Non mi sapevo spiegare quel mio grande desiderio di poter visitare il reparto femminile delle Camere di Rettificazione. Ho parlato con Narcisa a proposito di questo, e lei con soddisfazione si è offerta di portarmi lì. -Quando il Padre ci convoca in un determinato posto - disse con bontà, - è perché là ci attende qualche compito. Ogni situazione nella vita ha una sua finalità definita...Non dimenticare questo principio nelle tue visite apparentemente casuali. Fintanto che i nostri pensieri sono focalizzati alla pratica del bene, non sarà difficile il ritrovarvi i suggerimenti divini.-Nello stesso giorno, l'infermiera mi accompagnò a cercare Nemésia, una importante cooperatrice in servizio in quel reparto.Non è stato difficile trovarla.Nella corsia trovai molte donne sistemate in file di letti ben curati, che somigliavano più a dei brandelli umani. Qui e lì avvertivo gemiti acuti ed angosciose esclamazioni. Nemésia, che irradiava la stessa generosità di narcisa, parlò con bontà:-Per ora penso che l'amico debba essere abituato a questi scenari. Nel reparto maschile la situazione è quasi la stessa.E facendo un gesto espressivo alla compagna, aggiunse:-Narcisa, mi faccia il piacere di accompagnare questo nostro fratello e fagli vedere i servizi che giudichi più adatti al suo appredistato. Mettetivi a vostro aggio.La mia amica ed io parlavamo della vanità umana, sempre attrata dai piaceri fisici, e ricordandone le osservazioni e gli insegnasmenti sull'argomento, siamo arrivati al padiglione 7. Lì vi erano alcune decine di donne, in letti separati l'uno vicino all'altro ma ad una distanza regolare.Stavo studiando la fisionomia delle inferme, quando ne fissai una che mi fece una viva impressione. Chi potrebbe essere quella donna asgosciata e dall'apparenza originale? Il suo volto sembrava prematuramente invecchiato, e le labbra avevano una contrazione mista all'ironia e alla rassegnazione.Gli occhi senza luce e tristi, si mostravano difettosi. La mia memoria era inquieta, il mio cuore era oppresso, e in pochi istanti ho focalizzato il mio passato. Era Elisa. Quella stessa Elisa cge avevo conosciuto quando ero ragazzo. Era mutata dalla sofferenza, ma non potevo aver nessun dubbio. Ricordavo perfettamente quel giorno in cui lei umile, entrava nella nostra casa, portata da una vecchia amica di mia madre, che ne accettò le referenze ammettendola ai servizi domestici. Da principio non vi era niente di straordinario, ma poi quella intimità eccessiva, di chi abusa perché può ordinare e di chi risente di dover servire qualcuno. Elisa mi sembrava abbastanza volgare, e quando sola con me, commentava senza scrupolo certe avventure della sua gioventù, aggravando con questo la nsotra imprudenza con i pensieri. Mi sono ricordato il giorno che mia madre mi ha chiamato per un gisuto consiglio. Quella intimità non stava bene, diceva. Era accettabile l'essere gentile e generoso con la serva, ma entro limiti convenienti.Tuttavia, io imprudentemente, sono andato al di là dall'amicizia.Senza il coraggio di farmi qualsiasi accusa, con una grande angoscia morale, Elisa abbandonò più tardi la nostra casa. E il tempo passò riducendo nel mio pensiero questo episodio come ad un mero incidente della mia esistenza umana. Ma intanto, questo episodio così come tutte le cose della vita, era ancora vivo. Davanti a me vi era Elisa, vinta e umiliata! Dove aveva vissuto qusta misera creatura, che così presto aveva provato tali sofferenze?Da dove veniva? Ah!...in questo caso non ero davanti a Silveira, con cui condividevo il debito con mio padre. Il debito adesso era interamente mio. Tremavo di vergogna a seguito di quei ricordi, ma come un bimbo ansioso di perdono per gli sbagli commessi, sono andato da Narcisa chiedendole consiglio. io stesso ammiravo la fiducia che quelle sante donne mi inspiravano. Forse non avrei mai il coraggio di chiedere al Ministro Clarêncio i consigli che ho chiesto alla madre di Lísias, e probabilmente altra sarebbe stata la mia condotta in quel momento, se avessi avuto Tobias al mio fianco.Considerando che la donna generosa e cristiana fosse come sempre è una madre, mi sono rivolto all'infermiera con più fiducia che mai.Narcisa, con lo sguardo che mi fece, sembrava comprendermi. Cominciai a parlare, contenendo il pianto, ma ad un certo momento di quella confessione penosa, la mia amica mi interruppe:-Non hai bisogno di