Avevo l'impressione di aver perso l'idea del tempo.L'idea dello spazio era svanita da tanto.Ero convinto di non appartenere più alla folla degli incarnati del mondo, anche se i miei polmoni respiravano ancora profondamente.Da quando ero tornato giocattolo di forze irresistibili? Impossibile comprenderlo.Mi sentivo, in verità, amareggiato oltre le oscure cancellate dell'orrore. I capelli rizzati, il cuore palpitante, una terribile paura mi padroneggiava, molte ho urlato come un pazzo, ho implorato pieta e ho gridato contro quel doloroso scoraggiamento che soggiogava il mio spirito; ma quando la mia voce forte non era assorbita da quel silenzio implacabile, lamenti più commoventi dei miei, rispondevano ai miei clamori. Altre volte sinistre sghignazzate straciavano la mia tranquillità circostante. Qualche sconosciuto compagno sarebbe rimasto, a mio vedere, prigioniero della pazzia.Forme diaboliche, visi biancastri, espressioni animalesche sorgevano, di quando in quando, aggravando il mio stupore...Il paesaggio, quando non completamente oscuro, sembrava bagnato si una luce biancastra come se indebolita da una densa nebbia, che i rggi del Sole riscaldassero da troppo lontano. E lo strano viaggio proseguiva...Con che fine?Chi lo potrebbe dire? Sapevo soltanto che fuggivo sempre...La paura mi spgeva di colpo. Dov'eranno la mia casa, mia moglie, i miei figli? Avevo perso completamente il senso della direzione. Il timore dell'ignoto e il panico delle tenebre assorbivano tutte le mie facoltà di ragionamento, appena mi ero scrollato di quei ultimi impedimenti fisici in pieno sepolcro!La coscienza mi tormentava: preferirei l'assenza totale della ragione, il on esistere.All'inizio le lacrime mi lavavano incessantemente il viso e soltanto, in rari momenti la benedizione del sonno mi rallegrava. Però, quella sensazione di sollievo si interrompeva bruscamente. Esseri mostruosi mi svegliavano ironici, era indispensabile il fuggire da loro.Riconoscevo, adesso, questa sfera diversa, alzarsi dalla polvere del mondo, tuttavia era tardi. Pensieri angosciosi sconvolgevano la mia mente. Riuscivo a mala pena a delineare una possibile soluzione, e numerosi incidenti mi costringevano verso considerazioni sbalorditive. Mai il problema religioso era sorto così profondo ai miei occhi. I principi puramente filosofici, plitici e scintifici adesso si raffiguravano estremamente secondari per la vita umana. A mio modo di vedere, potevano rappresentare un ricco patrimonio per la sfera della Terra, ma urgeva riconoscere che l'umanità non si costituisce soltanto di generazioni transitorie bensì di Spiriti eterni, che camminano verso una gloriosa destinazione. Verificavo che qualche cosa rimane sopra tutto quel pesiero puramente intellettuale. Questo qualche cosa è la fede, manifestazione divina nell'uomo.Infatti, conoscevo il contenuto del Vecchio Testamento e troppe volte avevo sfogliato il Vangelo, mentre è doveroso il riconoscere che mai avevo cercato tra quelle parole con la luce del cuore. Le comprendevo attraverso l'osservazione di scrittori meno avvezzi ai sentimenti e alla coscienza, o anche i pieno disaccordo con le verità essenziali. In altre occasioni, le interpretavo secondo la dottrina del clero, senza mai uscire dal circolo di contraddizioni dove avevo giaciuto volontariamente.In verità non ero stato un delinquente, dal mio punto di vista. La filosofia di ciò che è transitorio mi aveva assorbito. L'esistenza terrena, che la morte aveva mutato, non era segnata da avvenimenti tanto diversi da quelli comuni.Figlio di genitori forse eccessivamente genrosi, avvo conquistato i miei titoli senza un così grande sacrificio, ho condiviso i vizi della gioventù dl mio tempo, avevo