Mondo Jazz

MINUS ONE ILLUMINA LA PRIMA SERATA DI TREMEZZO JAZZ


L'undicesima edizione di Tremezzo Jazz Festival è iniziata ieri sera nella stessa splendida cornice dello scorso anno, il parco Teresio Olivelli, e con le stesse caratterisriche e finalità. Ridotto di una serata per i contingenti problemi economici, il festival mantiene la barra stabile verso la ricerca di buone proposte provenienti da casa nostra unite magari a qualche nome straniero di spicco.E' il caso della prima serata che vede protagonista come concerto iniziale il trio del moscovita Yuri Golubev, sontuoso maestro del contrabbasso, accompagnato dal chitarrista Massimo vescovi e dal batterista Marco Zanoli.Fatto salvo l'indubbio impegno dei musicisti, e nonostante l'evidente classe del contrabbassista russo il gruppo mi è parso piuttosto prevedibile, monocorde da un punto di vista timbrico e armonico e piuttosto uniforme da quello ritmico.Di spessore molto più confortante il trio Minus One che accanto ad uno scintillante Michael Blake ai sassofoni vede protagonisti anche Tommaso Cappellato alla batteria e Stefano Senni al contrabbasso. Un set stimolante, con un alternarsi di temi appuntiti e materici e liriche ballads (Blue & sentimental, Halleluiah, I love her so) , fino ad un brano liberatorio e danzante, il più riuscito della serata, che molto mi ha ricordato i calypso di rollinsiana memoria.Blake ha un suono caldo e asprigno, come un buon vino invecchiato, e si muove lungo coordinate post coltraniane con sguardo aperto e attento in ogni direzione. Lo scorso inverno lo avevo visto a Milano a capo del progetto Kingdom of Champa, un concerto mirabile per qualità delle composizioni, arrangiamenti e livello dei solisti.Nel trio Minus One il suo ruolo diventa centrale, il suo fraseggio asciutto è privo di orpelli, mantenendo la proposta complessiva stabilmente centrata tra momenti di libera espressione che mai diventano astratti e temi costituiti per lo più da brevi frasi melodiche.Un ruolo di eguale importanza hanno i due musicisti che rappresentano la sezione ritmica: Senni ha una cavata potente dalla quale emerge un suono scuro e legnoso che ben si amalgama al drumming di Cappellato. Quest'ultimo mi ha impressionato nei due brevi assolo: abituato alle esibizioni palestrate e logorroiche della maggior parte dei suoi colleghi, qui invece Tommaso ha mostrato che non serve alzare la voce o allungare il brodo. Servono le idee, preferibilmente espresse in modo coinciso e non debordante. Un batterista essenziale, di quelli che lavorano per sottrazione e badano al sodo.