Attento alle raccomandazioni di Clarêncio, cercavo di ricostruire le energie per ricominciare l'apprendistato. In altri tempi,magari, mi sarei sentito offeso con le osservazioni apparentemente dure; ma in quelle circostanze, ricordavo i miei antichi errori e mi sentivo confortato. I fluidi carnali, materiali, costringono l'anima a profone inattività. In verità, solo adesso riconoscevo che l'esperienza umana, innessun modo può essere vissuta con leggerezza. L'importanza dell'incarnazione sulla Terra sorgeva ai miei occhi, evidenziando grandezze fin ora ignorate.Considerando le opportunità perse, riconoscevo di non meritare l'ospitalità a Nostra Dimora. Clarêncio aveva una doppia ragione nel parlarmi con quella franchezza.Ho passato molti giorni in profonde riflessioni sulla mia vita. Nell'intimo ero ansioso e nutrivo il desiderio di rivedere la mia casa sulla Terra. Mi contenevo, però, nel richiedere nuove concessioni. I benefattori del Ministero dell'Ausilio erano ecessivamente generosi con me. Indovinavano i miei pensieri. Se fino a quel momento non avevano soddisfato questo mio desiderio, ciò significava che non era ancora arrivato il momento giusto. Io tacevo, allora, rassegnato e un po' triste. Lísias faceva il possibile per rallegrarmi con i suoi pareri consolatori. Però, io mi trovavo in questa fase di raccoglimento inesprimibile, alla quale l'uomo è chiamato da dentro di sè stesso, dalla coscienza profonda.Un giorno, tuttavia, il buon visitatore penetrò, radiante, nel mio appartamento, esclamando:-Indovina chi è arrivato a trovarti!Quella fisionomia allegra, quelli occhi brillanti di Lísias, non m'ingannavano.-Mia madre! - ho risposto, fiducioso.Con gli occhi spalancati dalla felicità, vedo mia madre entrare con le braccia stese.-Figlio! Figlio mio! Viene da me, mio caro!Non riesco a dire che cosa provai poi. Mi sentì bambino, come nel tempo in cui giocavo con la pioggia, a piedi nudi, nella sabbia del giardino. Mi sono abbracciato a lei affettuosamente,piangendo di gioia, vivendo con trasporto la grande felicità spirituale. La baciai diverse volte, stringendola nelle braccia, mischiando le mie lacrime con le sue, e non lo so quanto tempo siamo rimasti abbracciati. Alla fine, fu lei a svegliarmi dell'estasi, raccomandando:-Andiamo, figlio, non emozionarti così tanto! L'allegria quando è eccessiva può anche ferire il cuore.E invece di tenere la mia adorata vecchietta tra le braccia, come facevo nella Terra, negli ultimi tempi del suo soggiorno, fu lei ad asciugarmi il pianto copioso, conducendomi fino al divano.Mi sono seduto accanto a lei, e ha adagiato con cura la mia testa stanca sulle sue ginocchia, accarezzandomi lievemente, confortandomi alla luce di preziosi ricordi. Mi sono sentito, così, il più felice degli uomini. Mi sentivo come un marinaio che dopo una furiosa tempesta è finalmente ancorato in un porto sicuro. La presenza materna costituiva infinito conforto per il mio cuore. Quei minuti mi davano l'idea di un sogno tessuto in una trama di felicità indicibile. Come un bambino che cerca i dettagli, fissavo il suo abito, copia perfetta di uno dei suoi vecchi vestiti di casa. Notando il vestito scuro, le calze di lana, la mantella blu, ho osservati la piccola testa, aureolata dai capelli imbiancati, con rughe sul viso, e lo sguardo dolce e tranquillo di tutti i giorni. Le mie mani tremolanti di contentezza, accarezzavano le sue, senza riuscire ad articolare una frase. Mia madre, tuttavia, più forte di me, parlò con serenità:-Mai riusciremo a ringraziare Dio per questo gran dono. Il Padre non ci dimentica mai, figlio mio. Che lungo tempo di separazione! Però, non pensare che mi fossi dimenticata di te. gni tanto, la Provvidenza separa i cuori temporaneamente, perché imparino l'amore divino.Avvertendo quella sua tenerezza di sempre, ho sentito che si ravvivavano in me piaghe terrene.Come pesa l'imperfezione accumulata in tanti secoli consecutivi! Quante volte ho sentito i consigli salutari di Clarêncio, e le osservazioni fraterne di Lísias, di rinunciare alle lamentele. Dal pianto d'allegria sono arrivato alle lacrime d'angoscia, ricordando quelle mie passate sofferenze. Non riuscivo a capire che la visita non era per soddisfare i miei capricci, ma bensì una preziosa benedizione della misericordia divina. Ricopiando le antiche abitudini pensando che mia madre fosse ancora la confidente e la vittima dei miei lamenti e dei miei mali senza fine. Sulla Terra le madri, di solito, sono spesso delle schiave per i loro figli. Rari sono coloro che comprendono la loro devozione prima di perderla. Con gli stessi falsi concetti d'altri tempi, sono caduto sul terreno