LAKOTA

COCHISE


 "Parla con sincerità cosicchè Ie tue parole possano arrivare nel nostro cuore come raggi di sole."Cochise fu il più potente Nantan Chiricahua, Tsokanendè del XIX secolo. Non esistono foto di Cochise, e quella che viene solitamente pubblicata è alquanto incerta; in effetti non corrisponde alla sua descrizione. Tuttavia, recentemente, è stato trovato un dipinto che ora si trova in un museo. Cochise, figlio di un Capo Chiricahua di nome Nachi, verso la fine degli anni trenta del XIX secolo prese il posto di suo padre come Capo della tribù. Come per molti altri grandi personaggi, le sue doti fuori dall'ordinario si misero presto in luce. La continua guerriglia con i messicani fornì al giovane Cochise sufficienti opportunità per formare le proprie qualità di combattente e di grande stratega. Per natura era generoso aperto e coraggioso, ma non poteva assolutamente perdonare i cacciatori messicani di scalpi e il fatto che con loro fu molto crudele è stato ingiustamente considerato un lato oscuro del suo carattere. Non si tiene conto però che i cacciatori di scalpi se la prendevano di preferenza con bambini e donne, perchè era più facile guadagnare le taglie; si può quindi comprendere la crudeltà degli Apache. Anche dopo la firma dell'unico trattato concluso tra gli Stati Uniti e gli Apache, del 1" luglio 1857, i Chiricahua ebbero pochissimi contatti con gli americani. Negli accordi erano stati garantiti i loro confini e sembrava che si fossero poste le basi di un futuro pacifico. Nel 1858 fu creato il primo servizio postale per San Francisco, il famoso percorso della Butterfield Overland Mail, che attraversava la terra dei Chiricahua dall'altrettanto famoso Passo Apache. In una riunione sul Passo Apache, Cochise si dichiarò pronto a garantire la sicurezza del percorso e i suoi guerrieri aiutarono anche nella costruzione delle stazioni di posta, tenendo a bada la marmaglia bianca che si aggirava nei dintorni. Questo buon rapporto di Cochise con gli americani era dovuto al fatto che non aveva subito aderito all'invito di suo suocero, Mangas Coloradas, di combattere gli invasori. Del resto, non sarebbe certamente entrato in guerra se I'atto folle di un ufficiale inesperto non avesse distrutto la reciproca fiducia: John Ward era un colono che viveva con una messicana; aveva un figlio per metà indiano, Felix Ward, ed era stato più volte avvertito di guardarsi dagli Apache. Fu attaccato dagli stessi Apache, gli fu rapito il bambino e venne derubato del bestiame Quando il colono informo Fort Buchanan dell'accaduto, il luogotenente Bascom fu incaricato di indagare sul caso. Bascom, che era da Poco uscito da West Point e ardeva dal desiderio di farsi un nome andò al Passo Apache con sessanta soldati per vendicarsi di Cochise. Il capo arrivò con dei parenti armati solo dl coltelli, perché una bandiera bianca sulla tenda dei soldati non lasciava sospettare nulla di male. Quando Cochise assicurò di non essere al corrente dell'incidente, Bascom urlò che stava mentendo, diede il segnale prestabilito e i suoi si gettarono sugli Apache per farli prigionieri. Ma Cochise tagliò la tenda con un coltello e fuggì con un balzo felino, nonostante Bascom avesse ordinato di sparargli, mentre i parenti di Cochise rimasero nelle mani dell'incapace luogotenente. Senza perdere tempo Cochise radunò i suoi guerrieri e aggredì i soldati che furono costretti a ritirarsi nell'edificio della stazione della posta. Durante la notte uno degli uomini di Bascom riuscì a fuggire inosservato per chiedere aiuto. Fu così che da Fort Buchanam giunse un gruppo di quindici uomini al comando del capitano Irwin che, nei pressi del passo trovò i resti carbonizzati di una carovana attaccata da Cochise. Bascom rifiutò l'offerta di Cochise di scambiare i prigionieri e di conseguenza l'infuriato Capo fece giustiziare i sei ostaggi che aveva catturato. Irwin, intanto, era riuscito a raggiungere Bascom e i due, di comune accordo, ordinarono di impiccare per vendetta i sei Apache prigionieri. Come monito fecero esporre i corpi appesi degli impiccati. Fu per questo che Cochise si alleò con Mangas