Io sono uno dei pochi, autentici figli del proletariato rimasti. Il che naturalmente ha delle conseguenze. Una di queste è che il mio armadio soffre di melanconia, tanto è vuoto. Intendiamoci, in tutto questo il fattore economico c’entra relativamente, anche il proletariato ormai non è più quello di una volta: ha il suo Ai Pod, la sua connessione veloce uairless, la sua inquietudine informe, che gli deriva da un’istruzione e dall’essere nato ben lontano dal Suriname. Però, per fare shopping di soldi ne servono. Fare shopping non significa acquistare quello che ci serve, o di cui crediamo avere bisogno. Significa guardare quel golfino dal colore ambiguo in vetrina, troppo leggero per l’inverno e improponibile d’estate, sapere che me lo metterò tre volte, entrare e avere la spensieratezza economica per poter dire “Voglio una elle di quel capo in tutte le gradazioni disponibili: sarebbe così cortese da imbustarmeli impilati in ordine iridale?”. Io questo non posso farlo, per almeno tre motivi: non ho abbastanza soldi, detesto i maglioncini borderline e non conosco nessun commesso che conosca il significato di iridale. Ma la colpa è anche mia. Mia che mi ostino a respirare in una società consumo liberista senza che abbia i requisiti propedeutici per essere perfettamente integrato con questa. Vale a dire, ignoranza, mancanza di senso estetico e critico, e, come logica conseguenza, propensione alla spesa acritica ed antiestetica. Siamo delle vacche al guado, in fiumi infestati di piragna che ti si fanno sotto. Ché ciascuno ne vuole un morso. Ché una vacca grassa si spolpa con più gusto. Io sarei più che propenso a farmi spolpare. Adoro i morsi sul collo e le unghie nella schiena. Sono solo un po’ recalcitrante all’idea che questo mi venga fatto con indosso un maglione a rombi. E’ una perversione a cui non riuscirei ad abbandonarmi. Ma di questo non voglio parlare, coloro fra voi che vorranno potranno vedermi disquisire sull’argomento e non solo, con piglio caustico ma amabilmente ironico, nel film che uscirà fra qualche tempo dove ho fatto una piccola parte, e a cui per la verità alcuni hanno già assistito. Perché si può rifiutare a cuor leggero l’invito di una persona sconosciuta, talvolta anche quello di un amico, ma quando te lo fa un AK 47 puntato sulla schiena tutti si fanno più cauti. Basta saper premere i giusti tasti. E uno che ti vende un maglione che nessuno avrebbe mai comprato fintanto che non è stato esposto in vetrina a duecento euro, qualche tasto lo saprà pur premere.Mi trovo quindi a dover far convivere necessità economiche a necessità di vestirmi, il tutto in modo che possa piacermi. E, credetemi, non c’è cruna d’ ago più stretta. Perché il mio gusto non collima esattamente con quanto comunemente proposto. Non credo che la bellezza di un capo sia necessariamente proporzionale al prezzo e ai conati di vomito che dovrebbe suscitare. So che è colpa mia, se fossi più presuntuoso di quanto non sia già, probabilmente penserei che indossare una maglietta con sopra una freccia che indichi la mia faccia sia un imperativo categorico. Purtroppo, penso ci siano cose più belle della mia faccia da guardare. E soprattutto, cose più belle da indossare. Inoltre, mi sentirei a disagio nel sapere che una persona rimanga colpita o si senta attratta da me per via di una freccia: non solo non credo potrei essere attratto a mia volta da una persona simile, ma mi sembrerebbe di partecipare ad un’orgia al buio e indossare un profilattico con “starlight” per avere più scians. E io non sono mai stato un ammiratore di orge, pur essendo viziosamente corruttibile. Un’orgia è un po’ come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti càpita.Così seguo la mia filosofia senza seguaci: fai quello che ti piace, per il gusto che ti da nel farlo. Nello specifico, indossa quello che ti piace, senza preoccuparti che questo sia coerente con un qualsivoglia stile, indossa un gessato e il giorno dopo un paio di Converse, se è quello che vuoi. Magari evitando l’abbinamento, per quanto apprezzerei la provocazione. Non è un vestito, né un cellulare o una macchina che ti fanno conquistare una donna. E se ti capita di incontrarne una così, come dicono a Versailles, fatti una sega. Ti stringo più volentieri la mano.Essere se stessi, è questo l’anticonformismo più stridente, il sanpietrino che sfonda la vetrata dell’idiozia massificante e discotecara, la molotov che incendia l’ottusità delle pecore che ignorano i Caproni, la manifestazione silenziosa che più fa paura, e sbatte via la polvere dalle pantofole dell’impiegatuccio forzitaliota. Se la vita è il rock, e il rock è un’attitudine mentale e non uno stile, that’s the way I wanna rock and roll. Colonna sonora: "Quelli che benpensano", Frankie Hi Nrg