dlle confidenze dolorose.Mia madre mi ascoltò in silenzio, lasciando intravedere una inesprimibile malinconia. Con gli occhi umidi, avvicinandomi sempre più stretto al suo cuore, parlò affettuosamente:-Oh! figlio,non ignoro le istruzioni che il nostro generoso Clarêncio ti ha dato. Non lamentarti. Ringrazia il Padre per la benedizione di questo riavvicinamento.Sentiamoci, adesso, in una scuola diversa, dove impariamo ad essere figli del Signore. Nella posizione di madre terrestre,non sempre sono riuscita ad orientarti come sarebbe giusto. Anche io lavoro, raggiustando il mio cuore. Le tue lacrime mi fanno tornare al paesaggio dei sentimenti umani. Qualcosa prova a riportarmi tra i ricordi passati della mia anima. Vorrei dare ragione ai tuoi lamenti, erigerti un trono come se fossi la migliore creatura dell'universo; ma questo comportamento non sarebbe in armonia con le nuove lezioni di vita di qui. Questi gesti sono perdonabili nella sfera della carne; qui però, figlio mio, è indispensabile seguire prima di tutto il Signore.Non sei l'unico uomo disincarnato a riparare i propri sbagli, neanche io sono l'unica madre a vivere lontana dai propri amati. Il merito di questa nostra sofferenza, figlio mio, non soggiace sulle lacrime che spargiamo, e in quelle ferite benedette che ci hanno inflitto, ma in quella porta luminosa che offre allo spirito la possibilità di essere più comprensibili e più umani. Le lacrime e le ferite sono gli strumenti benedetti che ci aiutano a purificare la nostra stessa anima.Dopo una lunga pausa, di cui la mia coscienza avvertiva la profonda solennità, mia madre ha proseguito:-Perché non profittare di questi minuti veloci, per espanderci nell'amore, invece di perderci nell'ombra della infelicità? Rallegriamoci figlio, e lavoriamo incessantemente. Modifical'attitudine mentale. Mi conforta la tua fiducia sulmio affetto, provo una sublime felicità nella tua tenerezza filiale, ma non poss retrocedere nelle mie esperienze. Amiamoci, adesso, con il grande e sacro amore divino.Quelle parole benedette mi svegliarono. Sentivo l'impressione di fluidi vigorosi che partivano dal sentimento materno rivitalizzando il mio cuore. Mia madre mi contemplava orgogliosa, facendomi vedere un bel sorriso.Io mi alzai, rispettoso, sentendola più armoniosa e più bella che mai.
CAPITOLO XV - LA VISITA MATERNA
Attento alle raccomandazioni di Clarêncio, cercavo di ricostruire le energie per ricominciare l'apprendistato. In altri tempi,magari, mi sarei sentito offeso con le osservazioni apparentemente dure; ma in quelle circostanze, ricordavo i miei antichi errori e mi sentivo confortato. I fluidi carnali, materiali, costringono l'anima a profone inattività. In verità, solo adesso riconoscevo che l'esperienza umana, innessun modo può essere vissuta con leggerezza. L'importanza dell'incarnazione sulla Terra sorgeva ai miei occhi, evidenziando grandezze fin ora ignorate.Considerando le opportunità perse, riconoscevo di non meritare l'ospitalità a Nostra Dimora. Clarêncio aveva una doppia ragione nel parlarmi con quella franchezza.Ho passato molti giorni in profonde riflessioni sulla mia vita. Nell'intimo ero ansioso e nutrivo il desiderio di rivedere la mia casa sulla Terra. Mi contenevo, però, nel richiedere nuove concessioni. I benefattori del Ministero dell'Ausilio erano ecessivamente generosi con me. Indovinavano i miei pensieri. Se fino a quel momento non avevano soddisfato questo mio desiderio, ciò significava che non era ancora arrivato il momento giusto. Io tacevo, allora, rassegnato e un po' triste. Lísias faceva il possibile per rallegrarmi con i suoi pareri consolatori. Però, io mi trovavo in questa fase di raccoglimento inesprimibile, alla quale l'uomo è chiamato da dentro di sè stesso, dalla coscienza profonda.Un giorno, tuttavia, il buon visitatore penetrò, radiante, nel mio appartamento, esclamando:-Indovina chi è arrivato a trovarti!Quella fisionomia allegra, quelli occhi brillanti di Lísias, non m'ingannavano.-Mia madre! - ho risposto, fiducioso.Con gli occhi spalancati dalla felicità, vedo mia madre entrare con le braccia stese.