Non ne so niente, di teatro. Non conosco Shakespeare o Goldoni, non ho studiato dizione né so bene in che consista il metodo Stanislavskij. A volte recito, in un mondo in cui tutti fingono. Ma non sono un attore, se non per il mio immacolato libretto E.N.P.A.L.S.E’ bello recitare, per un egocentrico. E’ un atto di presunzione e dominio. Ho sempre pensato che uno dei motivi che spinga l’uomo al suicido, al di là delle problematiche più o meno consistenti, più o meno profonde e condivisibili che stanno alla base di ogni singolo gesto di questo tipo, vi sia un estremo tentativo di ferire, attraverso lo strazio del proprio corpo, tutti coloro che non hanno ascoltato o visto, che non c’erano, che dormivano. Per far sì che davanti alla cassa, contriti in cristiana adunata, aleggi in quelle teste di uomini onesti una voce, che dica "oggi siete un bel mucchio: dove eravate quando avevo bisogno di voi, maledette serpi?". Ferire senza possibilità di fuga.Per il teatro, per un egocentrico, per me è lo stesso. Il passatempo, il divertimento, il cameratismo, la comunicazione, per non parlare dell’alto valore formativo, della cultura e dell’arte. Tutte cose belle. Tutte cazzate. In fondo, quello che davvero ci spinge alle volte, al di là di tutto questo, è che inchiodiamo quanta più gente possibile a poltrone di velluto rosso perché non si avvedano del sangue che perderanno di lì a poco, perché finalmente saranno costrette a guardare ed ascoltare, quando non a capire, sotto scudisciate di membra tese e parole. Abbiamo voglia e bisogno di scuoterle, di deriderle, di stuprarle. Di fare i pagliacci, se ci va, ma truccati delle loro miserie. Per il gusto di sbattergliele in faccia.Ecco perché quando recito sono un sadico, egocentrico, delirante buffone. "Sono cattivo, incazzato e stanco". E’quasi un piacere fisico, sessuale, quasi come mordere un capezzolo, cercando di mantenersi su quell’equilibrio sottile e sconosciuto fra dolore e piacere, come goccia di cera colata a tradimento che è sussulto e brivido, godendo nell’essere balsamo e carnefice assieme. Prossimamente sarò Lady Macbeth. Venite a farvi azzannare: "ho idea signorine che voi siate in debito con me di una ciambella con crema..."Colonna sonora, "Cane" Litfiba
Violentattore
Non ne so niente, di teatro. Non conosco Shakespeare o Goldoni, non ho studiato dizione né so bene in che consista il metodo Stanislavskij. A volte recito, in un mondo in cui tutti fingono. Ma non sono un attore, se non per il mio immacolato libretto E.N.P.A.L.S.E’ bello recitare, per un egocentrico. E’ un atto di presunzione e dominio. Ho sempre pensato che uno dei motivi che spinga l’uomo al suicido, al di là delle problematiche più o meno consistenti, più o meno profonde e condivisibili che stanno alla base di ogni singolo gesto di questo tipo, vi sia un estremo tentativo di ferire, attraverso lo strazio del proprio corpo, tutti coloro che non hanno ascoltato o visto, che non c’erano, che dormivano. Per far sì che davanti alla cassa, contriti in cristiana adunata, aleggi in quelle teste di uomini onesti una voce, che dica "oggi siete un bel mucchio: dove eravate quando avevo bisogno di voi, maledette serpi?". Ferire senza possibilità di fuga.Per il teatro, per un egocentrico, per me è lo stesso. Il passatempo, il divertimento, il cameratismo, la comunicazione, per non parlare dell’alto valore formativo, della cultura e dell’arte. Tutte cose belle. Tutte cazzate. In fondo, quello che davvero ci spinge alle volte, al di là di tutto questo, è che inchiodiamo quanta più gente possibile a poltrone di velluto rosso perché non si avvedano del sangue che perderanno di lì a poco, perché finalmente saranno costrette a guardare ed ascoltare, quando non a capire, sotto scudisciate di membra tese e parole. Abbiamo voglia e bisogno di scuoterle, di deriderle, di stuprarle. Di fare i pagliacci, se ci va, ma truccati delle loro miserie. Per il gusto di sbattergliele in faccia.Ecco perché quando recito sono un sadico, egocentrico, delirante buffone. "Sono cattivo, incazzato e stanco". E’quasi un piacere fisico, sessuale, quasi come mordere un capezzolo, cercando di mantenersi su quell’equilibrio sottile e sconosciuto fra dolore e piacere, come goccia di cera colata a tradimento che è sussulto e brivido, godendo nell’essere balsamo e carnefice assieme. Prossimamente sarò Lady Macbeth. Venite a farvi azzannare: "ho idea signorine che voi siate in debito con me di una ciambella con crema..."Colonna sonora, "Cane" Litfiba