi da film.

E savè: Altra canzone in dialetto milanese che ancora viene usato per rievocare una scena dura. Sul letto di morte, un uomo fa un bilancio tra il pessimista e il disilluso della propria esistenza nella certezza del nulla dopo la morte (“che ghe nagott de dré”).

Sfiorisci bel fiore: Un fiore nato in condizioni difficili e subito morto nonostante si cerchi di migliorarne le condizioni di vita, diventa sinonimo della morte dell’amore che deve affrontare difficoltà e condizioni precarie. Tutto ciò viene impreziosito da immagini struggenti di amori, pianti, illusioni, disperazione e morte.

Ecco tutto qui: L’incomunicabilità nell’amore, il sesso come unico momento di comunicazione e la morte definitiva dell’amore che coincide con la morte dei due amanti.

 
 
 
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Le foto contenute in questo blog sono il frutto della fatica e della proprietà intellettuale di persone che fanno di questa arte un lavoro serio e rispettabile. Mi tengo ovviamente a disposizione di queste persone per eliminare le immagini usate, qualora la pubblicazione possa arrecare loro danno o fastidio.

Grazie, in ordine alfabetico, a Anna (per lo scanner), Andrea "Raffles306", ClaudioNA, Fabio, FedericoB, Francesco (Fortunato), MarioB,  MadameX e Maxbg per le foto.
E un grazie particolare a Loris per i preziosi suggerimenti iniziali.

 

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FONTI

Le importanti fonti che mi permettono di portare avanti questo blog sono:

Paolo Belluso, Flavio Merkel: “Unicamente Mina” Gammalibri, 1983
Alberto Imparato: "MINA IN TV"
Loris Biazzetti, Antonio Bianchi: Le fanzine del Mina Fans Club
Fernando Fratarcangeli: "Mina talk", 2005
Romi Padovano: "I mille volti di una voce", 1998
Mina Disegnata Fotografata
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