Ombre di Luce

dove il cuore degli amanti


E quella a me: «Nessun maggior dolore / che ricordarsi del tempo felice / nella miseria; e ciò sa 'l tuo dottoreDante, Inferno, V 121-123  [Tutta un'umanità vive nel mito del tempo felice, di un paradiso perduto, di una condizione che non gli appartiene più. E tutta l'umanità avanza prometeicamente alla riconquista di quel tempo per cui il fine, tanto spesso, giustifica i mezzi. E se il piccolo dà il grande, mai viceversa, é il collettivo che discende dall'individuo così che ogni condizione è, prima di tutto, quella di ogni essere nell'essere e nel suo divenire. E il divenire genera il ricordo del divenire che ci appare come un Giano bifronte che può elevare ma può anche schiacciare. In quella elevazione v'è l'unità dei cuori, che 'nsieme vanno e paiono sì al vento esser leggeri; per il moto opposto, del ricordo, il Sommo Poeta colloca all'inferno il cuore degli amanti.]