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Ai nuovi italiani

Post n°7 pubblicato il 04 Ottobre 2011 da marina3210

Abito da sempre nella stessa casetta di papà, nonno e bisnonno. Da figlia della maestra del paese, prima ancora di iscrivermi alle elementari, so che si trova in Lombardia, regione italiana del continente europeo. Una volta sarebbe stata una piccola ragionevole certezza.

Le scuole le ho frequentate tutte, dall’asilo sotto casa all’università metropolitana. Ho sopportato pazientemente mille lezioni di matematica per rifugiarmi dopo nella ristoratrice lettura della nostra storia. Ho palpitato, ragazzina semplice e generosa, per le imprese degli antichi romani, ho amato visceralmente il Rinascimento e l’Italia dei comuni, versato qualche lacrimuccia per gli eroi del nostro Risorgimento, meditato a lungo sugli scempi delle guerre mondiali.

Ho incrociato, in questo lungo viaggio in compagnia di docenti di destra e di sinistra, l’Impero Romano e quello Mongolo, la Repubblica Cisalpina e il Regno Borbonico, l’Impero Asburgico e lo Stato Pontificio. Mi sarò distratta un attimo ma nessuna traccia di qualcosa che si chiamasse Padania.

Oggi mi spiegano che in effetti non esiste ancora ma che è solo questione di tempo, che basterebbe un referendum o, male che vada, tirar fuori quei mille moschetti che, a dire del capo, non aspettano altro che un suo fischio. Mi ripetono che questa è la ricetta giusta e che se la fabbrica qua dietro non vende più tondini d’acciaio la colpa è dei pescatori di Trani e che l’origine di tutto, dal crollo mondiale delle borse allo tsunami nipponico, non ha niente a che vedere con Bush, le banche americane e le scelte nucleari ma con quelle carogne dei falsi invalidi della Terronia, altro mitico luogo dell’immaginario collettivo.

Non credo che la mia prossima laurea sarà in economia, non riesco a rispondere a tono, preferisco soprassedere, sono una donna di una certa età e, ormai per sempre, l’educata figlia della maestra del paese.

Preferisco rifugiarmi nei miei ricordi tascabili.

 

Penso a Nazar, sedicenne biondo ucraino da sempre in Italia con la mamma biondissima che va a servizio nelle famiglie di mezzo paese. Ha lasciato la scuola dopo la seconda bocciatura e l’ennesima scenata di un prof. raccattato chissà dove, capace solo di consigliargli (puro eufemismo), lavori bucolici. Ha trovato un lavoretto da sherpa in un’officina meccanica, me lo racconta fiero poco prima di crollare su un divano distrutto da 9 ore di lavoro e qualche tonnellata di motori spostati.

Mentre le ballerine di Canale 5 mostrano il mostrabile si confida sui suoi due amori: la ragazzina polacca lasciata con qualche rammarico sui banchi della scuola che frequentava e Silvio Berlusconi, uno giusto, uno che sa il fatto suo, l’unico che può guidare una nazione, proprio in quanto è sicuramente vero quello che di lui si sparla. Lo invito a pensare al resto, al carrello della spesa della mamma sempre più vuoto. Mi guarda con compassione: che discorsi complicati faccio… altro che il capo. Sposta lo sguardo orgoglioso di chi ha già scelto il suo eroe verso il televisore; fra poco arrivano le veline e il sonno ristoratore.

          Corina ha 9 anni, è bellissima e lo sa. Lei a scuola è la migliore, la più alta, la più bella. Fortunatamente è anche simpatica e cordiale. Ha una mamma rumena bella come poche, un papà separato che oggi convive con le amiche di sempre: birre d’ogni marca. Il sabato bacia il compagno della mamma che stentatamente sposta lo sguardo dallo sport del pomeriggio e va dal papà come si va a scuola, perché si deve, perché così ha deciso un giudice. Passerà la domenica vedendolo percorrere decine di volte il corridoio che separa l’unico divano dal frigorifero e a contare le ore che mancano alle 21.00, quando verrà la mamma a prenderla per riportarla a casa, dal compagno stravaccato sullo stesso divano di fronte alla tv, dove intanto è iniziata la Domenica Sportiva.