Coloradas e da quel momento gli Apache divennero I'incubo dell'Arizona e del New Mexico. Il giovane Ward non fu mai ritrovato e passò molti anni fra i Western Apache. Cochise cominciò ad assalire carri e diligenze e diede inizio ad una serie di omicidi e di razzie per vendicare la morte del fratello durante la prigionia al campo di Bascom. Uno di questi attacchi si verificò alla stazione di posta di Stein Peak, dove Cochise non risparmiò nessuno. Fra il 1861 e il 1863 gli Apache uccisero più di cento uomini nel Sud dell'Arizona, e alla fine del 1861 era un territorio per metà praticamente disabitato, in cui gli Apache avevano ripreso il dominio. Fu in questo periodo che Cochise con I'aiuto di Mangas Coloradas prese il controllo di tutte le bande Chiricahua fra l'Arizona e il New Mexico. Intanto negli Stati Uniti la Guerra di Secessione era in pieno sviluppo. Il Generale Henry Carleton, al comando dei Volontari della California, entrò in Arizona e, quando giunse a Tucson, i Sudisti erano gia stati scacciati. Per il resto della guerra il suo ruolo fu quello di rendere I'Arizona e il New Mexico un luogo sicuro per i coloni e i commercianti. Carleton fece compiere al Tenente Colonnello Eyre una perlustrazione del territorio con un reparto di centoquaranta uomini, che si accampò nei pressi della stazione abbandonata di Apache. Eyre si incontrò con Cochise, ma alcune ore dopo I'incontro si scoprì che tre soldati erano morti e si lanciò all'inseguimento degli Apache. Dopo aver girato in tondo per tutto il New Mexico senza alcun risultato, il reparto raggiunse Fort Thorn e Cochise si preparò ad attaccare la prima colonna di cavalleria che metteva piede ad Apache Pass. In seguito a questo ennesimo attacco, Carleton fece costruire un nuovo forte alla stazione di Apache Pass, Fort Bowie, costruito nell'estate del 1862, e la campagna contro gli indiani proseguì. Dopo I'assassinio di Mangas Coloradas, il generale Carleton ottenne parecchi successi, perché gli Apache erano rimasti turbati e confusi dalla perdita del loro capo piu famoso. Nel 1865 alcuni Capi Apache, fra cui Victorio e Nana, e una parte dei Mescalero si arresero e subito vennero condotti a Bosque Redondo, sul Rio Pecos, una specie di campo di concentramento per indiani. L'unico capo che rifiutò la resa fu Cochise, arroccato sulle Drangon Mountains, inaccessibili ai bianchi, che continuava la sua personale battaglia contro il nemico e la guerriglia proseguì con immutata intensità. Cochise aveva radunato trecento guerrieri intorno a sé e per altri quattro anni combatté per tutto il Sud Arizona ritirandosi spesso in Messico, tenendo col fiato sospeso tutto il Sud Ovest, nonostante Carleton facesse di tutto per portare a termine I'ordine ricevuto di annientarlo. Arruolò come scout guerrieri Marikopa, Papago e Pima, oltre ad altri nemici storici degli Apache. Si assicurò inoltre I'aiuto delle autorità messicane e mobilitò anche la popolazione civile contro gli Apache. Tuttavia, nonostante questa gigantesca caccia all'uomo, non riuscì a normalizzare la situazione della regione. Lo spirito battagliero di Cochise era rimasto intatto, al punto che con alcune centinaia di guerrieri teneva testa a forze preponderanti. Parecchie migliaia di soldati e sei generali erano in campo contro di lui. E migliaia di bianchi trovarono la morte fino al 1871. Il paese ne uscì devastato. Riscontrando che la strategia tenuta fino ad allora non aveva dato buoni risultati, il governo congedò Carleton. Nel 1865 gli americani tentarono di avviare nuove trattative, ma Cochise non ci pensava neppure, perché i ripetuti inganni degìi ufficiali americani lo avevano amareggiato al punto che, nella primavera del 1871, respinse l'invito di Ely Parker, Commissario irochese per gli Affari Indiani, di andare a Washington, sostenendo che gli americani non erano affidabili. C'era però un bianco a cui Cochise accordava fiducia: Tom Jeffords, il gestore della stazione di posta di Tucson, che, dopo aver perso sedici carri, si era recato da Cochise per chiedergli di porre fine alle aggressioni. Cochise apprezzò questo coraggio e promise che da quel