Fescion Victim
Io sono uno dei pochi, autentici figli del proletariato rimasti. Il che naturalmente ha delle conseguenze. Una di queste è che il mio armadio soffre di melanconia, tanto è vuoto. Intendiamoci, in tutto questo il fattore economico c’entra relativamente, anche il proletariato ormai non è più quello di una volta: ha il suo Ai Pod, la sua connessione veloce uairless, la sua inquietudine informe, che gli deriva da un’istruzione e dall’essere nato ben lontano dal Suriname. Però, per fare shopping di soldi ne servono. Fare shopping non significa acquistare quello che ci serve, o di cui crediamo avere bisogno. Significa guardare quel golfino dal colore ambiguo in vetrina, troppo leggero per l’inverno e improponibile d’estate, sapere che me lo metterò tre volte, entrare e avere la spensieratezza economica per poter dire “Voglio una elle di quel capo in tutte le gradazioni disponibili: sarebbe così cortese da imbustarmeli impilati in ordine iridale?”. Io questo non posso farlo, per almeno tre motivi: non ho abbastanza soldi, detesto i maglioncini borderline e non conosco nessun commesso che conosca il significato di iridale. Ma la colpa è anche mia. Mia che mi ostino a respirare in una società consumo liberista senza che abbia i requisiti propedeutici per essere perfettamente integrato con questa. Vale a dire, ignoranza, mancanza di senso estetico e critico, e, come logica conseguenza, propensione alla spesa acritica ed antiestetica. Siamo delle vacche al guado, in fiumi infestati di piragna che ti si fanno sotto. Ché ciascuno ne vuole un morso. Ché una vacca grassa si spolpa con più gusto. Io sarei più che propenso a farmi spolpare. Adoro i morsi sul collo e le unghie nella schiena. Sono solo un po’ recalcitrante all’idea che questo mi venga fatto con indosso un maglione a rombi. E’ una perversione a cui non riuscirei ad abbandonarmi. Ma di questo non voglio parlare, coloro fra voi che vorranno potranno vedermi disquisire sull’argomento e non solo, con piglio caustico ma amabilmente ironico, nel film che uscirà fra qualche tempo dove ho fatto una piccola parte, e a cui per la verità alcuni hanno già assistito. Perché si può rifiutare a cuor leggero l’invito di una persona sconosciuta, talvolta anche quello di un amico, ma quando te lo fa un AK 47 puntato sulla schiena tutti si fanno più cauti. Basta saper premere i giusti tasti. E uno che ti vende un maglione che nessuno avrebbe mai comprato fintanto che non è stato esposto in vetrina a duecento euro, qualche tasto lo saprà pur premere.Mi trovo quindi a dover far convivere necessità economiche a necessità di vestirmi, il tutto in modo che possa piacermi. E, credetemi, non c’è cruna d’ ago più stretta. Perché il mio gusto non collima esattamente con quanto comunemente proposto. Non credo che la bellezza di un capo sia necessariamente proporzionale al prezzo e ai conati di vomito che dovrebbe suscitare. So che è colpa mia, se fossi più presuntuoso di quanto non sia già, probabilmente penserei che indossare una maglietta con sopra una freccia che indichi la mia faccia sia un imperativo categorico. Purtroppo, penso ci siano cose più belle della mia faccia da guardare. E soprattutto, cose più belle da indossare. Inoltre, mi sentirei a disagio nel sapere che una persona rimanga colpita o si senta attratta da me per via di una freccia: non solo non credo potrei essere attratto a mia volta da una persona simile, ma mi sembrerebbe di partecipare ad un’orgia al buio e indossare un profilattico con “starlight” per avere più scians. E io non sono mai stato un ammiratore di orge, pur essendo viziosamente corruttibile. Un’orgia è un po’ come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti càpita.Così seguo la mia filosofia senza seguaci: fai quello che ti piace, per il gusto che ti da nel farlo. Nello specifico, indossa quello che ti piace, senza preoccuparti che questo sia coerente con un qualsivoglia stile, indossa un gessato e il giorno dopo un paio di Converse, se è quello che vuoi. Magari evitando l’abbinamento, per quanto apprezzerei la provocazione. Non è un vestito, né un cellulare o una macchina che ti fanno conquistare una donna. E se ti capita di incontrarne una così, come dicono a Versailles, fatti una sega. Ti stringo più volentieri la mano.Essere se stessi, è questo l’anticonformismo più stridente, il sanpietrino che sfonda la vetrata dell’idiozia massificante e discotecara, la molotov che incendia l’ottusità delle pecore che ignorano i Caproni, la manifestazione silenziosa che più fa paura, e sbatte via la polvere dalle pantofole dell’impiegatuccio forzitaliota. Se la vita è il rock, e il rock è un’attitudine mentale e non uno stile, that’s the way I wanna rock and roll. Colonna sonora: "Quelli che benpensano", Frankie Hi Nrg