Corina non vuole più le bambole: “la mamma dice che ormai sono grande”. Nei centri commerciali comincia ad indugiare davanti a rossetti e diavolerie da trucco. Spostarla verso il reparto alimentari è una fatica: i gelati fanno ingrassare.

Incontro Joy e sua madre quasi tutte le mattine sul percorso casa-ufficio. Rincorrono lo stesso autobus di sempre fino alla fermata della chiesa. Lui avrà 5 o 6 anni, gli occhi più neri che abbia mai visto incastonati in un faccino da rivista sulla fame nel mondo. Il suo cappotto ha una taglia di troppo, lui la innata simpatia della sua età.

Accanto spicca ancora di più la figura mastodontica della mamma; nella sua terra africana è sinonimo di bellezza. Li vedo correre ogni giorno mano nella mano, lui sembra quasi trascinarla nella fretta della mattina. Una volta non ce la fanno: l’autobus è più puntuale del solito, loro no. Mi fermo, li lascio salire. La mamma mi ringrazia con gli occhi, lui in perfetto dialetto lombardo. Il piccolo traduce simultaneamente ogni parola della mamma con un malcelato orgoglio. Mi spiega la mia città con il tono televisivo di mille programmi; li lascio scendere dopo 15 gradevoli minuti; che bello adesso andare al lavoro.

Un mio amico fotografo mi chiede di accompagnarlo al raduno di Pontida. Gli hanno detto di fare poche foto, tutte inquadrando il palco e le spalle dei presenti. Deve essere bravo a farli sembrare tanti.

Mentre sceglie con cura gli angoli giusti noto, e come non potrei, il “cornuto” di turno. Alto, fiero nella sua divisa verde, lo sguardo innamorato rivolto verso il capo che bofonchia qualcosa, una mano distratta sulla spalla di un bimbo che piange disperatamente in rigorosa camicia verde.  Lo chiamerò Luca, pare sia il nome moderno più diffuso in Padania. Mentre le telecamere fanno i salti mortali per non inquadrarlo, mi allontano; aspetterò in auto il mio amico, per oggi può bastare.

 

            Questo post è per loro.

            Per Nazar, Corina, Joy, Luca, per questi nuovi italiani dallo sguardo orgoglioso, pulito, sincero, ancora incontaminato. Non so che lingua parleranno, in che dialetto penseranno; se aiuteranno i loro figli a studiare la storia della Padania o dell’Unione Europea, se avranno un buco in piazza Bossi o ascolteranno melodie cinesi, le uniche che potranno trasmettere le radio “libere” nel 2030.

           So solo che se ci sarà un futuro qualsivoglia lo dovremo a questa generazione. La nostra ha esaurito il suo tempo, sparpagliata com’è fra la reggia di Arcore, la casa del Grande Fratello e i seminari tenuti dall’insegnante d’italiano di Scilipoti.

 

 

 

 

 
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Commenti al Post:
pabela84
pabela84 il 04/10/11 alle 12:45 via WEB
Mi domando se, come credo, ci sia una differenza dal passato. È vero che, da sempre, i piccoli diavoli (e magari stranieri) vengono usati perché il sistema ruoti alla perfezione per qualcun'altro. Non so perché vedo più buio e sento più freddo. Forse solo perché sono viva e non è un racconto. Forse perché trovo ingiusto che i responsabili di una decadenza possano insinuarsi nelle teste come eroi. Ma nemmeno questo è una novità. Cos'è? Io credo che sia l'amara sensazione di aver superato un limite di ingiustizia, di presa in giro e la frustrazione nel sentire di non aver imparato nulla dal passato, anzi, di averlo usato per ricostruirne dinamiche il cui scopo è denaro e potere. Con la ricompensa di consumare per non accorgersi di esserci intrappolati da soli. È vero, è la storia più vecchia del mondo, in effetti. E la possibilità che i singoli si salvino c'è sempre. Ma c'è da lavorare sodo, insieme. Nonostante le foto che ci fanno cerchino sempre di farci sembrare pochi e troppo vigliacchi per lottare. Ma è solo l'angolazione che ci mostrano di noi. Dobbiamo dimenticarci delle immagini e prendere in mano i cuori.
(Rispondi)
 
