Famiglia Cristiana in edicola questa settimana dedica l'editoriale di apertura al tema dell'accoglienza dei migranti in seguito al Convegno della Caritas italiana che si è tenuto a Lampedusa dal 25 al 27 marzo.«C'è un prezzo che il nostro Paese considera troppo alto e non vuole pagare: quello dell'immigrazione», scrive il settimanale, e aggiunge: «Le scorciatoie della politica (di grande effetto mediatico, ma di scarsa praticabilità costituzionale) hanno inquietato la Chiesa. Non sempre è facile dare una risposta, soprattutto se, come cristiani, ci si distrae, relegando il Vangelo in un angolo, insieme alle esigenze di giustizia e solidarietà. Eppure, i princìpi evangelici sono chiari, e su questi saremo giudicati: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, nudo e mi avete vestito... straniero e mi avete accolto". E aggiunge: «Si possono coniugare giustizia e legalità con solidarietà e accoglienza, senza erigere nuovi muri tra i poveri e i ricchi. Mentre si aprono Centri di identificazione ed espulsione (cioè una sorta di prigioni con altro nome, dove i diritti appaiono sospesi), la Chiesa chiede di cambiare rotta, di rinunciare alle scorciatoie e costruire con pazienza, mettendo insieme le competenze del Paese al servizio della vita di tutti». «La Caritas italiana è andata a Lampedusa per condividere la povertà degli immigrati che vi approdano e la drammatica situazione degli abitanti dell'isola, dimenticati da tutti, già ben prima dell'arrivo degli stranieri; e per invitare il Paese a non avere paura dell'immigrazione». Conclude Famiglia Cristiana: "La politica è chiamata a dare una mano e, come ha ricordato Gianfranco Fini al congresso del Pdl, a "trovare nuovi percorsi per dare cittadinanza agli immigrati", perchè noi italiani - non dimentichiamolo - siamo figli di un popolo di migranti. La Chiesa invita anche a non creare zone grigie di compensazione dove infilare gente che non riteniamo cittadini, e nemmeno uomini. L'immigrazione non è un pericolo. Nel volto di questi poveri impariamo a vedere di più il volto di Dio».Sottoscrivo anche le virgole di questo editoriale chiaro e, di questi tempi, anche coraggioso. Il cristiano, prima ancora di essere fedele ai capipopolo di turno, dovrebbe seguire il Vangelo e mettere in pratica il supremo comandamento dell'amore.
Un attimo di riflessione su un argomento importante
Famiglia Cristiana in edicola questa settimana dedica l'editoriale di apertura al tema dell'accoglienza dei migranti in seguito al Convegno della Caritas italiana che si è tenuto a Lampedusa dal 25 al 27 marzo.«C'è un prezzo che il nostro Paese considera troppo alto e non vuole pagare: quello dell'immigrazione», scrive il settimanale, e aggiunge: «Le scorciatoie della politica (di grande effetto mediatico, ma di scarsa praticabilità costituzionale) hanno inquietato la Chiesa. Non sempre è facile dare una risposta, soprattutto se, come cristiani, ci si distrae, relegando il Vangelo in un angolo, insieme alle esigenze di giustizia e solidarietà. Eppure, i princìpi evangelici sono chiari, e su questi saremo giudicati: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, nudo e mi avete vestito... straniero e mi avete accolto". E aggiunge: «Si possono coniugare giustizia e legalità con solidarietà e accoglienza, senza erigere nuovi muri tra i poveri e i ricchi. Mentre si aprono Centri di identificazione ed espulsione (cioè una sorta di prigioni con altro nome, dove i diritti appaiono sospesi), la Chiesa chiede di cambiare rotta, di rinunciare alle scorciatoie e costruire con pazienza, mettendo insieme le competenze del Paese al servizio della vita di tutti». «La Caritas italiana è andata a Lampedusa per condividere la povertà degli immigrati che vi approdano e la drammatica situazione degli abitanti dell'isola, dimenticati da tutti, già ben prima dell'arrivo degli stranieri; e per invitare il Paese a non avere paura dell'immigrazione». Conclude Famiglia Cristiana: "La politica è chiamata a dare una mano e, come ha ricordato Gianfranco Fini al congresso del Pdl, a "trovare nuovi percorsi per dare cittadinanza agli immigrati", perchè noi italiani - non dimentichiamolo - siamo figli di un popolo di migranti. La Chiesa invita anche a non creare zone grigie di compensazione dove infilare gente che non riteniamo cittadini, e nemmeno uomini. L'immigrazione non è un pericolo. Nel volto di questi poveri impariamo a vedere di più il volto di Dio».Sottoscrivo anche le virgole di questo editoriale chiaro e, di questi tempi, anche coraggioso. Il cristiano, prima ancora di essere fedele ai capipopolo di turno, dovrebbe seguire il Vangelo e mettere in pratica il supremo comandamento dell'amore.