Atmosfere black promanano nel nuovo lavoro di Mina del 1989. UIALLALLA
brilla prima di tutto per la splendida copertina: una serie di scatti ad una meravigliosa Mina in carne ed ossa che sfoggia una criniera quasi leonina ed affiancata da due “inquietanti” personaggi. L’atmosfera un po’ retrò della copertina, data anche dal color seppia, ben si adatta alle atmosfere generali dell’album.Il primo volume si apre con un medley entusiasmante: una Mina caricatissima inizia con Vorrei la pelle nera di Nino Ferrer, seguita da una versione da urlo (lo ammetto: LA ADORO!) di Black Betty, e una soffusa versione di Angeli negri che si scioglie nella coda musicale finale. E’ ormai entrata nel repertorio classico di Mina, tanto da essere inserita in molte raccolte, la versione del successo di Gino Paoli, Una lunga storia d’amore, per poi ritornare al repertorio di Nino Ferrer con Les cornichons, dal sapore molto “beat” e con un francese formidabile. Un salto nell’America degli anni ’30 con l’ispirata When your lover has gone, affrontata, tra gli altri, anche da Frank Sinatra, Billie Holiday, Julie London, per poi saltare nel mondo dei Beatles con Oh darling. Le discese ardite e le risalite sono affrontate superbamente da Mina in Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi della coppia Mogol – Battisti, e poi la sua voce calda e morbida ci regala il successo di Elvis Presley Are you lonesome tonight?. Nel Sanremo di quell’anno Mina scova un gioiello passato quasi inosservato a i più, rendendolo ancora più brillante: il tenerissimo testo di Sarà per te, presentata alla manifestazione canora da Francesco Nuti. Mentre ripescando da una più vecchia Canzonissima del 1971 fa risplendere di nuovo un successo di Nicola Di Bari, Chitarra suona più piano in duetto con Pato Garcia. Le atmosfere fumose dei vecchi locali anni’40, Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, la triste storia d’amore e Sam che suona al piano la vecchia canzone As time goes by: ecco cosa riesce a evocare la voce di Mina.Il secondo volume si apre con la poetica ed ariosa La montagna: una composizione originale di Piergiorgio Benda, che già tre anni prima, per Sì buana, aveva regalato a Mina i teneri versi di L’altra metà di me. Ballabile, ironica, pepata di sensualità è Lo faresti: i versi di Paolo Limiti regalano ancora una volta un punto di vista originale sull’amore e l’interpretazione varia di Mina che gioca e si diverte rendono questo pezzo uno dei must mazziniani. Bachelite scritta da Francesco Salvi: immagini poetiche, ben strutturate, interpretazione ispirata e impreziosita dall’armonica di Toots Thielemans e dalle percussioni di Tullio De Piscopo. E’ di un giovane e misconosciuto (all’epoca) Gatto Panceri la sanguigna Canterò per te in cui Mina si diverte a giocare con le parole (quel suono strisciante di “S” in “sono suoni intensi”, il gioco nasale in “e se così non è abbastanza, in questa stanza…”) con le immagini sensuali (“sono io l’orchestra tu sei il direttore”). Dopo la lirica e onirica Che nome avrà, musica di Morris Albert su versi di Paolo Limiti, una giocosa Mina “vecchio stile” ci regala Il plaid, composta da Giorgio Conte, dove una Mina annoiata davanti alla Tv fa un bilancio ironico sulla sua vita piatta (salto da un quiz ad un TG, tanto lui dorme e russa già, questa mia serata e questo film fan proprio schifo…). Immensa, grandiosa, una scalata delle note composta da Giorgio Calabrese e Massimiliano Pani: Tre volte sì dove Mina può fare sfoggio delle sue qualità vocali intatte, piene, intense. Uscita 29: l’amore parte e la persona che rimane si trova ad affrontare le due parti contrastanti della propria anima: quella che incoraggi al’amore a partire e l’altra che si comincia a sentire vulnerabile e piena di paure all’idea sola della sua assenza. Bellissima Mina a due voci. Chiude Uiallalla, T.I.R., la storia di un camionista al suo ultimo viaggio in sostituzione di Giacomo Bianco, a casa malato. Bellissima atmosfera creata dalla chitarra di Giorgio Conte e dalla voce di Mina: niente di più semplice, niente di più bello.