Questa è la
splendida città nella quale ho la fortuna di vivere da quasi quarantanni e che mi è entrata nel cuore. Essa vanta tradizioni culturali nobilissime. Gli
Statuti Marittimi furono scritti dai suoi giureconsulti. Ha un delizioso centro storico, ben tenuto, ancora vivo e palpitante. Può orgogliosamente far mostra di una delle più belle chiese del romanico pugliese: quella mirabile cattedrale di pietra che sembra essere approdata dal mare. Insomma Trani è una città veramente bella e affascinante che meriterebbe per ciò stesso una maggiore attenzione e più amorevoli cure da parte degli amministratori locali e degli stessi cittadini. Ma in questa meravigliosa città, all'ombra del
campanile di quella cattedrale che è a un tempo testimonianza di arte ma soprattutto di fede, è morto assiderato l'altro ieri un
settantantunenne senza fissa dimora, che nemmeno la Charitas aveva potuto alloggiare in una qualche struttura in una fredda notte d'inverno. Mi chiedo se sia più importante affollare i luoghi di culto la domenica e le altre feste comandate e far morire nell'indifferenza generale un emarginato oppure rinunziare a vuoti riti esteriori e soccorrere fraternamente l'emarginato che si trova nel bisogno. Eppure nel Vangelo è scritto a chiare lettere su quale metro noi saremo giudicati. Saremo tutti giudicati sulla solidarietà che abbiamo dato ai poveri, nel quali il cristiano
dovrebbe saper riconoscere il volto stesso di Dio.