 
marina3210
marina3210 il 04/10/11 alle 13:01 via WEB
Come al solito hai ragione; ti cito: "...nonostante le foto che ci fanno cerchino sempre di farci sembrare pochi e troppo vigliacchi per lottare". Il compito assegnato al mio amico fotografo ne è la corretta metafora. Media e legge elettorale faranno il resto: una maggioranza distratta trasformata in inutile minoranza parlamentare.
(Rispondi)
 
nahan
nahan il 04/10/11 alle 15:07 via WEB
L’insegnamento del passato verrebbe applicato meglio nello smettere di cercare di inculcarlo in teste troppo piene di un gommoso immaginario ma bensì nel dire e fare come qui si sta facendo. Sarà deprimente ma tant’è. È triste davvero notare quanto si sia abbassato lo spessore della nostra società. La volontà è ancora viva però se c’è chi, come qui, dice e chi approvando ascolta. Ecco lo spirito di ciò che insegna la storia. E non siamo in pochi.
(Rispondi)
 
esperiMente
esperiMente il 04/10/11 alle 22:26 via WEB
La nostra è una generazione smarrita, nata nel benessere, pigra e incapace di reagire. Spero in questi nuovi piccoli italiani, è tutto ciò che mi resta.
(Rispondi)
 
 
marina3210
marina3210 il 05/10/11 alle 00:01 via WEB
Ne conosco tanti, per questo post ho dovuto scremare i ricordi. Sono tosti, orgogliosi, individualisti, impermeabili a tutto, mai banali. Non so se la ricetta è quella giusta ma visti i risultati della nostra generazione...
(Rispondi)
 
marina3210
marina3210 il 05/10/11 alle 00:06 via WEB
A questo punto metterei il link di una quanto mai opportuna canzone di Roberto Vecchioni: "Comici spaventati guerrieri". Il problema sta nel fatto che non ci riesco. Chi mi aiuta?
(Rispondi)
 
 
pabela84
pabela84 il 05/10/11 alle 00:44 via WEB
Eccoli qui i tuoi comici spaventati guerrieri! :)
(Rispondi)
 
marina3210
marina3210 il 05/10/11 alle 13:34 via WEB
Grazie Pabela, secondo me ci stava... Adesso dovrò cercare qualcosa che c'entri con la Padania (la vedo dura, a meno di non ricorrere al "Va pensiero") e qualcuno che mi insegni ad inserire un link.
(Rispondi)
 
 
pabela84
pabela84 il 05/10/11 alle 14:24 via WEB
Basta scrivere: qui inserisci il testo che vuoi che sarà cliccabile. Nelle virgolette, invece, inserisci l'indirizzo che ti interessa.
(Rispondi)
 
 
 
pabela84
pabela84 il 06/10/11 alle 23:55 via WEB
Che scema :D scrivi a href="" tra parentesi <> seguito da un testo e poi /a sempre tra <>. Scusa, eh. Me ne sono accorta ora!
(Rispondi)
 
 
 
 
marina3210
marina3210 il 07/10/11 alle 00:06 via WEB
Oddio, pensavo fosse più semplice; se prendo qualche giorno di ferie ci provo. Nel frattempo posso ancora contare su di te? (una troglodita del web)
(Rispondi) (Vedi gli altri 1 commenti )
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 07/10/11 alle 00:31 via WEB
Certamente :)
(Rispondi)
 
