Ho meditato sui problemi del cammino umano, riflettendo sulle opportunità perse. Durante la vita umana, mascheravo l'espressione del volto, variandolo a seconda delle situazioni. D'altronde, non avrei potuto supporre, che in altro momento, mi sarebbero state richieste spiegazioni su semplici episodi, che solitamente consideravo come fattti senza un significato particolare. Fino a quel momento, avevo reputato, gli errori umani, soltanto seguendo i precetti della criminologia. Tutti gli eventi insignificanti, estranei ai codici, li avrei messi in relazione con i fenomeni naturali. Anche se ora mi imbattevo, su un altro sistema di analisi degli errori commessi. Non affrontavo dei tribunali di tortura, né mi sorprendevano abissi infernali, tuttavia, benefattori sorridenti che commentavano le mie debolezze come chi prende cura di un bambino disorientato, ben lontano dagli occhi paterni. Quel interesse spontaneo, tuttavia, feriva la mia vanità di uomo. Forse se fossi stato visitato da figure diaboliche con il tridente in mano e mi avessero torturato, queste forze avrebbero reso la mia sconfitta meno amara. Tuttavia, la bontà esuberante di Clarêncio, quella flessione di tenerezza del medico, la calma fraterna dell'infermiere, mi penetravano a fondo nello spirito. Non mi lacerava il desiderio di reagire, mi feriva la vergogna. E piansi. Con il viso tra le mani, come un fanciullo contrariato e infelice mi sono messo a singhiozzare con quel dolore che mi sembrava irrimediabile. Non potevo non essere in accordo. Henrique de Luna parlava con sovrabbondante ragione. Finalmente, soffocando quegli impulsi vantosi, ho riconosciuto quanto estese fossero le mie leggerezze in altri tempi. La falsa nozione di dignità personale faceva spazio alla giustizia. Davanti alla mia visione spirituale esisteva solamente, adesso, quella realtà torturante: ero in verità un suicida, avevo perso l'occasione preziosa dell'esperienza umana, non ero passato come un naufrago a chi mi raccoglieva con carità.Fu allora che il generoso Clarêncio, sedendosi sul letto, dal mio lato, mi accarezzò paternamente i capelli e così parlò commosso:-Oh! figlio mio, non ti compiangere tanto. Ti ho cercato seguendo l'intercessione di coloro che ti amano nei piani più alti. Le tue lacrime raggiungono i loro cuori. Non desideri essere grato, mantenendoti tranquillo nell'esame dei tuoi errori? In verità, la tua posizione è quella del suicidio incosciente, ma bisogna riconoscere che centinaia di creature si allontanano dalla Terra nelle tue stesse condizioni. Calmati, dunque. Approfitta dei tesori del pentimento, custodisci la benedizione del rimorso, benché tardivo, senza scordare che l'afflizione non risolve i problemi. Abbi fiducia nel Signore e nella nostra dedizione fraterna. Calma l'anima perturbata, perché molti di noi altri abbiamo già avuto modo di vagare come te, per questi tuoi cammini. Davanti alla generosità che traboccava con queste parole, ho messo la mia testa sul suo grembo paterno e ho pianto lungamente.
CAPITOLO IV - CONTINUANDO............................
Ho meditato sui problemi del cammino umano, riflettendo sulle opportunità perse. Durante la vita umana, mascheravo l'espressione del volto, variandolo a seconda delle situazioni. D'altronde, non avrei potuto supporre, che in altro momento, mi sarebbero state richieste spiegazioni su semplici episodi, che solitamente consideravo come fattti senza un significato particolare. Fino a quel momento, avevo reputato, gli errori umani, soltanto seguendo i precetti della criminologia. Tutti gli eventi insignificanti, estranei ai codici, li avrei messi in relazione con i fenomeni naturali. Anche se ora mi imbattevo, su un altro sistema di analisi degli errori commessi. Non affrontavo dei tribunali di tortura, né mi sorprendevano abissi infernali, tuttavia, benefattori sorridenti che commentavano le mie debolezze come chi prende cura di un bambino disorientato, ben lontano dagli occhi paterni. Quel interesse spontaneo, tuttavia, feriva la mia vanità di uomo. Forse se fossi stato visitato da figure diaboliche con il tridente in mano e mi avessero torturato, queste forze avrebbero reso la mia sconfitta meno amara. Tuttavia, la bontà esuberante di Clarêncio, quella flessione di tenerezza del medico, la calma fraterna dell'infermiere, mi penetravano a fondo nello spirito. Non mi lacerava il desiderio di reagire, mi feriva la vergogna. E piansi. Con il viso tra le mani, come un fanciullo contrariato e infelice mi sono messo a singhiozzare con quel dolore che mi sembrava irrimediabile. Non potevo non essere in accordo. Henrique de Luna parlava con sovrabbondante ragione. Finalmente, soffocando quegli impulsi vantosi, ho riconosciuto quanto estese fossero le mie leggerezze in altri tempi. La falsa nozione di dignità personale faceva spazio alla giustizia. Davanti alla mia visione spirituale esisteva solamente, adesso, quella realtà torturante: ero in verità un suicida, avevo perso l'occasione preziosa dell'esperienza umana, non ero passato come un naufrago a chi mi raccoglieva con carità.Fu allora che il generoso Clarêncio, sedendosi sul letto, dal mio lato, mi accarezzò paternamente i capelli e così parlò commosso:-Oh! figlio mio, non ti compiangere tanto. Ti ho cercato seguendo l'intercessione di coloro che ti amano nei piani più alti. Le tue lacrime raggiungono i loro cuori. Non desideri essere grato, mantenendoti tranquillo nell'esame dei tuoi errori? In verità, la tua posizione è quella del suicidio incosciente, ma bisogna riconoscere che centinaia di creature si allontanano dalla Terra nelle tue stesse condizioni. Calmati, dunque. Approfitta dei tesori del pentimento, custodisci la benedizione del rimorso, benché tardivo, senza scordare che l'afflizione non risolve i problemi. Abbi fiducia nel Signore e nella nostra dedizione fraterna. Calma l'anima perturbata, perché molti di noi altri abbiamo già avuto modo di vagare come te, per questi tuoi cammini. Davanti alla generosità che traboccava con queste parole, ho messo la mia testa sul suo grembo paterno e ho pianto lungamente.