Massi 76 e la C.R.I.

Paura dei "polli"!


Si è parlato molto sui giornali dei possibili rischi connessi a una eventuale diffusione della cosiddetta “influenza aviaria”, una malattia che solitamente interessa gli uccelli, sia selvatici, sia di allevamento (tra cui i polli).Si sono citate anche previsioni allarmistiche, secondo le quali è da ritenere addirittura sicuro che l’influenza aviaria si trasformerà in una devastante epidemia, che colpirà tutto il mondo occidentale, provocando milioni di casi di malati e migliaia di morti.Di fronte a questo, da fonti anche autorevoli come il ministero della Salute è arrivata la raccomandazione, rivolta a tutta la popolazione, di sottoporsi come precauzione al normale vaccino antinfluenzale, quello che è fatto per proteggere dalla comune influenza stagionale.Diversi esperti ritengono che questa precauzione non sia necessaria né utile contro l’influenza aviaria.- L’influenza aviaria attualmente si è trasmessa da uccello a uccello e – solo per quanto riguarda i lavoratori a stretto contatto con gli animali malati vivi – da uccello a uomo. Fino a oggi non sono stati documentati casi di trasmissione da uomo a uomo.- Perché l’influenza aviaria si possa trasformare in una epidemia di grandi dimensioni è necessario che il virus acquisisca la capacità di trasmettersi direttamente da uomo a uomo: questo può avvenire per esempio se si ricombina con il virus dell’influenza stagionale, dando vita a un nuovo virus. Non è chiaro su quali base scientifiche si possa prevedere se ciò avverrà o meno e quali ne siano le probabilità, e perché dovrebbe succedere proprio ora. Ricordiamo per inciso che l’influenza aviaria è stata descritta in Italia già nel 1878.- Molte informazioni allarmistiche riportate sui giornali su una probabile epidemia di influenza aviaria sono emerse da un convegno sull’influenza tenuto a Malta a metà settembre. Il convegno era sponsorizzato dalle aziende produttrici di vaccini antinfluenzali e di farmaci antivirali. Tra queste, la Roche, che ha pronto un farmaco antivirale, l’oseltamivir (nome commerciale Tamiflu, non ancora in commercio in Italia).   - Al momento ci si interroga su come deve essere il vaccino contro il nuovo virus, che si potrà iniziare a preparare solo se e quando il virus sarà in circolazione e sarà stato isolato. Solo a quel punto si avrà il vaccino e, come per tutti i farmaci, sarà possibile avviare una sperimentazione sull’uomo che stabilirà la sua sicurezza ed efficacia. Dopo di che si partirà con la produzione su vasta scala. Questo processo richiede molti mesi e quindi sembra chiaro che questo vaccino sia un’arma ipotetica, quindi insoddisfacente per garantire di circoscrivere l’epidemia. Sulla base di quanto sopra affermato resta da chiedersi il perchè di tanto allarmismo... solo l'effetto di una giustificata preoccupazione delle istituzioni per la salute pubblica o interessi economici?