momento la gente di Jeffords non sarebbe piu stata disturbata. Dopo questo primo incontro nacque una profonda amicizia, che in seguito avrebbe avuto un ruolo importante nelle trattative per la pace. Lo spaventoso massacro messo in atto dai vigilantes di Tucson il 30 aprile 1871 nei pressi di Camp Grant, a spese dei pacifici Aravaipa, del Capo Eskiminzin, fece rimanere Cochise, per il momento, sulle proprie posizioni. (Poco prima dell'alba, otto uomini e centodieci donne e bambini furono brutalmente assassinati nel giro di trenta minuti a Camp Grant. In aggiunta, ventotto bambini Arivaipa Apache furono rapiti per essere venduti come schiavi. I cadaveri lasciati al sole dell'Arivaipa Canyon furono la macabra scoperta del Dottor Conant B. Briesly, primo testimone bianco a giungere sul luogo del massacro alle sette e trenta di quel mattino. Alle otto, gli infami responsabili dell'eccidio stavano facendo colazione, celebrando la loro vittoria su una tribù di Indiani, vittime innocenti addormentate. La banda di criminali era composta da 148 americani, tra cui sei inglesi, 94 San Xavier Papagos e 48 messicani.)Il totale disprezzo di qualsiasi senso di giustizia evidenziato dai fatti successivi al massacro e l'impunità degli assassini rafforzò nelle autorità governative la convinzione che fosse necessario fare ogni sforzo per trattare con gli Apache, soprattutto con Cochise.Decisiva fu la sconsolante notizia della rovinosa sconfitta del Flying Squadron del luogotenente Cushing , ritenuto invincibile e con un gran numero di Apache sulla coscienza , che, alla fine, era caduto in un agguato di Cochise. Nel giugno 1871, il generale Crook prese il comando dell'Arizona e subito fece partire cinque reparti di cavalleria con il compito di riportare Cochise, vivo o morto.Il Capo tornò nel New Mexico, ma fece pervenire al generale Granger, a Santa Fé, il messaggio di essere disposto a incontrarlo nell'agenzia di Alamosa, in Canada, dove si era ritirato in seguito a una trattativa iniziata nel 1869 e condotta dal Capitano Frank Perry, di Fort Goodwin. Durante l'incontro, il generale Granger ripeté che i Chiricahua avrebbero dovuto andare in riserve a loro destinate e impegnarsi a non lasciarle più.Cochise rispose:"Le mie parole sono sincere; non voglio imbrogliarti, ma non voglio neanche essere imbrogliato. Cio che voglio è una solida e duratura pace. Quando Dio creò la terra, ne diede una parte ai bianchi e un'altra agli Apache. Perché si sono scontrati? Mentre parlo, sole, luna, terra, acqua,uccelli, animali e persino bambini non ancora nati dovrebbero rallegrarsi: i bianchi mi hanno cercato a lungo, ora sono qui. Che cosa vogliono? Perché danno tanto valore alla mia persona? Non sono piu il Capo di tutti gli Apache, non sono ricco, sono solo un povero uomo. Il mondo non è stato sempre così. Dio non ci ha creati uguali a voi. Siamo nati come gli animali tra l'erba secca, non in un letto come voi. Per questo di notte ci muoviamo come animali, rapiniamo e rubiamo. Se avessimo ciò che voi possedete, non avremmo bisogno di comportarci così. Non ho alcun potere sugli indiani che rubano e uccidono, altrimenti lo impedirei. Dio mi ha ordinato di venire qui. Mi ha detto che sarebbe bene vivere in pace, per questo sono venuto. Quando il mondo girava tra le nuvole e I'aria, Dio è entrato nei miei pensieri e mi ha ordinato di fare pace con tutti, dicendo che il mondo era stato creato per tutti. Quando ero giovane e percorrevo questo paese, vedevo solo Apache e nessun'altra persona. Molti anni dopo viaggiai di nuovo in questo paese e vidi che altre persone erano venute per prenderne possesso. Perché?".Granger comunicò a Cochise i piani del governo di trasferire I'agenzia di Alamosa, in Canada, a Fort Tularosa, ma il Capo rifiuto categoricamente perché quella regione non era adatta alla sua gente. Granger cedette e Cochise promise che si sarebbe comportato in modo pacifico. Un testimone oculare del colloquio esprime così l'impressione che gli fece il Capo Chiricahua:"Mentre parlava, ci fu offerta I'occasione di osservare quest'uomo straordinario... Era alto 1 metro e 85, snello, e