continuare. Immagino l'epilogo della storia. Non lasciarti andare con pensieri distruttivi. Conosco il tuo martirio morale per esperienza personale. Dal momento che il Signore ti ha permesso di rincontrare adesso questa sorella, è perché Egli pensa che tu sia pronto per ripagare il debito.Vedendo la mia indecisione, proseguì:-Non temere. Avvicinati a lei e confortala. Fratello mio, tutti noi ritroviamo sul nsotro cammino i frutti del bene o del male che abbiamo seminato. Questa frase è una affermazione della dottrina, è una realtà universale. Ho raccolto molto profitto da situazioni uguali a questa. Benedetti sono i debitori pronti nel ripagare.Percependo la mia ferma risoluzione di intraprendere il necessario per saldare il conto, accentuò:-Andiamo, ma non farti riconoscere per adesso. Lascialo a più tardi, quando sei già stato in grado di aiutarla positivamente.Questo non sarà difficile peer il momento, dato che si trova in uno stato di completa cecità. Dalle forze che la circondano, noto in lei la triste caratteristica di quelle madri sconfitte e di quelle donne di nessuno.Ci siamo avvicinati. Presi l'iniziativa nel parlare con conforto. Elisa ci disse il suo nome, e ci diede altre informazioni. Era stata portata nelle Camere della Rettificazione da tre mesi. Con lo scopo di umiliare me stesso, davanti Narcisa, affinché la lezione mi penetrasse nell'anima con caratteri indelebili, domandai:-E la tua storia, Elisa?Devi aver sofferto molto...Sentendo l'inflessione della mia domanda, sorrise molto rassegnata, e si sfogò:-Perché ricordare cose talmente tristi?-Le esperienze dolorose ci portano sempre degli insegnamenti - obiettai.L'infelice che dimostrava una profonda trasformazione morale, medit`alcuni attimi come per concatenare le idee, e raccontò:-La mia esperienza fu come quella di tutte le donne frivole che scambiano il pane benedetto del lavoro con il fiele velenoso dell'illusione. In quella mia distante gioventù, come figlia di genitori poverissimi, ho trovato lavoro in casa di un ricco commerciante, dove la mia vita ha iniziato la sua grande trasformazione. Questo negoziante aveva un figlio, giovane come me, e dopo l'intimità che si stabilì fra di noi, quando qualsiasi reazione da parte mia sarebbe stata inutile, ho dimenticato criminosamente che Dio riserva il lavoro a tutti coloro che amano la vita degna, senza guardare il passato erroneo, ma io mi sono lasciata andare, comunque, a quelle esperienze dolorose che non serve commentare. Ho conosciuto da vicino il piacere, il lusso, il conforto materiale e in seguito l'orrore di me stessa, la sifilide, l'ospedale, l'abbandono di tutti, le tristi delusioni che culminarono nella cecità e nella morte del corpo. Ho vagato per molto tempo, nella mia terribile disperazione, ma un giorno ho così tanto chiesto l'aiuto della Vergine di Nazaret, che i messaggeri del bene mi hanno preso per l'amore del suo nome, portandomi in questa casa benedeta di consolazione.Commosso fino alle lacrime, ho domandato:-E lui? Come si chiama l'uomo che ti ha resa così infelice?L'ho sentita pronunciare il mio nome e quello dei miei genitori.-E tu lo odi? - domandai malinconico.Lei sorrise e rispose:-Durante tutta la mia passata sofferenza, maledicevo il suo ricordo, nutrendo per lui un odio mortale; ma la sorella Nemésia, mi trasformò. Mi resi conto che per odiarlo, dovevo odiare anche me stessa. Nel mio caso, la colpa avrebbe dovuto essere divisa. Però, non devo biasimare nessuno.Quella umiltà mi sensibilizzò. Ho preso la sua mano, dove senza poterlo evitare, mi è scivolata una lacrima di pentimento e di rimorso.-Ascolta amica mia - ho detto con forte emozione-, anche io mi chiamo André e ho bisogno di aiutarti.Conta su di me d'ora in poi.-E la tua voce - disse Elisa ingenuamente - sembra la sua. -Va bene- ho continuato commosso -, per ora io non ho una mia famiglia a Nostra Dimora.Ma tu sarai qui come una mia cara sorella. Conta sulla mia devozione come quella di un amico.Nel volto sofferente, sio insinuò un grande sorriso luminoso.-Come ti sono grata! - disse lei asciugandosi le lacrime - da quanti anni nessuno mi parlava così, con questo tono familiare, che mi offre il conforto dell'amicizia sincera!...Che Gesù ti benedica.In quel istante, quando le mie lacrime si sono fatte abbondanti, Narcisa mi prese le mani maternamente, e ripeté:-Che Gesù lo bendica.