organizzato la mia dolce casa, avevo avuto dei figli, avevo raggiunto quella situazione stabile che garantisce la tranquillità economica del mio nucleo famigliare, ma analizzando con attenzione me stesso, qualche cosa mi faceva avvertire quella sensazione di tempo perso, con quella silenziosa accusa della mia coscienza.Avevo abitato la Terra, ne avevo goduto i beni, avevo raccolto le bnedizioni della vita, ma non avevo retribuito un centesim dell'enorme debito...Avevo avuto dei genitori la cui generosità e cui sacrifici per me non avevo mai calcolato; la moglie e i figli che avevo scelto e preso con possesso, tra le tele rigide del mio egoismo.Possedevo un focolare domestico che avevo chiuso a tutti quelli che camminavano nel deserto dell'angoscia. Mi ero deliziato con le gioie famigliari, scordando di stendere questa benedizione divina all'immensa famiglia umana, sordo ai semplici doveri della fraternità.Infine, come un fore nella stufa, non sopportavo ora quel clima della realtà eterna. Non avevo sviluppato in me i germi divini che il Signore della Vita aveva collocato da sempre nella mia anima. Li avevo soffocati crimonosamente nel desiderio di un benessere sfrenato. Non avevo allevato quegli organi per una nuova vita. Era giusto, anche, che mi risvegliassi come fa uno zoppo che restituito al fiume dell'eternità infinita, non può che accompagnarsi se non convulsamente al correre vorticoso delle acque; oppure come un mendicante infelice, che esausto in pieno deserto vaga inerme alla mercé dei tifoni impetuosi.Oh! amici fraterni della Terra! Quanti di voi potrebbero evitare questo cammino del rammarico con la preparazione ai terreni più interiori del cuore? Accendete la vostra luce divina, prima di attraversare la grande ombra. Cercate la verità, prima che la verità vi sorprenda.Sudate adesso per non piangere poi.
CAPITOLO I NELLE ZONE INFERIORI
Avevo l'impressione di aver perso l'idea del tempo.L'idea dello spazio era svanita da tanto.Ero convinto di non appartenere più alla folla degli incarnati del mondo, anche se i miei polmoni respiravano ancora profondamente.Da quando ero tornato giocattolo di forze irresistibili? Impossibile comprenderlo.Mi sentivo, in verità, amareggiato oltre le oscure cancellate dell'orrore. I capelli rizzati, il cuore palpitante, una terribile paura mi padroneggiava, molte ho urlato come un pazzo, ho implorato pieta e ho gridato contro quel doloroso scoraggiamento che soggiogava il mio spirito; ma quando la mia voce forte non era assorbita da quel silenzio implacabile, lamenti più commoventi dei miei, rispondevano ai miei clamori. Altre volte sinistre sghignazzate straciavano la mia tranquillità circostante. Qualche sconosciuto compagno sarebbe rimasto, a mio vedere, prigioniero della pazzia.Forme diaboliche, visi biancastri, espressioni animalesche sorgevano, di quando in quando, aggravando il mio stupore...Il paesaggio, quando non completamente oscuro, sembrava bagnato si una luce biancastra come se indebolita da una densa nebbia, che i rggi del Sole riscaldassero da troppo lontano. E lo strano viaggio proseguiva...Con che fine?Chi lo potrebbe dire? Sapevo soltanto che fuggivo sempre...La paura mi spgeva di colpo. Dov'eranno la mia casa, mia moglie, i miei figli? Avevo perso completamente il senso della direzione. Il timore dell'ignoto e il panico delle tenebre assorbivano tutte le mie facoltà di ragionamento, appena mi ero scrollato di quei ultimi impedimenti fisici in pieno sepolcro!La coscienza mi tormentava: preferirei l'assenza totale della ragione, il on esistere.All'inizio le lacrime mi lavavano incessantemente il viso e soltanto, in rari momenti la benedizione del sonno mi rallegrava. Però, quella sensazione di