Comparse e Figuranti

FlashBack (sottotitolo: a volte i ricordi affiorano senza telefonare prima)


Emilio Barbone Lo si poteva vedere spesso in sosta, quasi invisibile dietro alle colline di stracci con cui creava il suo giaciglio, nascosto anche dai due consueti ombrelli aperti, e talvolta da un cappello informe. Era senza età: avrebbe potuto averne quaranta o quattrocento. Tutto prendeva, addosso a lui, lo stesso medesimo colore: quel grigio-nero fuliggine. Lo stesso colore del suo volto, mai abbastanza scoperto da poter essere somaticamente riconoscibile o riconducibile a qualcuno che non fosse proprio lui. Non somigliava a nessuno, se non forse per quella barba, fuligginosa anch’essa, lasciata incolta per obbligo o forse anche per scelta di stile. Sì, perché aveva stile, Emilio. Stava spesso lì, in piazzetta Promontorio, e lo rivedevo ogni volta che tornavo a piedi da scuola. Mai una domanda, mai una richiesta esplicita di denaro. Solo qualche borbottìo o rare frasi in una lingua tutta sua, forse mai esistita veramente. Talvolta gli lasciavo una sigaretta, ma più spesso mi limitavo ad osservarlo, domandandomi come facesse a sopravvivere ai refoli di bora e alle sferzate del ghiaccio. E fu così per anni. Poi scomparve dallo stesso nulla dal quale era arrivato. Eppure lo ricordo come fosse oggi. Strano che a volte ci si ricordi di chi ci ha lasciato solo un’immagine di sé, e nemmeno delle migliori, e invece si dimentichino i volti di persone a noi ben più care.