CAPITOLO XL - CHI SEMINA RACCOGLIE
Non mi sapevo spiegare quel mio grande desiderio di poter visitare il reparto femminile delle Camere di Rettificazione. Ho parlato con Narcisa a proposito di questo, e lei con soddisfazione si è offerta di portarmi lì. -Quando il Padre ci convoca in un determinato posto - disse con bontà, - è perché là ci attende qualche compito. Ogni situazione nella vita ha una sua finalità definita...Non dimenticare questo principio nelle tue visite apparentemente casuali. Fintanto che i nostri pensieri sono focalizzati alla pratica del bene, non sarà difficile il ritrovarvi i suggerimenti divini.-Nello stesso giorno, l'infermiera mi accompagnò a cercare Nemésia, una importante cooperatrice in servizio in quel reparto.Non è stato difficile trovarla.Nella corsia trovai molte donne sistemate in file di letti ben curati, che somigliavano più a dei brandelli umani. Qui e lì avvertivo gemiti acuti ed angosciose esclamazioni. Nemésia, che irradiava la stessa generosità di narcisa, parlò con bontà:-Per ora penso che l'amico debba essere abituato a questi scenari. Nel reparto maschile la situazione è quasi la stessa.E facendo un gesto espressivo alla compagna, aggiunse:-Narcisa, mi faccia il piacere di accompagnare questo nostro fratello e fagli vedere i servizi che giudichi più adatti al suo appredistato. Mettetivi a vostro aggio.La mia amica ed io parlavamo della vanità umana, sempre attrata dai piaceri fisici, e ricordandone le osservazioni e gli insegnasmenti sull'argomento, siamo arrivati al padiglione 7. Lì vi erano alcune decine di donne, in letti separati l'uno vicino all'altro ma ad una distanza regolare.Stavo studiando la fisionomia delle inferme, quando ne fissai una che mi fece una viva impressione. Chi potrebbe essere quella donna asgosciata e dall'apparenza originale? Il suo volto sembrava prematuramente invecchiato, e le labbra avevano una contrazione mista all'ironia e alla rassegnazione.Gli occhi senza luce e tristi, si mostravano difettosi. La mia memoria era inquieta, il mio cuore era oppresso, e in pochi istanti ho focalizzato il mio passato. Era Elisa. Quella stessa Elisa cge avevo conosciuto quando ero ragazzo. Era mutata dalla sofferenza, ma non potevo aver nessun dubbio. Ricordavo perfettamente quel giorno in cui lei umile, entrava nella nostra casa, portata da una vecchia amica di mia madre, che ne accettò le referenze ammettendola ai servizi domestici. Da principio non vi era niente di straordinario, ma poi quella intimità eccessiva, di chi abusa perché può ordinare e di chi risente di dover servire qualcuno. Elisa mi sembrava abbastanza volgare, e quando sola con me, commentava senza scrupolo certe avventure della sua gioventù, aggravando con questo la nsotra imprudenza con i pensieri. Mi sono ricordato il giorno che mia madre mi ha chiamato per un gisuto consiglio. Quella intimità non stava bene, diceva. Era accettabile l'essere gentile e generoso con la serva, ma entro limiti convenienti.Tuttavia, io imprudentemente, sono andato al di là dall'amicizia.Senza il coraggio di farmi qualsiasi accusa, con una grande angoscia morale, Elisa abbandonò più tardi la nostra casa. E il tempo passò riducendo nel mio pensiero questo episodio come ad un mero incidente della mia esistenza umana. Ma intanto, questo episodio così come tutte le cose della vita, era ancora vivo. Davanti a me vi era Elisa, vinta e umiliata! Dove aveva vissuto qusta misera creatura, che così presto aveva provato tali sofferenze?Da dove veniva? Ah!...in questo caso non ero davanti a Silveira, con cui condividevo il debito con mio padre. Il debito adesso era interamente mio. Tremavo di vergogna a seguito di quei ricordi, ma come un bimbo ansioso di perdono per gli sbagli commessi, sono andato da Narcisa chiedendole consiglio. io stesso ammiravo la fiducia che quelle sante donne mi inspiravano. Forse non avrei mai il coraggio di chiedere al Ministro Clarêncio i consigli che ho chiesto alla madre di Lísias, e probabilmente altra sarebbe stata la mia condotta in quel momento, se avessi avuto Tobias al mio fianco.Considerando che la donna generosa e cristiana fosse come sempre è una madre, mi sono rivolto all'infermiera con più fiducia che mai.Narcisa, con lo sguardo che mi fece, sembrava comprendermi. Cominciai a parlare, contenendo il pianto, ma ad un certo momento di quella confessione penosa, la mia amica mi interruppe:-Non