Ero andato a Venezia con un’amica, a vedere la mostra di Dalì, uno dei miei pittori preferiti. Era una mostra molto curata, a Palazzo Grassi, con le opere maggiori provenienti da tutto il mondo, divani labbromorfi e perfino una sala dove proiettavano Un chien andalou. Una mostra davvero ben fatta. E, naturalmente, fra tanti capolavori, c’era anche il quadro che preferisco. Non è uno dei più famosi, e forse non è neanche il migliore, se mai può esserci un migliore in fatto di arte. Resta il fatto che, di fronte a “Enigma senza fine”, decisi di giocare il tutto per tutto. Mi avvicinai ad un inserviente e con la mia faccia da sedicenne gli dissi, con fare risoluto: “Quanto vuoi per quello?”. Sarà stata la faccia da sedicenne, sarà stata la diffidenza che caratterizza gli inservienti, sarà stato il fare non abbastanza risoluto, condizionato dalla consapevolezza della capienza delle mie tasche…Com’è, come non è, non mi prese sul serio. Mi guardò, e con un sorriso compiacente e compiaciuto mi rispose: “Quello è un quadro che non ha prezzo”. Al che gli dissi: “Perfetto allora, tanto non avrei mai potuto pagartelo”. Ma l’ironia a questo mondo non fa molta presa, specie quando devono regalarti un quadro che vale miliardi, e dovetti tornare a casa con un misero poster. Adeguatamente proletario, potremmo dire. Ma davvero troppo poco artistico. E’ un po’ come trovarsi di fronte alla Guernica con i suoi ventisette metri quadri di splendore e poi vederla riprodotta su un libro in una foto di sette per quindici. Un po’ come ammirare le giostre a sette anni e guardarle adesso.Niente affatto rassegnato a fare del mio salotto un grande protagonista del novecento, recentemente sono andato in centro a Firenze, dove vendono copie di quadri famosi per cifre ragionevoli. Siamo ancora distanti da quei famosi ventisette metri quadri, ma dal poster alla riproduzione c’è già un’evoluzione. Entro allora nel negozio. E qui è necessaria una precisazione. Chi mi conosce sa a sue spese quanto la filmografia di Moretti mi abbia segnato indelebilmente. E’ una vera e propria malattia, che ti cattura e ti trascina in un gorgo. In cui, manco a dirlo, è dolce naufragare. Questo significa che, mediamente, una volta al giorno ti capita di vivere un’esperienza assolutamente quotidiana, banale in sé, ma in cui non puoi fare a meno di chiederti come avrebbe reagito il Maestro Moretti se si fosse trovato a viverla. E il dialogo fra me e il commesso del negozio è in questo senso emblematico. Questo il dialogo che si è effettivamente svolto: “Buongiorno, cercavo delle riproduzioni di Magritte” “Mi spiace, Magritte non lo abbiamo, non è disponibile” “Ah…Quindi non è neanche possibile ordinarlo, magari?” “No, perché per riprodurre quei quadri non abbiamo l’autorizzazione” “Capisco…Grazie lo stesso, allora, arrivederci” “Arrivederci”. Assolutamente banale, in effetti. Ma vediamo come Moretti avrebbe vissuto, compiendo una piccola immedesimazione, la stessa situazione. “Buongiorno, senta, io stavo cercando dei quadri, anzi non dei quadri, delle riproduzioni, ecco, delle riproduzioni di quel pittore francese, per la verità belga vallone, com’è che si chiamava quel pittore belga vallone…Magritte, ecco, Magritte!” “Mi spiace, Magritte non lo abbiamo, non è disponibile” “Cioè, mi faccia capire, non lo avete nel senso che avete terminato le scorte, magari lei è un profondo estimatore del Maestro, quindi ha pensato bene di tappezzare casa con le sue riproduzioni, seguendo anche, che so, degli itinerari tematici, introspettivi, un certo sviluppo cronologico del percorso artistico…” “No, non lo abbiamo, non è disponibile perché per riprodurre quei quadri non abbiamo l’autorizzazione” “Ah, così lei non ha l’autorizzazione, commercia in arte e non vende Magritte, bravo, però vedo che la riproduzione della Gioconda la può vendere, per quella ce l’ha autorizzazione, eh? Ma Picasso, Munch, Dalì, Renoir, almeno questi sono nomi che le dicono qualcosa, o vogliamo continuare a vendere queste, cos’è che sono queste, queste croste post realiste e pseudo sperimentali, eh, queste estroflessioni di cattivo gusto, vogliamo insistere a proporre questa paccottiglia di produzione orientale, cosa sono queste? Ah, le tazze smaltate con sopra l’immagine del David di Donatello, certo…Ma le pare che io, con tutti i David di Donatello che posso vantare in bacheca, vado a comprarmi la tazza, eh? Magari poi cosa faccio, mi prendo il posacenere con lo stemma del giglio, e chiudo il trittico con il piattino del Ponte Vecchio,così almeno lei fa un bel guadagno e può portare sua moglie in uno di quei ristoranti dove fanno la cucina tipica toscana, e il pesce fresco, magari, perché no magari hanno anche il pesce fresco, e lei cosa mi va a ordinare? Un bel piatto di maccheroni sugosi, seguito da panzerotti unticci e accompagnati da una bella birra, anzi no, magari la birra no che le gonfia lo stomaco, magari, magari lei preferisce dell’acqua oligominerale, perché lei ha anche la faccia di uno di quelli che soffrono di calcoli…”. E potrebbe andare avanti per ore. E chissà, magari anch’io. (N.B. Ormai anche andare a fare la spesa al supermercato è diventato eroticamente compromettente...)Colonna sonora, "Paname" Litfiba
