Nella mia vita porto diversi ricordi legati al collo come un souvenir.A 16 anni cominciai a fare il disk jockey per una radio locale. Mettevo i dischi (perchè allora c'erano i vinili e pochissimi cd), preparavo fisicamente le cassette con le pubblicità e il segnale orario. La cosa più bella era prendere le telefonate delle persone che chiamavano per le dediche/richieste. Il programma era così: la trasmissione iniziava alle 9 ed io mi presentavo mezz'ora prima, preparavo i primi dischi e aprivo le telefonate al pubblico. Salutavo insieme alla speaker (Stefania dove sei? mi manchi!) e nei saluti c'infilavo sempre qualche amico (ok, amica, va bene, anche se ero piccolo non ero stupido). Chiamavano molte persone per essere una piccola realtà e mi divertivo a parlare con chi faceva le richieste... a volte dicevano "fai tu" e poi richiamavano per ringraziare perchè la canzone era piaciuta. Ero un adolescente e quindi ero l'ultima pedina della scacchiera ma la radio mi piaceva e la facevo volentieri. Perchè la radio si fa. Poi era molto bello quando ti mandavano in giro ai concerti (in realtà oggi li chiameremmo bootleg perchè, anche se i più grandi se li prendeva chi era lì da più tempo, potevi andare a vederti i cantanti in mezzo alla stampa anche se poi io, di solito, mi infilavo di sotto nel "prato"). Dopo c'era l'intervista di rito e una piccola recensione che avrebbe letto qualcun altro perchè io non ero mica lo speaker, ovvio! In questo modo ne ho visti tanti di giovani artisti, principalmente di meteore della musica, ma uno invece ha fatto un po' più di strada degli altri.
Souvenir
Nella mia vita porto diversi ricordi legati al collo come un souvenir.A 16 anni cominciai a fare il disk jockey per una radio locale. Mettevo i dischi (perchè allora c'erano i vinili e pochissimi cd), preparavo fisicamente le cassette con le pubblicità e il segnale orario. La cosa più bella era prendere le telefonate delle persone che chiamavano per le dediche/richieste. Il programma era così: la trasmissione iniziava alle 9 ed io mi presentavo mezz'ora prima, preparavo i primi dischi e aprivo le telefonate al pubblico. Salutavo insieme alla speaker (Stefania dove sei? mi manchi!) e nei saluti c'infilavo sempre qualche amico (ok, amica, va bene, anche se ero piccolo non ero stupido). Chiamavano molte persone per essere una piccola realtà e mi divertivo a parlare con chi faceva le richieste... a volte dicevano "fai tu" e poi richiamavano per ringraziare perchè la canzone era piaciuta. Ero un adolescente e quindi ero l'ultima pedina della scacchiera ma la radio mi piaceva e la facevo volentieri. Perchè la radio si fa. Poi era molto bello quando ti mandavano in giro ai concerti (in realtà oggi li chiameremmo bootleg perchè, anche se i più grandi se li prendeva chi era lì da più tempo, potevi andare a vederti i cantanti in mezzo alla stampa anche se poi io, di solito, mi infilavo di sotto nel "prato"). Dopo c'era l'intervista di rito e una piccola recensione che avrebbe letto qualcun altro perchè io non ero mica lo speaker, ovvio! In questo modo ne ho visti tanti di giovani artisti, principalmente di meteore della musica, ma uno invece ha fatto un po' più di strada degli altri.