sollievo si interrompeva bruscamente. Esseri mostruosi mi svegliavano ironici, era indispensabile il fuggire da loro.Riconoscevo, adesso, questa sfera diversa, alzarsi dalla polvere del mondo, tuttavia era tardi. Pensieri angosciosi sconvolgevano la mia mente. Riuscivo a mala pena a delineare una possibile soluzione, e numerosi incidenti mi costringevano verso considerazioni sbalorditive. Mai il problema religioso era sorto così profondo ai miei occhi. I principi puramente filosofici, plitici e scintifici adesso si raffiguravano estremamente secondari per la vita umana. A mio modo di vedere, potevano rappresentare un ricco patrimonio per la sfera della Terra, ma urgeva riconoscere che l'umanità non si costituisce soltanto di generazioni transitorie bensì di Spiriti eterni, che camminano verso una gloriosa destinazione. Verificavo che qualche cosa rimane sopra tutto quel pesiero puramente intellettuale. Questo qualche cosa è la fede, manifestazione divina nell'uomo.Infatti, conoscevo il contenuto del Vecchio Testamento e troppe volte avevo sfogliato il Vangelo, mentre è doveroso il riconoscere che mai avevo cercato tra quelle parole con la luce del cuore. Le comprendevo attraverso l'osservazione di scrittori meno avvezzi ai sentimenti e alla coscienza, o anche i pieno disaccordo con le verità essenziali. In altre occasioni, le interpretavo secondo la dottrina del clero, senza mai uscire dal circolo di contraddizioni dove avevo giaciuto volontariamente.In verità non ero stato un delinquente, dal mio punto di vista. La filosofia di ciò che è transitorio mi aveva assorbito. L'esistenza terrena, che la morte aveva mutato, non era segnata da avvenimenti tanto diversi da quelli comuni.Figlio di genitori forse eccessivamente genrosi, avvo conquistato i miei titoli senza un così grande sacrificio, ho condiviso i vizi della gioventù dl mio tempo, avevo organizzato la mia dolce casa, avevo avuto dei figli, avevo raggiunto quella situazione stabile che garantisce la tranquillità economica del mio nucleo famigliare, ma analizzando con attenzione me stesso, qualche cosa mi faceva avvertire quella sensazione di tempo perso, con quella silenziosa accusa della mia coscienza.Avevo abitato la Terra, ne avevo goduto i beni, avevo raccolto le bnedizioni della vita, ma non avevo retribuito un centesim dell'enorme debito...Avevo avuto dei genitori la cui generosità e cui sacrifici per me non avevo mai calcolato; la moglie e i figli che avevo scelto e preso con possesso, tra le tele rigide del mio egoismo.Possedevo un focolare domestico che avevo chiuso a tutti quelli che camminavano nel deserto dell'angoscia. Mi ero deliziato con le gioie famigliari, scordando di stendere questa benedizione divina all'immensa famiglia umana, sordo ai semplici doveri della fraternità.Infine, come un fore nella stufa, non sopportavo ora quel clima della realtà eterna. Non avevo sviluppato in me i germi divini che il Signore della Vita aveva collocato da sempre nella mia anima. Li avevo soffocati crimonosamente nel desiderio di un benessere sfrenato. Non avevo allevato quegli organi per una nuova vita. Era giusto, anche, che mi risvegliassi come fa uno zoppo che restituito al fiume dell'eternità infinita, non può che accompagnarsi se non convulsamente al correre vorticoso delle acque; oppure come un mendicante infelice, che esausto in pieno deserto vaga inerme alla mercé dei tifoni impetuosi.Oh! amici fraterni della Terra! Quanti di voi potrebbero evitare questo cammino del rammarico con la preparazione ai terreni più interiori del cuore? Accendete la vostra luce divina, prima di attraversare la grande ombra. Cercate la verità, prima che la verità vi sorprenda.Sudate adesso per non piangere poi.