Mutandari, Fragolari, Spaccolanana
Ero andato a Venezia con un’amica, a vedere la mostra di Dalì, uno dei miei pittori preferiti. Era una mostra molto curata, a Palazzo Grassi, con le opere maggiori provenienti da tutto il mondo, divani labbromorfi e perfino una sala dove proiettavano Un chien andalou. Una mostra davvero ben fatta. E, naturalmente, fra tanti capolavori, c’era anche il quadro che preferisco. Non è uno dei più famosi, e forse non è neanche il migliore, se mai può esserci un migliore in fatto di arte. Resta il fatto che, di fronte a “Enigma senza fine”, decisi di giocare il tutto per tutto. Mi avvicinai ad un inserviente e con la mia faccia da sedicenne gli dissi, con fare risoluto: “Quanto vuoi per quello?”. Sarà stata la faccia da sedicenne, sarà stata la diffidenza che caratterizza gli inservienti, sarà stato il fare non abbastanza risoluto, condizionato dalla consapevolezza della capienza delle mie tasche…Com’è, come non è, non mi prese sul serio. Mi guardò, e con un sorriso compiacente e compiaciuto mi rispose: “Quello è un quadro che non ha prezzo”. Al che gli dissi: “Perfetto allora, tanto non avrei mai potuto pagartelo”. Ma l’ironia a questo mondo non fa molta presa, specie quando devono regalarti un quadro che vale miliardi, e dovetti tornare a casa con un misero poster. Adeguatamente proletario, potremmo dire. Ma davvero troppo poco artistico. E’ un po’ come trovarsi di fronte alla Guernica con i suoi ventisette metri quadri di splendore e poi vederla riprodotta su un libro in una foto di sette per quindici. Un po’ come ammirare le giostre a sette anni e guardarle adesso.Niente affatto rassegnato a fare del mio salotto un grande protagonista del novecento, recentemente sono andato in centro a Firenze, dove vendono copie di quadri famosi per cifre ragionevoli. Siamo ancora distanti da quei famosi ventisette metri quadri, ma dal poster alla riproduzione c’è già un’evoluzione. Entro allora nel negozio. E qui è necessaria una precisazione. Chi mi conosce sa a sue spese quanto la filmografia di Moretti mi abbia segnato indelebilmente. E’ una vera e propria malattia, che ti cattura e ti trascina in un gorgo. In cui, manco a dirlo, è dolce naufragare. Questo significa che, mediamente, una volta al giorno ti capita di vivere un’esperienza assolutamente quotidiana, banale in sé, ma in cui non puoi fare a meno di chiederti come avrebbe reagito il Maestro Moretti se si fosse trovato a viverla. E il dialogo fra me e il commesso del negozio è in questo senso emblematico. Questo il dialogo che si è effettivamente svolto: “Buongiorno, cercavo delle riproduzioni di Magritte” “Mi spiace, Magritte non lo abbiamo, non è disponibile” “Ah…Quindi non è neanche possibile ordinarlo, magari?” “No, perché per riprodurre quei quadri non abbiamo l’autorizzazione” “Capisco…Grazie lo stesso, allora, arrivederci” “Arrivederci”. Assolutamente banale, in effetti. Ma vediamo come Moretti avrebbe vissuto, compiendo una piccola immedesimazione, la stessa situazione. “Buongiorno, senta, io stavo cercando dei quadri, anzi non dei quadri, delle riproduzioni, ecco, delle riproduzioni di quel pittore francese, per la verità belga vallone, com’è che si chiamava quel pittore belga vallone…Magritte, ecco, Magritte!” “Mi spiace, Magritte non lo abbiamo, non è disponibile” “Cioè, mi faccia capire, non lo avete nel senso che avete terminato le scorte, magari lei è un profondo estimatore del Maestro, quindi ha pensato bene di tappezzare casa con le sue riproduzioni, seguendo anche, che so, degli itinerari tematici, introspettivi, un certo sviluppo cronologico del percorso artistico…” “No, non lo abbiamo, non è disponibile perché per riprodurre quei quadri non abbiamo l’autorizzazione” “Ah, così lei non ha l’autorizzazione, commercia in arte e non vende Magritte, bravo, però vedo che la riproduzione della Gioconda la può vendere, per quella ce l’ha autorizzazione, eh? Ma Picasso, Munch, Dalì, Renoir, almeno questi sono nomi che le dicono qualcosa, o vogliamo continuare a vendere queste, cos’è che sono queste, queste croste post realiste e pseudo sperimentali, eh, queste estroflessioni di cattivo gusto, vogliamo insistere a proporre questa paccottiglia di produzione orientale, cosa sono queste? Ah, le tazze smaltate con sopra l’immagine del David di Donatello, certo…Ma le pare che io, con tutti i David di Donatello che posso vantare in bacheca, vado a comprarmi la tazza, eh? Magari poi cosa faccio, mi prendo il posacenere con lo stemma del giglio, e chiudo il trittico con il piattino del Ponte Vecchio,così almeno lei fa un bel guadagno e può portare sua moglie in uno di quei ristoranti dove fanno la cucina tipica toscana, e il pesce fresco, magari, perché no magari hanno anche il pesce fresco, e lei cosa mi va a ordinare? Un bel piatto di maccheroni sugosi, seguito da panzerotti unticci e accompagnati da una bella birra, anzi no, magari la birra no che le gonfia lo stomaco, magari, magari lei preferisce dell’acqua oligominerale, perché lei ha anche la faccia di uno di quelli che soffrono di calcoli…”. E potrebbe andare avanti per ore. E chissà, magari anch’io. (N.B. Ormai anche andare a fare la spesa al supermercato è diventato eroticamente compromettente...)Colonna sonora, "Paname" Litfiba