nel suo solido corpo si vedeva ogni singolo muscolo. Tra i suoi capelli neri e lucidi, tagliati circa all'altezza del mento, si vedevano ciocche d'argento. Il suo aspetto dava I'idea di una forza inconsueta. Quando il governo, qualche tempo dopo, si intestardì sul trasferimento degli agenti, Cochise e i suoi Chiricahua tornarono in montagna. Con la mediazione di Tom Jeffords si svolse un incontro tra Cochise e il generale Oliver O. Howard, che si trattenne nel campo apache per undici giorni, ottenendo un'ottima impressione di Cochise e, nell'insieme, degli Apache.Howard riconobbe che gli Apache avevano subito gravi torti e si preoccupò di arrivare a una pace onorevole, arrivando a rinunciare alla propria proposta, negoziata fino a quel momento, in base alla quale i Chiricahua avrebbero dovuto essere trasferiti in una riserva sul Rio Grande, promettendo invece a Cochise una riserva nelle Chiricahua Mountains. Il generale era anche consapevole delI'importanza di avere un buon e, soprattutto, onesto Agente per gli Indiani e propose la carica a Tom Jeffords che, dopo alcune esitazioni, accettò.All'inizio Jeffords riuscì a svolgere I'incarico piuttosto bene, nonostante le numerose difficoltà provocate principalmente da un potente gruppo di uomini d'affari di Tucson, che non vedeva di buon occhio una pace con gli Apache.Del resto lo stesso governo di Washington fece la sua parte per far fallire il progetto iniziato con la migliore volontà di entrambe le parti. Non si preoccupò delle promesse fatte del generale Howard a nome del presidente Grant, non costruì negozi né scuole, inviò vettovaglie inutilizzabili o addirittura non le fece spedire e propose per giunta ai Chiricahua di diventare agricoltori, senza tener conto che il terreno non era adatto e mancavano gli attrezzi per lavorare la terra.Per risparmiare, alla fine, il governo decise di sciogliere la riserva di Chiricahua e di trasferire gli Apache che vi vivevano nella riserva di San Carlos. Cochise non reagì a questa notizia funesta con I'asprezza che ci si sarebbe aspettati. All'inizio del 1874 si ammalò gravemente e capi che non gli rimaneva più molto tempo da vivere. Chiese ai vicecapi, tra cui vi erano i suoi figli Taza e Naiche, di non permettere ad alcuna forza di spingerli a lasciare la loro patria. Anche Tom Jeffords protestò ma senza successo.Poco dopo, Cochise fu assalito da forti dolori, anche se nessuno fu in grado di stabilire di che cosa soffrisse, neppure il medico dell'esercito che Jeffords aveva portato da Fort Bowie. Il Capo morì prima che Jeffords avesse potuto portare di nuovo il medico, per aiutarlo e ancora oggi non si sa dove Cochise sia stato sepolto, perché Jeffords protesse questo segreto fino alla propria morte. In memoria del grande Capo Chiricahua, fu dedicato il Cochise Memorial Park nelle Dragon Mountains, in cui si trova una targa alla memoria con la seguente incisione:"Nel 1874 Cochise morì qui nel suo rifugio di montagna, che amava più di ogni altra cosa."  Fu il piu grande guerriero apache e i suoi lo seppellirono in segreto, tanto che il luogo della sua tomba è rimasto sconosciuto.Quando Jeffords volle lasciare I'incarico, addolorato per la morte dell'amico, furibondo perché gli americani non avevano mantenuto la parola, i figli di Cochise lo pregarono di rimanere. Anche in seguito Jeffords fu un amico fedele dei Chiricahua e appoggio con tutte le proprie forze Taza, che il padre aveva scelto come successore, tuttavia non riuscì a far breccia sull'influenza che la potente cricca di uomini d'affari dl Tucson esercitava sulle autorità.Alcune centinaia di Chirlcahua dovettero perciò mettersi in viaggio verso la riserva di San Carlos, paludosa e infestata dalla malaria. Le condizioni di vita nella riserva erano indescrivibili e gli Apache si incupirono, alcuni cercarono una fuga nell'alcool, perdendo sempre di più la capacità di reagire. Il primo a porre fine a questo insostenibile stato di cose e a lasciare con i suoi guerrieri quella valle di disperazione fu il Capo Mescalero Victorio, che mise in atto una vera e propria evasione di massa.Ma questa è un'altra storia...