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Mondo Jazz

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JAZZ FOR BUSINESS ? MAH......

Post n°2040 pubblicato il 29 Novembre 2011 da pierrde

 Esempio di business card ispirata al jazz

L'ampiezza e la varietà del mondo musicale jazz sono in grado di offrire una ricca serie di metafore applicabili a contesti organizzativi. L'idea di Jazz For Business è quella di mettere questo patrimonio di risorse metaforiche al servizio delle esigenze di apprendimento delle organizzazioni di impresa.

Al centro della lezione è stato posto il parallelismo fra due forme complesse quali la musica jazz e l'organizzazione di impresa, analizzabili attraverso alcuni elementi comuni. I principali temi affrontati dalla lezione sono rappresentati da struttura, ruoli, cambiamento, improvvisazione e, ovviamente, ascolto. Fonte : www.artforbusiness.it/jazz/

Il jazz come organizzazione e gestione di un'azienda! Operazione assai alternativa e non certo priva di fascino quella messa su libro da Erika Leonardi. Sottolineando quanto questa originale "lettura" sia fondamentalmente una metafora per affrontare in maniera più fantasiosa l'intricato mondo della gestione di un'impresa l'autrice evidenzia l'amalgama delle molteplici dimensioni lavorative parafrasando una lunghissima casistica di esempi da affiancare nell'interpretare due mondi così lontanissimi e ipoteticamente davvero inconciliabili.

La prima interessante chiave di volta viene evidenziata nel secondo capitolo intitolato "Il Mondo Del Jazz". Nel descrivere i modi e le tante casistiche legate all'improvvisazione, la Leonardi sviluppa diverse teorie da applicare all'organizzazione reale di un'impresa. Il discorso si sviluppa concretamente negli evidenti esempi di dinamiche dei servizi in base, alla tecnica organizzativa, alla situazione ambientale, alla reale portata economica di un'azienda, al ruolo che riveste l'immagine.

Servendosi di brevi paragrafi introduttivi posti come incipit ad ogni capitolo e firmati da autorevoli esponenti del mondo del jazz (da Charles Mingus a Keith Jarrett, da Jelly Roll Morton a Cozy Cole), l'autrice prosegue nella finalizzazione delle sue teorie allargando lo spettro d'azione all'interno del concetto della "gestione della attività" sino a giungere all'altrettanto interessantissimo capitolo riguardante "l'unicità dei risultati".

Altro significativo argomento che emerge tra le scorrevoli pagine di "Azienda In Jazz" è la relazione tra dovere, piacere e potere; tutti elementi che rientrano nella delicata fase del benessere lavorativo che, dal singolo soggetto, si espande al difficile concetto di gruppo nelle sue molteplici caratteristiche: il leader, l'isolamento del soggetto, i ruoli assegnati.

Fonte: Gianmichele Taormina, recensione del libro Azienda in Jazz di Erika Leonardi su Jazzitalia

Non è una "moda" recente, ormai da molto esempi di questo tipo si leggono sia negli Stati Uniti che nei paesi europei. Innegabile che ci possano essere teoricamente delle analogie tra gli stilemi, i concetti, le forme organizzative della musica afro-americana e le modalità di impresa.

La mia esperienza personale, quasi 40 anni nel mondo finanziario, mi fa propendere per una visione alquanto diversa della realtà.

Nel mio ambiente non c'è traccia di "ascolto", scambio di ruoli, interplay. Nessuna notizia del jazz inteso come metafora da Erika Leonardi. Nemmeno facendo accostamenti un pò forzati con la musica classica ritrovo l'organizzazione mirata, la struttura armonica, una corale divisione delle partiture.

L'unico paragone musicale accostabile al mio lavoro è quello di una band di heavy-metal: un leader maximo, nessun fronzolo, ritmi infernali, volumi spropositati che cassano qualsiasi forma di dissenso.

Se esiste una azienda come quelle teorizzate più sopra di sicuro è una eccezione nel mare magnum della rincorsa al profitto con qualsiasi mezzo.

E poi, ultimo in ordine di argomentazione ma primo per importanza, non toglietemi il sogno che la musica che amo sia espressione di libertà, bellezza, armonia, condivisione e non di profitto, ottimizzazione, crescita, risultati.  

Fanculo lo spread.

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Dario Villa il 31/01/12 alle 12:47 via WEB
Ciao Pierrde, sono Dario Villa, responsabile delle attività di formazione manageriale di Trivioquadrivio e ideatore e conduttore (insieme a un manipolo di prodi jazzisti) dell'approccio "Jazz for Business". Sono come te un appassionato di jazz, conosco molti jazzisti e seguo questa musica da anni muovendomi sotto ai palchi con una macchina fotografica e collaborando con riviste del settore (anche on-line con All about jazz, Jazzitalia o Jazzcolours). Recentemente ho svolto un'indagine di foto e interviste sul jazz a Milano. Come puoi intuire quello del jazz è un mondo che frequento piuttosto da vicino e che ho a cuore confrontare con attenzione con un altro mondo, quello delle organizzazioni di impresa, sul cui apprendimento lavoro professionalmente ogni giorno. Questo è anche lo spirito dei musicisti che con me lavorano e si sono voluti mettere in gioco aprendo un dialogo molto diretto con persone che lavorano in aziende. Come puoi immaginare, le metafore e le chance di riflessione offerte dal jazz sono molte, partendo dai ruoli e dalla struttura fino ad arrivare a competenze quali l'ascolto e l'improvvisazione (concetto spesso frainteso e da comprendere adeguatamente). Questo è, molto succintamente, ciò di cui ci occupiamo. E se ci sono organizzazioni in cui - come tu dici - si suona "heavy metal"... ecco, è proprio lì che serve di più l'approccio Jazz for Business! Quindi mi spiace vedere, proprio da un appassionato di jazz, un parere così pessimista e chiuso rispetto a una specifica realtà aziendale. Ovviamente non conosco direttamente il caso che citi, ma se non ci fossero cose da migliorare non potrebbero esserci nemmeno occasioni di apprendimento. Ecco, se si vuole investire fiducia in queste ultime, "Jazz for Business" può essere un ottimo strumento. Tutto qui. Un cordiale saluto, spero di incontrarti prima o poi in una delle nostre aule "jazzistiche" dario villa PS: a rigor di "cronaca", aggiungo che il nostro approccio "Jazz for Business" non ha relazioni con il libro "Azienda in jazz" o con la sua autrice. Questo solo per correttezza e per tenere distinto il rispettivo lavoro.
 
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