In questi giorni e settimane, fatte di emozioni, gesti, sospiri, parole stupide e care, di tutto insomma fuorché di doveri, è capitato più di una volta di parlare a proposito della felicità, di cosa sia la felicità, sul come rendersi conto di essere felici, su come la si raggiunga e se soprattutto felici lo si è oppure no.Curiosando quindi nel blog di una neo lettrice di questo piccolo spazio, a cui auguriamo (io e il mio Sosia) lunga vita solo per il fatto di leggerci (perché "tu mi voti, ti trovo un lavoro e ti sistemo, tu non mi voti, 'ntu u culu a 'tia e a tutta la famiglia"), ho trovato una poesia di Charles Bukowski che non conoscevo, forse perché di Bukowski finora avevo letto solo lavori in prosa. Mi è sembrata una poesia che, con una semplicità disarmante e alcuni richiami oraziani evidenti, esprimesse esattamente quel che penso a proposito della felicità e di come bisognerebbe cercare di rapportarsi alla vita per provare a raggiungerla, talmente azzeccata rispetto al discorso di cui sopra che senza ulteriore indugio vado a postarla. Con una certa frustrazione, naturalmente, perché quando pensi qualcosa di buono puntualmente trovi qualcun altro che lo ha già scritto, e meglio di quanto potresti mai fare tu. Ma insomma, perdere dal vecchio Hank resta sempre un gran bel perdere."La tua vita è la tua vita.Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche parte c’è luce.Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.Stai in guardia.Gli dèi ti offriranno delle occasioni.Riconoscile, afferrale.Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.Tu sei meraviglioso gli dèi aspettano di compiacersi in te".E tu, donna di vetro, sei meravigliosa senza bisogno di dèi che se ne compiacciano, credi a me.Colonna sonora, "She's some kind of wonderful" The Commitments
Il cuore che ride
In questi giorni e settimane, fatte di emozioni, gesti, sospiri, parole stupide e care, di tutto insomma fuorché di doveri, è capitato più di una volta di parlare a proposito della felicità, di cosa sia la felicità, sul come rendersi conto di essere felici, su come la si raggiunga e se soprattutto felici lo si è oppure no.Curiosando quindi nel blog di una neo lettrice di questo piccolo spazio, a cui auguriamo (io e il mio Sosia) lunga vita solo per il fatto di leggerci (perché "tu mi voti, ti trovo un lavoro e ti sistemo, tu non mi voti, 'ntu u culu a 'tia e a tutta la famiglia"), ho trovato una poesia di Charles Bukowski che non conoscevo, forse perché di Bukowski finora avevo letto solo lavori in prosa. Mi è sembrata una poesia che, con una semplicità disarmante e alcuni richiami oraziani evidenti, esprimesse esattamente quel che penso a proposito della felicità e di come bisognerebbe cercare di rapportarsi alla vita per provare a raggiungerla, talmente azzeccata rispetto al discorso di cui sopra che senza ulteriore indugio vado a postarla. Con una certa frustrazione, naturalmente, perché quando pensi qualcosa di buono puntualmente trovi qualcun altro che lo ha già scritto, e meglio di quanto potresti mai fare tu. Ma insomma, perdere dal vecchio Hank resta sempre un gran bel perdere."La tua vita è la tua vita.Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.Stai in guardia.Ci sono delle uscite.Da qualche parte c’è luce.Forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.Stai in guardia.Gli dèi ti offriranno delle occasioni.Riconoscile, afferrale.Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.E più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.La tua vita è la tua vita.Sappilo finché ce l’hai.Tu sei meraviglioso gli dèi aspettano di compiacersi in te".E tu, donna di vetro, sei meravigliosa senza bisogno di dèi che se ne compiacciano, credi a me.Colonna sonora, "She's some kind of wonderful" The Commitments