MARCA BUDAVARI

Catch me if you can!


Mi ritaglio i miei cinque minuti di vanagloria. Sabato scorso sono stato invitato al rinfresco per il matrimonio di un amico. In genere non amo questo tipo di cose, eventi mondani dove magari ci sono centinaia di persone e tu ne conosci a malapena dieci, per celebrare fra l’altro qualcosa in cui fondamentalmente non credo. Tuttavia, questo non era uno di quei matrimoni: i due sposi erano giovani, li conosco entrambi, così come conoscevo buona parte degli invitati, giovani anch’essi. E per la maggior parte di estrazione non democristiana. Che volete farci, da piccolo ero intollerante al latte e derivati, crescendo poi si cambia. E poi è bello vedere che c’è chi crede nell’utopia.Sono arrivato nel tardo pomeriggio, quando gli invitati al pranzo avevano appena iniziato la digestione e a smaltire gli effetti dell’alcool, finché ad un certo punto si è presentato un rituale fino ad allora per me sconosciuto, ma a cui non potevo non partecipare: il lancio della giarrettiera. Ora, io ero rimasto al lancio del bouquet, ma i tempi devono essere cambiati. Non a caso, durante il suddetto lancio, il bouquet non ha fatto in tempo a toccar terra che le partecipanti, peraltro già recalcitranti, si erano sparpagliate nel raggio di settecento metri, neanche si trattasse della camicia da notte di un untore. Fischi per loro, e l’unica sposata fra le presenti che raccoglie il bouquet. I tempi devono essere davvero cambiati.Tutt’altro scenario per il lancio della giarrettiera. Qual colombe dal desìo chiamate, non meno di quindici baldi giovini avevano formato un drappello chiassoso che vociava, si spintonava, incitava la sposa al lancio…Della giarrettiera, e di quanto in coordinato si presume avesse indosso. In toscana siamo dei burloni. In tutto questo, che c’entravo io?Il fatto è che, per contratto, almeno una volta al mese devo fare qualcosa di comunemente considerato virile, visto che la mia idea di virilità è piuttosto distante da quella solitamente intesa come tale. Il mese scorso ad esempio, in palestra, ho sfogliato tre pagine di Men’s Healt, mentre a maggio ho acquistato un deodorante particolarmente testosteronico, ai licheni d’Islanda, in aprile è stata la volta della barba a secco, e così via. Luglio è notoriamente il mese del lancio della giarrettiera. La Snai mi dava a 3.80, visto che col mio metro e settantasei per settanta chili, cedevo centimetri e massa a più di un presente. Ma ero sobrio. Ed ho una maturità scientifica sul muro. Questo significa considerare in pochi secondi che: 1) una sposa che non sia Brigitte Nielsen non ha leve molto potenti 2) un oggetto come una giarrettiera è leggero e subirà un discreto attrito 3) Chris Cornell è pieno di giarrettiere, e io che voglio diventare come lui entro il 2012 e in fatto di giarrettiere sono ancora al palo, devo darmi da fare. Il 2012 non è poi così lontano, quando vuoi diventare come Chris Cornell.Così mi sono piazzato in prima fila, e al momento del lancio ho sprintato come McEwen quando vede il triangolo rosso, e con una zampata ho abbrancato “la fresca e mattutina rosa” che vedete qui immortalata. Malcontento palpabile in gruppo, schedine della Snai al vento, l’estro che vince sulla logica. E che pur della logica si avvale.Resta solo un problema. Cosa comporta tutto questo? Ius primae noctis nei confronti della sposa da esercitare entro il 2011 (lo Ius primae noctis di questi tempi ha un po’ perso di significato)? Un generico buon auspicio in campo erotico? Una tacca in meno da colmare nel gap ancora sensibile che mi separa dall’uomo cucchiaio?Chi lo sa. Quasi quasi sento Chris. Sì, sento Chris. Lo chiamo, lo chiamo e gli dico: “Chris, oh Chris, please, show me how to live!”.Colonna sonora, "You can leave your hat on" Joe Cocker