maxicontemax
maxicontemax il 06/10/11 alle 23:33 via WEB
Per l'inserimento dei video, vai sul blog di Panglos, il primo post (credo siano solo 2) spiega chiaramente come fare. Qualche tempo fa, ho letto che i "nuovi" italiani sono molto simili ai "vecchi" italiani. Il giornale più letto é la gazzetta dello sport, guardano la tv, se votassero, lo farebbero + o - come noi. Intanto le nostre città con le sue architetture, l'arte, si deposita nel loro DNA, parlano con i nostri accenti e così via, con i nostri difetti e qualità.
(Rispondi)
 
 
marina3210
marina3210 il 07/10/11 alle 00:20 via WEB
Grazie per il consiglio, peraltro una visita a Panglos la faccio sempre volentieri. I nuovi italiani leggeranno pure la Gazzetta dello Sport, che come giornale non è niente male, ma mi sembrano avere una marcia in più. Credo.
(Rispondi)
 
maxicontemax
maxicontemax il 06/10/11 alle 23:50 via WEB
A proposito di arte, ieri ho visto la mostra di Artemisia Gentileschi. Molto curata, una macchina del tempo, un'ora vissuta nel rinascimento.
(Rispondi)
 
ottimistasempreecomu
ottimistasempreecomu il 06/10/11 alle 23:52 via WEB
L'ho letto casualmente: è bellissimo!!! e sarei onorato di esserti amico!!!! Serena notte!!!
(Rispondi)
 
 
marina3210
marina3210 il 07/10/11 alle 00:02 via WEB
Grazie, naturalmente ok per l'amicizia, procedi pure...
(Rispondi)
 
paolodezan1962
paolodezan1962 il 17/10/11 alle 11:37 via WEB
Ho letto il tuo bel post e i commenti. Credo che di questa "Padania" e dei pericoli che l'unità d'Italia corra se ne debba parlare di più, anche in questo blog, prima che sia troppo tardi. Anche io ho sentito spesso parlare Bossi di questi famigerati moschetti pronti.
(Rispondi)
 
svetlana90
svetlana90 il 23/10/11 alle 01:23 via WEB
Grazie, mi sento coinvolta e commossa.
(Rispondi)
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 24/10/11 alle 23:25 via WEB
Quante civiltà da 5.000 anni simile alla nostra ci saranno state in 250 mila anni che l'uomo vive sulla terra? Qualunque sia il nostro futuro, sarà destinato comunque a scomparire nel Nulla. Tanto vale andarci subito.
(Rispondi)
 
 
marina3210
marina3210 il 25/10/11 alle 14:07 via WEB
Sarà, Alfredo, sarà... Dal canto mio, avendo meno certezze di te e sperando di occupare il mio posticino sul comune pianeta ancora per un po', le mie precauzioni continuerò a prenderle. Apprezzo la maiuscola che usi per il "Nulla". Vale più di un articolo di fondo.
(Rispondi)
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 26/10/11 alle 22:56 via WEB
So solo che se ci sarà un futuro qualsivoglia ...sarà destinato a diventar passato.
(Rispondi)
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 29/10/11 alle 00:42 via WEB
Ma prima passerà per il presente, Alf. Ed è lì che ha senso fare qualcosa.
(Rispondi) (Vedi gli altri 9 commenti )
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 02/11/11 alle 08:37 via WEB
A quale presente ti riferivi, pabela?
(Rispondi)
 
 
 
 
marina3210
marina3210 il 02/11/11 alle 09:53 via WEB
Questo presente può anche non piacerti Alfredo e ne avresti molti motivi, ma indubbiamente ci sei dentro e necessariamente ci devi convivere.
(Rispondi)
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 02/11/11 alle 09:56 via WEB
A quale presente ti riferisci, marina?
(Rispondi)
 
