MARCA BUDAVARI

I rombati


"Their attitudes may taste like shit but go real good with wine..." Parlare dei rombati è sempre molto difficile, trattandosi di una categoria piuttosto eterogenea, e che non conosce distinzioni nette di genere, classe o età. Tuttavia, per non generalizzare eccessivamente, in questo caso ci occuperemo del giovane maschio rombato, ritenendolo un esemplare particolarmente interessante e ricco di spunti di riflessione.Anzitutto, il nome. Il rombato è chiamato tale in quanto indossa con inspiegabile disinvoltura maglioni a rombi. Questa affermazione potrebbe suonare discriminatoria e offensiva, se non altro nei confronti della geometria euclidea, ma vedremo come non solo sia ampiamente giustificata, ma che sia addirittura caratteristica emblematica della specie tutta. Il rombato non indossa maglioni a rombi perché gli piacciano. Infatti, nonostante come tutti si senta unico e speciale, è un individuo spesso privo di alcun senso critico, che potrebbe passare assolutamente inosservato se non fosse irritante. Il rombato non fa nulla in base al proprio gusto. Forse non ne ha nemmeno uno. In ogni caso, non gli sembra opportuno seguirlo. Il rombato si comporta sempre seguendo ciò che è più opportuno fare, cioè ciò che stabiliscono certi canoni massificanti. Quello che altri hanno deciso sia giusto per lui. E non ne è né scontento né felice. Lui pensa di essere unico e speciale. E’ semplicemente inconsapevole. Al rombato, insomma, non sarebbe mai venuto in mente di indossare un maglione rosa a rombi bianchi. Volete scherzare? I rombi, un disegno vecchissimo, di quelli che portava il nonno? Davvero troppo out. Il rombato, lui ama essere in(culato). Dunque, indossa maglioni a rombi solo quando qualcuno, non si sa bene chi, decide improvvisamente che questi siano di moda, siano giusti, siano davvero troppo in per essere lasciati dove sono. E li vende a duecento euro il pezzo. Chiamatela moda, chiamatela vita, chiamatela rivalutazione del brand. Il rombato ne è naturalmente entusiasta, convinto che assaltare quelle vetrine spendendo una fortuna in qualcosa che fino a un mese prima non avrebbe nemmeno guardato non possa far altro che aumentare a dismisura le sue chances di conquista della femmina. Unico, vero, esplicito obiettivo del maschio rombato nella vita.In questa spasmodica tensione riproduttiva, il rombato cerca di appropriarsi di tutti quegli oggetti che lo facciano essere in. Tali oggetti sono i più disparati, dalla macchina sportiva con cerchi in titanio e sedili ribaltabili con comando vocale (a cui però deve essere abbinato l’acquisto di una station wagon, perché in certi frangenti è bene stare comodi), alla scarpa giusta, al cui confronto le calzature di Cenerentola hanno un prezzo accessibile, al cellulare, che cambia ogni ventotto giorni. Lui, privo del ciclo ormonale, è facile preda del ciclo palmare. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il rombato non compra il cellulare ultimo modello. Compra il prototipo.Il tutto a costi moralmente inaccettabili, ma per la nota legge delle plusvalenze, un oggetto tanto più è inutile e brutto, tanto più è costoso, tanto più è giusto. E allora, ecco che il maschio rombato si getta in una edonistica escalation di acquisti. Compra sottobicchieri da picnic in merletto, una multiproprietà in Eritrea, investe nel fiorente mercato delle spezie finniche e in quello elitario delle cornici a giorno. Acquista un televisore al plasma, e lo paga un salasso. Naturalmente, è quasi superfluo sottolineare come per il maschio rombato il look sia essenziale. Si depila completamente, tanto che negli ambienti underground è ormai abitudine dire “Tu cerchi il pelo nel rombato” al posto dell’ormai obsoleto uovo. E’ un’espressione di cui sentirete parlare. Si lampada, esponendosi a temperature da fusione del nocciolo, e acquistando un caratteristico colorito tegola. Indossa occhiali da sole, sempre, anche nelle situazioni più estreme, tipo in vasca da bagno, in cantina ed in miniera, cioè in quello che alcuni considerano il suo habitat auspicabile. Sfoggia gioielli di dubbio gusto ma di certificato peso, forgiati nei materiali più innovativi, come piombo e rame, argento e truciolato, acciaio ed inox. Infine, frequenta solo i parrucchieri più giusti e a due passi da casa, solitamente nel Bahrain, mediamente una volta ogni quindici giorni. I quali parrucchieri, particolarmente smaliziati nel Bahrain, sono ben felici di appioppargli prodotti di ogni genere e fattezza: olii, olii profumati per coprire l’odore pestilenziale degli olii, cera, ceralacca, brillantina, gel e un toupè, da usare alla fine. Uscito dal negozio, il rombato ha speso per il taglio più i vari prodotti una cifra equivalente al P.I.L. del Suriname. E lui lo sa. Per questo cambia parrucchiere. Il Suriname ha un P.I.L. davvero troppo poco giusto.Colonna sonora, "Eat the rich" Aerosmith