hai bisogno di continuare. Immagino l'epilogo della storia. Non lasciarti andare con pensieri distruttivi. Conosco il tuo martirio morale per esperienza personale. Dal momento che il Signore ti ha permesso di rincontrare adesso questa sorella, è perché Egli pensa che tu sia pronto per ripagare il debito.Vedendo la mia indecisione, proseguì:-Non temere. Avvicinati a lei e confortala. Fratello mio, tutti noi ritroviamo sul nsotro cammino i frutti del bene o del male che abbiamo seminato. Questa frase è una affermazione della dottrina, è una realtà universale. Ho raccolto molto profitto da situazioni uguali a questa. Benedetti sono i debitori pronti nel ripagare.Percependo la mia ferma risoluzione di intraprendere il necessario per saldare il conto, accentuò:-Andiamo, ma non farti riconoscere per adesso. Lascialo a più tardi, quando sei già stato in grado di aiutarla positivamente.Questo non sarà difficile peer il momento, dato che si trova in uno stato di completa cecità. Dalle forze che la circondano, noto in lei la triste caratteristica di quelle madri sconfitte e di quelle donne di nessuno.Ci siamo avvicinati. Presi l'iniziativa nel parlare con conforto. Elisa ci disse il suo nome, e ci diede altre informazioni. Era stata portata nelle Camere della Rettificazione da tre mesi. Con lo scopo di umiliare me stesso, davanti Narcisa, affinché la lezione mi penetrasse nell'anima con caratteri indelebili, domandai:-E la tua storia, Elisa?Devi aver sofferto molto...Sentendo l'inflessione della mia domanda, sorrise molto rassegnata, e si sfogò:-Perché ricordare cose talmente tristi?-Le esperienze dolorose ci portano sempre degli insegnamenti - obiettai.L'infelice che dimostrava una profonda trasformazione morale, medit`alcuni attimi come per concatenare le idee, e raccontò:-La mia esperienza fu come quella di tutte le donne frivole che scambiano il pane benedetto del lavoro con il fiele velenoso dell'illusione. In quella mia distante gioventù, come figlia di genitori poverissimi, ho trovato lavoro in casa di un ricco commerciante, dove la mia vita ha iniziato la sua grande trasformazione. Questo negoziante aveva un figlio, giovane come me, e dopo l'intimità che si stabilì fra di noi, quando qualsiasi reazione da parte mia sarebbe stata inutile, ho dimenticato criminosamente che Dio riserva il lavoro a tutti coloro che amano la vita degna, senza guardare il passato erroneo, ma io mi sono lasciata andare, comunque, a quelle esperienze dolorose che non serve commentare. Ho conosciuto da vicino il piacere, il lusso, il conforto materiale e in seguito l'orrore di me stessa, la sifilide, l'ospedale, l'abbandono di tutti, le tristi delusioni che culminarono nella cecità e nella morte del corpo. Ho vagato per molto tempo, nella mia terribile disperazione, ma un giorno ho così tanto chiesto l'aiuto della Vergine di Nazaret, che i messaggeri del bene mi hanno preso per l'amore del suo nome, portandomi in questa casa benedeta di consolazione.Commosso fino alle lacrime, ho domandato:-E lui? Come si chiama l'uomo che ti ha resa così infelice?L'ho sentita pronunciare il mio nome e quello dei miei genitori.-E tu lo odi? - domandai malinconico.Lei sorrise e rispose:-Durante tutta la mia passata sofferenza, maledicevo il suo ricordo, nutrendo per lui un odio mortale; ma la sorella Nemésia, mi trasformò. Mi resi conto che per odiarlo, dovevo odiare anche me stessa. Nel mio caso, la colpa avrebbe dovuto essere divisa. Però, non devo biasimare nessuno.Quella umiltà mi sensibilizzò. Ho preso la sua mano, dove senza poterlo evitare, mi è scivolata una lacrima di pentimento e di rimorso.-Ascolta amica mia - ho detto con forte emozione-, anche io mi chiamo André e ho bisogno di aiutarti.Conta su di me d'ora in poi.-E la tua voce - disse Elisa ingenuamente - sembra la sua. -Va bene- ho continuato commosso -, per ora io non ho una mia famiglia a Nostra Dimora.Ma tu sarai qui come una mia cara sorella. Conta sulla mia devozione come quella di un amico.Nel volto sofferente, sio insinuò un grande sorriso luminoso.-Come ti sono grata! - disse lei asciugandosi le lacrime - da quanti anni nessuno mi parlava così, con questo tono familiare, che mi offre il conforto dell'amicizia sincera!...Che Gesù ti benedica.In quel istante, quando le mie lacrime si sono fatte abbondanti, Narcisa mi prese le mani maternamente, e ripeté:-Che Gesù lo bendica.