Sarà l'ennesima volta a cui non parteciperò al tuo funerale. Te ne sei andato per ferragosto, così da impedirmi di esserti vicino, te ne sei andato quando nessuno se lo aspettava, non quando avevano detto i dottori ma quando (forse) ti sei sentito pronto per morire. Ma ci si sente mai pronti a morire?Porsi una domanda come questa pone in ambasce la possibilità di andare avanti con un ragionamento di senso compiuto. Ma ci proveremo lo stesso. Restano i fatti. Non ho partecipato al tuo funerale.Non c'ero. E mi sei mancato. E' incredibile quanto serva chiudere qualcuno in un posto per trovargli una collocazione anche nella mente e nel cuore. Ero in Grecia, in un posto molto bello, mi sentivo molto forte, molto felice e molto innamorato.Ricordo ancora la mattina e la volontà di esplorare e conoscere che provavo dentro. Trovare delle grotte da visitare e la gioia di infilarsi in un posto fresco in mezzo a tutto quel caldo. L'idea della barchetta e di affrontare la visita come se fosse stato il tunnel dell'amore. Uscire e trovarsi al telefono. Sentirsi dire che non c'eri più.Cadere a terra e mettersi a piangere.Rialzarsi sempre piangendo e portare in pugno un sasso. Guardare il mare e pensare che avresti tanto gradito quel piatto di pesce della sera prima. Mi manchi nonnino caro. Ti voglio ancora bene ma sono sicuro che lo saprai.Ormai io il 15 di agosto fuggo lontano. Fuggo da te, da me, dalle commemorazioni, dall'idea di non essere riuscito a rientrare in tempo per il tuo funerale. Vado lontano dall'essere il nipote maggiore eppure l'unico che non ti ha onorato come avresti meritato. Scappo a gambe levate da una vita fatta di stenti; dai tuoi ultimi e unici racconti. Da una guerra che non ho vissuto e che tu non hai capito ma ti ci sei ritrovato in mezzo, dallo smarrimento, dai tuoi silenzi, dalle tue presenze silenziose. Vado nonno mio.Vado.Ma se infilo una mano in tasca trovo un sasso bianco e liscio che il mare greco mi ha lasciato tra le mani in cambio di te.
Non ci sarò
Sarà l'ennesima volta a cui non parteciperò al tuo funerale. Te ne sei andato per ferragosto, così da impedirmi di esserti vicino, te ne sei andato quando nessuno se lo aspettava, non quando avevano detto i dottori ma quando (forse) ti sei sentito pronto per morire. Ma ci si sente mai pronti a morire?Porsi una domanda come questa pone in ambasce la possibilità di andare avanti con un ragionamento di senso compiuto. Ma ci proveremo lo stesso. Restano i fatti. Non ho partecipato al tuo funerale.Non c'ero. E mi sei mancato. E' incredibile quanto serva chiudere qualcuno in un posto per trovargli una collocazione anche nella mente e nel cuore. Ero in Grecia, in un posto molto bello, mi sentivo molto forte, molto felice e molto innamorato.Ricordo ancora la mattina e la volontà di esplorare e conoscere che provavo dentro. Trovare delle grotte da visitare e la gioia di infilarsi in un posto fresco in mezzo a tutto quel caldo. L'idea della barchetta e di affrontare la visita come se fosse stato il tunnel dell'amore. Uscire e trovarsi al telefono. Sentirsi dire che non c'eri più.Cadere a terra e mettersi a piangere.Rialzarsi sempre piangendo e portare in pugno un sasso. Guardare il mare e pensare che avresti tanto gradito quel piatto di pesce della sera prima. Mi manchi nonnino caro. Ti voglio ancora bene ma sono sicuro che lo saprai.Ormai io il 15 di agosto fuggo lontano. Fuggo da te, da me, dalle commemorazioni, dall'idea di non essere riuscito a rientrare in tempo per il tuo funerale. Vado lontano dall'essere il nipote maggiore eppure l'unico che non ti ha onorato come avresti meritato. Scappo a gambe levate da una vita fatta di stenti; dai tuoi ultimi e unici racconti. Da una guerra che non ho vissuto e che tu non hai capito ma ti ci sei ritrovato in mezzo, dallo smarrimento, dai tuoi silenzi, dalle tue presenze silenziose. Vado nonno mio.Vado.Ma se infilo una mano in tasca trovo un sasso bianco e liscio che il mare greco mi ha lasciato tra le mani in cambio di te.