-Figlio! Figlio mio! Viene da me, mio caro!Non riesco a dire che cosa provai poi. Mi sentì bambino, come nel tempo in cui giocavo con la pioggia, a piedi nudi, nella sabbia del giardino. Mi sono abbracciato a lei affettuosamente,piangendo di gioia, vivendo con trasporto la grande felicità spirituale. La baciai diverse volte, stringendola nelle braccia, mischiando le mie lacrime con le sue, e non lo so quanto tempo siamo rimasti abbracciati. Alla fine, fu lei a svegliarmi dell'estasi, raccomandando:-Andiamo, figlio, non emozionarti così tanto! L'allegria quando è eccessiva può anche ferire il cuore.E invece di tenere la mia adorata vecchietta tra le braccia, come facevo nella Terra, negli ultimi tempi del suo soggiorno, fu lei ad asciugarmi il pianto copioso, conducendomi fino al divano.Mi sono seduto accanto a lei, e ha adagiato con cura la mia testa stanca sulle sue ginocchia, accarezzandomi lievemente, confortandomi alla luce di preziosi ricordi. Mi sono sentito, così, il più felice degli uomini. Mi sentivo come un marinaio che dopo una furiosa tempesta è finalmente ancorato in un porto sicuro. La presenza materna costituiva infinito conforto per il mio cuore. Quei minuti mi davano l'idea di un sogno tessuto in una trama di felicità indicibile. Come un bambino che cerca i dettagli, fissavo il suo abito, copia perfetta di uno dei suoi vecchi vestiti di casa. Notando il vestito scuro, le calze di lana, la mantella blu, ho osservati la piccola testa, aureolata dai capelli imbiancati, con rughe sul viso, e lo sguardo dolce e tranquillo di tutti i giorni. Le mie mani tremolanti di contentezza, accarezzavano le sue, senza riuscire ad articolare una frase. Mia madre, tuttavia, più forte di me, parlò con serenità:-Mai riusciremo a ringraziare Dio per questo gran dono. Il Padre non ci dimentica mai, figlio mio. Che lungo tempo di separazione! Però, non pensare che mi fossi dimenticata di te. gni tanto, la Provvidenza separa i cuori temporaneamente, perché imparino l'amore divino.Avvertendo quella sua tenerezza di sempre, ho sentito che si ravvivavano in me piaghe terrene.Come pesa l'imperfezione accumulata in tanti secoli consecutivi! Quante volte ho sentito i consigli salutari di Clarêncio, e le osservazioni fraterne di Lísias, di rinunciare alle lamentele. Dal pianto d'allegria sono arrivato alle lacrime d'angoscia, ricordando quelle mie passate sofferenze. Non riuscivo a capire che la visita non era per soddisfare i miei capricci, ma bensì una preziosa benedizione della misericordia divina. Ricopiando le antiche abitudini pensando che mia madre fosse ancora la confidente e la vittima dei miei lamenti e dei miei mali senza fine. Sulla Terra le madri, di solito, sono spesso delle schiave per i loro figli. Rari sono coloro che comprendono la loro devozione prima di perderla. Con gli stessi falsi concetti d'altri tempi, sono caduto sul terreno dlle confidenze dolorose.Mia madre mi ascoltò in silenzio, lasciando intravedere una inesprimibile malinconia. Con gli occhi umidi, avvicinandomi sempre più stretto al suo cuore, parlò affettuosamente:-Oh! figlio,non ignoro le istruzioni che il nostro generoso Clarêncio ti ha dato. Non lamentarti. Ringrazia il Padre per la benedizione di questo riavvicinamento.Sentiamoci, adesso, in una scuola diversa, dove impariamo ad essere figli del Signore. Nella posizione di madre terrestre,non sempre sono riuscita ad orientarti come sarebbe giusto. Anche io lavoro, raggiustando il mio cuore. Le tue lacrime mi fanno tornare al paesaggio dei sentimenti umani. Qualcosa prova a riportarmi tra i ricordi passati della mia anima. Vorrei dare ragione ai tuoi lamenti, erigerti un trono come se fossi la migliore creatura dell'universo; ma questo comportamento non sarebbe in armonia con le nuove lezioni di vita di qui. Questi gesti sono perdonabili nella sfera della carne; qui però, figlio mio, è indispensabile seguire prima di tutto il Signore.Non sei l'unico uomo disincarnato a riparare i propri sbagli, neanche io sono l'unica madre a vivere lontana dai propri amati. Il merito di questa nostra sofferenza, figlio mio, non soggiace sulle lacrime che spargiamo, e in quelle ferite benedette che ci hanno inflitto, ma in quella porta luminosa che offre allo spirito la possibilità di essere più comprensibili e più umani. Le lacrime e le ferite sono gli strumenti benedetti che ci aiutano a purificare la nostra stessa anima.Dopo una lunga pausa, di cui la mia coscienza avvertiva la profonda solennità, mia madre ha proseguito:-Perché non profittare di questi minuti veloci, per espanderci nell'amore, invece di perderci nell'ombra della infelicità? Rallegriamoci figlio, e lavoriamo incessantemente. Modifical'attitudine mentale. Mi conforta la tua fiducia sulmio affetto, provo una sublime felicità nella tua tenerezza filiale, ma non poss retrocedere nelle mie esperienze. Amiamoci, adesso, con il grande e sacro amore divino.Quelle parole benedette mi svegliarono. Sentivo l'impressione di fluidi vigorosi che partivano dal sentimento materno rivitalizzando il mio cuore. Mia madre mi contemplava orgogliosa, facendomi vedere un bel sorriso.Io mi alzai, rispettoso, sentendola più armoniosa e più bella che mai.