Mondo Jazz

Ai confini del conosciuto mondo jazz


 Sospetto di suscitare qualche insofferenza alle sensibilità jazzistiche più ortodosse, ma per una volta vorrei concedermi una piccola divagazione per parlare di due dischi che, pur non parlando un idioma strettamente jazz, da questa musica attingono la capacità di mescolare le fonti, la voglia di sperimentare e l’uso della libertà espressiva. E contribuiscono ad alimentare nuove declinazioni all’abusato termine di world music, che significa tutto e niente, ma qui verrebbe da tradurre con autenticità e leggerezza. Gianluigi Trovesi in “Mediterraneamente” sembra incline ad uno di quei riepiloghi o bilanci che periodicamente tutti stiliamo nel corso della nostra vita. Il musicista bergamasco rispolvera il sax alto ed a capo del Quintetto Orobico (Paolo Manzolini, Marco Esposito, Vittorio Marinoni e Fulvio Marasi), allestisce un repertorio che pare un giro a tappe pescate lungo la propria carriera, nella quale figura con orgoglio la militanza come primo sax alto nell’Orchestra ritmica della Rai di Milano. Ci sono due standards eseguiti con piena aderenza filologica agli originali, l’accenno di “Yesterdays” ed “In your own sweet way” di Dave Brubeck, alcuni esempi delle composizioni ricche di cadenze danzabili e di richiami ancestrali di Trovesi come “Gargantella”, dall’arrangiamento riccamente elaborato, o la “Siparietto” già ascoltata in altre incisioni, una “Tammuriata nera” riletta con corposi accenti funk, frammenti di musica antica (La suave melodia”di Andrea Falconieri) ed un classico di Mina come “Le mille bolle blu”. La musica si sparge avvolgente e ritmicamente frastagliata, con qualche serpentina jazz rock (“Carpinese”, “Materiali”), ed un bel gioco di coppia fra l’alto sinuoso del leader e la chitarra acustica di Paolo Manzolini, in un disco che si propone all’ascolto con semplicità ed approccio diretto.Paolo Fresu è l’unico vero jazzista, insieme a tanti altri ospiti, da Mauro Pagani ad Elena Ledda, Ginevra di Marco, Lucilla Galeazzi e Luisa Cottifogli, di “Argento”, ultima opera di Riccardo Tesi e della sua Banditaliana. La banda è uno dei tesori più o meno sconosciuti della musica italiana contemporanea, un ensemble che ha tracciato una propria via verso la vetta dove si uniscono la tradizione, la canzone popolare ed attuale, folk, jazz e musiche con anima e motivazione dai quattro angoli del mondo. L’organetto di Tesi conduce da anni quest’impresa come fosse una battaglia per la tutela di un patrimonio culturale e musicale a rischio di estinzione, coadiuvato dalla chitarra manuche e dalla limpida voce di Maurizio Geri, dal sax di Claudio Carboni e dalle percussioni di Gigi Biolcati. “Argento” inizia con una scatenata “Anar Passar” cantata in provenzale da Jean Marie Parlotti e sostenuta dal bouzouki di Pagani, prosegue fra suggestivi strumentali con il marchio di casa (“Bradipo Re”), arie popolari,  tanghi, esemplari della forma canzone antica e moderna di Geri (“Napoli”, “Miniera”, “Il Bianco”), l’omaggio a Gianmaria Testa di “Polvere di gesso” con la tromba di Fresu, un canto corale alla “Donna guerriera”. C’è tanto da scoprire dentro “Argento”. Fortunato chi deve ancora fare la conoscenza ed innamorarsi di Banditaliana.