Ero a Roma. Un natale fa ero a Roma, a casa sua il 24 e con i miei il 25. Io non avrei voluto, odio il natale, un pò come tutti, ma mi piace stare a casa, con la mia sterminata famiglia che vive sparsa per l'italia, vedere vecchi amici e giocare a tombola. Mi fa schifo, ma è l'unica cosa che riesco a fare in questi giorn. Lui voleva il mio appoggio, la sorella aveva organizzato la prima cena da quando viveva con il fidanzato e il padre era nervoso con la madre, donna nata insoddisfatta. Così ho preso il treno, con il vestito lungo, nero, in valigia, i pochi trucchi che uso e un sorriso. Lo facevo per amore, per lui e anche se non mi andava proprio, sono partita pensando di ripartire la mattina per essere dai miei a pranzo. Ma era per amore e si fanno queste cose per amore.Ho passato la sera della vigilia dentro il mio bel vestito nero a consolare la sorella in bagno, perchè il padre, alla fine, ha litigato con la madre-insoddisfatta e ha tenuto il muso per tutta la cena, rovinando la serata a tutti, tranne me. A me me l'ha rovinata il figlio! Come se la colpa fosse mia e del natale ha iniziato a dirmi che ero vestita male, che il natale gli faceva schifo che il giorno dopo non sarebbe venuto dai miei a pranzo. Il padre mi ha trovato in terrazza a piangere, ma non mi ha chiesto niente. Mi ha messo na mano sulla spalla, come se sapesse tutto, come a dirmi "Non ti preoccupare, tu te la caverai meglio di me, lo so cosa significa amare qualcuno che non si ama, ma tu ce la farai"Non credo si sia stupito quando ci siamo lasciati, lui sapeva che questo natale non lo avrei passato tra lacrime e rancori, perchè io non sono come loro.Il giorno dopo siamo partiti all'alba, arrabbiati e distrutti dal sonno. Un viaggio di due ore in silenzio, ma speravo nel regalo. Gli avevo fatto un pacco enorme, con dentro tante piccole stupidaggini per la nostra futura casa: una mangiatoia per gli uccellini, una girandola, un piatto di vetro per i sassi che raccolgo e anche lui aveva raccolto con me e i biglietti per un concerto che voleva tanto vedere. Lui era dieci giorni che andava dicendo che il regalo che mi aveva fatto era fantastico, lo aveva cercato tanto e non vedevo l'ora di tornare a sorridere. Il pranzo è andato meglio della cena, certo io non vivo nel Mulino Bianco, ma cerchiamo di essere civili e ipocriti almeno a natale. Dopo pranzo gli ho dato il pacco, era felicissimo! Ha scartato tutti i regali e finalmente sorrideva!Poi sono arrivate le mie buste.La prima: un maglione.La seconda: un paio di pantaloni , taglia 44, io porto la 42.Così mi è tornata in mente la mia prima storia seria, a 18 anni. Lui era un artista e mi dipingeva quadri, creava cose per me, anche piccole, ma con le sue mani. Poi, per il mio 18esimo compleanno, mi fece due regali.Il primo: una maglietta.Il secondo: una minigonna taglia 44, ma io ho sempre portato la 42.Questo è un natale fa... per fortuna ho occhi per vedere...lo amavo, l'ho amato e non ho nessun rimpianto, perchè è solo così che so farlo.
Un natale fa.
Ero a Roma. Un natale fa ero a Roma, a casa sua il 24 e con i miei il 25. Io non avrei voluto, odio il natale, un pò come tutti, ma mi piace stare a casa, con la mia sterminata famiglia che vive sparsa per l'italia, vedere vecchi amici e giocare a tombola. Mi fa schifo, ma è l'unica cosa che riesco a fare in questi giorn. Lui voleva il mio appoggio, la sorella aveva organizzato la prima cena da quando viveva con il fidanzato e il padre era nervoso con la madre, donna nata insoddisfatta. Così ho preso il treno, con il vestito lungo, nero, in valigia, i pochi trucchi che uso e un sorriso. Lo facevo per amore, per lui e anche se non mi andava proprio, sono partita pensando di ripartire la mattina per essere dai miei a pranzo. Ma era per amore e si fanno queste cose per amore.Ho passato la sera della vigilia dentro il mio bel vestito nero a consolare la sorella in bagno, perchè il padre, alla fine, ha litigato con la madre-insoddisfatta e ha tenuto il muso per tutta la cena, rovinando la serata a tutti, tranne me. A me me l'ha rovinata il figlio! Come se la colpa fosse mia e del natale ha iniziato a dirmi che ero vestita male, che il natale gli faceva schifo che il giorno dopo non sarebbe venuto dai miei a pranzo. Il padre mi ha trovato in terrazza a piangere, ma non mi ha chiesto niente. Mi ha messo na mano sulla spalla, come se sapesse tutto, come a dirmi "Non ti preoccupare, tu te la caverai meglio di me, lo so cosa significa amare qualcuno che non si ama, ma tu ce la farai"Non credo si sia stupito quando ci siamo lasciati, lui sapeva che questo natale non lo avrei passato tra lacrime e rancori, perchè io non sono come loro.Il giorno dopo siamo partiti all'alba, arrabbiati e distrutti dal sonno. Un viaggio di due ore in silenzio, ma speravo nel regalo. Gli avevo fatto un pacco enorme, con dentro tante piccole stupidaggini per la nostra futura casa: una mangiatoia per gli uccellini, una girandola, un piatto di vetro per i sassi che raccolgo e anche lui aveva raccolto con me e i biglietti per un concerto che voleva tanto vedere. Lui era dieci giorni che andava dicendo che il regalo che mi aveva fatto era fantastico, lo aveva cercato tanto e non vedevo l'ora di tornare a sorridere. Il pranzo è andato meglio della cena, certo io non vivo nel Mulino Bianco, ma cerchiamo di essere civili e ipocriti almeno a natale. Dopo pranzo gli ho dato il pacco, era felicissimo! Ha scartato tutti i regali e finalmente sorrideva!Poi sono arrivate le mie buste.La prima: un maglione.La seconda: un paio di pantaloni , taglia 44, io porto la 42.Così mi è tornata in mente la mia prima storia seria, a 18 anni. Lui era un artista e mi dipingeva quadri, creava cose per me, anche piccole, ma con le sue mani. Poi, per il mio 18esimo compleanno, mi fece due regali.Il primo: una maglietta.Il secondo: una minigonna taglia 44, ma io ho sempre portato la 42.Questo è un natale fa... per fortuna ho occhi per vedere...lo amavo, l'ho amato e non ho nessun rimpianto, perchè è solo così che so farlo.