 
 
 
uno_sincero
uno_sincero il 02/11/11 alle 12:12 via WEB
Beh, se vogliamo giocare con le parole continuiamo pure ma, per curiosità, tu "l'oggi" come lo definiresti?
(Rispondi)
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 02/11/11 alle 12:42 via WEB
Caro Alf, lo so che tu pensi a tutto come un'illusione. Ma che lo sia o meno, che tutto sia eterno presente o meno, vale la pena davvero di non far nulla per giocare al meglio questo gioco? Se sarà davvero un gioco ci rideremo su. Ma se non lo è, se questa vita è davvero preziosa e incasinata come sembra, non siamo noi a doverci muovere per renderci più consapevoli?
(Rispondi)
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 02/11/11 alle 13:06 via WEB
"Oggi" è una frazione del moto rotatorio della terra rispetto al sole. Abbiamo chiamato "tempo" tutto ciò che si muove, rispetto a qualcosaltro pure in movimento. E siccome la quiete non esiste, il "presente" è fuori del Tempo.
(Rispondi)
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 02/11/11 alle 13:14 via WEB
Non parlavo di oggi in senso temporale. Parlo di adesso come luogo, luogo nel quale mi posso muovere. Stare ferma e lasciarmi roteare dal moto esterno non mi alletta particolarmente. Ci sta, quando ci si guarda in giro, ma a volte ci sta anche far qualcosa. Che tu lo consideri necessario o meno.
(Rispondi)
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 02/11/11 alle 13:30 via WEB
I "luoghi sono due: Uno, misterioso e infinito, si trova all'interno del tuo involucro di pelle. L'altro, misterioso ed infinito, è al di fuori. Tu, misteriosa ed infinita, in quale punto esatto dei due luoghi sei situata adesso?
(Rispondi)
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 02/11/11 alle 14:36 via WEB
Credo a metà tra i due misteriosi luoghi.
(Rispondi)
 
marina3210
marina3210 il 02/11/11 alle 12:27 via WEB
Aiuto entrambi. Dal dizionario De Agostini: PRESENTE, “Che è qui – che è nello stesso luogo – attuale, odierno, vigente – tempo attuale”.
(Rispondi)
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 02/11/11 alle 20:24 via WEB
Ecco, appunto. Il presente è qui, né dentro né fuori di noi. E' qui, tutto sulla pelle. Questa è una realtà di superficie, sembra un 3D, ma è senza spessore. Nessun essere umano, finché resterà tale, riuscirà mai a percepire l'essenza delle cose.
(Rispondi)
 
 
 
pabela84
pabela84 il 03/11/11 alle 00:37 via WEB
E può provarci lo stesso o deve per forza sperare nella fatidica tegola in testa che permetta all'essenza di rivelarsi?
(Rispondi)
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 03/11/11 alle 09:00 via WEB
Esatto! Del resto non servono tante spiegazioni per capire che l'immagine di una micina con una macchietta nera sulla fronte, non può neppure lontanamente sperare di poter uscire dal monitor e accedere, in quello stato piatto, alla realtà 3D.
(Rispondi) (Vedi gli altri 3 commenti )
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 03/11/11 alle 11:56 via WEB
Ah, vecchio mattacchione. Ma parlavi della realtà virtuale!! Io son realissima, comunque. Conosco di persona molta gente contattata su internet, quindi non ho bisogno di una tegola: son 3D. Ehi, non è una macchietta nera.. è una coccinella!!!
(Rispondi)
 
 
 
 
PRONTALFREDO
PRONTALFREDO il 03/11/11 alle 13:33 via WEB
Mi spiace, pabela, ma la mia fantasia non mi consente di uscire da questo schermo-cosmico 3D. E quando (per caso) mi è capitato di uscirne, non ero più io e non ero in 3D, ma Infinito. E non esistono parole o immagini in 3D che possano descrivere cos'era quella "cosa sconosciuta" che "mi ha percepito" e che ora chiamo semplicemente "Nulla".
(Rispondi)
 
 
 
 
pabela84
pabela84 il 03/11/11 alle 15:16 via WEB
Tu lo sai che mi fai girar la testa, vero? E non è un'avance.
(Rispondi)
 
abiledisabileallegro
abiledisabileallegro il 09/11/11 alle 21:49 via WEB
emozionante. Fortuna che salveranno loro la "nostra" italia, dai nostri italiani..
(Rispondi)
 
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