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Mondo Jazz

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Registrato il 26 ottobre 2017 a Villa Attems, Lucinico (GO)



 

 

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CARTE DIMENTICATE (COME ERAVAMO)

Post n°4025 pubblicato il 30 Giugno 2018 da pierrde
 

Apro uno borsa inutilizzata da anni, ed ecco cosa spunta da un suo recesso:

Parliamo quindi di venti anni fa, esatti. Apro il pieghevole e scopro il motivo della sua sopravvivenza:

Io ho partecipato a questo Festival, forse l'ultima di varie sortite a Verona. Il depliant innesca i ricordi: il debutto italiano di Matthew Shipp nella splendida cornice di Piazza Dante con i passanti che si fermavano incuriositi, l'impatto delle big band di David Murray, George Russell (!!) e William Parker (anche lui ai suoi primi passi in Italia come bandleader) e via discorrendo. Incredibile a dirsi, mi sembrò un'edizione quasi 'in tono minore' rispetto ad altre precedenti (perdono.... non lo faccio più...).

Mi vengono spontanee delle riflessioni, stimolate dall'inevitabile confronto con il presente.Innanzitutto, una precisazione dedicata ai professionisti di oggi: muovendomi con un mese di anticipo, arrivai come si suol dire 'in curva'. Per conquistare dei posti non troppo remoti sulle gradinate 'non numerate' del Teatro Romano bisognava presentarsi all'ingresso  MUNITI DI BIGLIETTO almeno un'ora prima: si sfilava accanto alla coda di quelli che, non avendolo trovato, speravano in qualche vuoto da rinunce o forfait dell'ultimo minuto.

Il Teatro Romano (en passant, un gioiello di acustica e di bellezza paesistica, soprattutto nelle sere di estate) poteva contenere non meno di un migliaio di persone. Ricordo la riconoscenza con cui si versava un piccolo obolo alla Croce Rossa per ottenere in prestito uno smilzo cuscino che avrebbe attutito l'impatto con la granitica Romanità. Rapportati all'economia del tempo, i prezzi non erano nemmeno molto 'popolari' ("cultura alla portata di tutti? ..... volgare demagogia" già allora si pontificava).

Contesto sociale e culturale circostante? La Verona di fine anni '90 non era certo la Berlino di oggi...... Negli scorsi giorni ho fatto un rapido giro tra i siti web di festival estivi di una certa tradizione: in molti casi, e spesso a meno di un mese dalle loro date tradizionali, ho trovato pagine 'in costruzione', 'in aggiornamento'... . Brutto segno, si sta improvvisando sperando di cogliere qualche imprevista occasione dell'ultimo minuto oppure..... siamo all'equivalente di certi cartelli "chiuso per ferie" che rimangono ad ingiallire sulle saracinesche di alcuni negozi per vari inverni a seguire.

Nella seconda ipotesi, addito il recente esempio di Udine Jazz, che, di fronte alla soppressione annunziata da una vera lista di proscrizione, è 'morto in piedi' ed in pubblico, creando un salutare fracasso (purtroppo molto imprecisamente amplificato anche da certa stampa d'opinione che non è stata capace di andare al fondo del problema).  Non infieriamo con il confronto tra il cartellone del 1998 e certi attuali, che farebbero inarcare il sopracciglio anche ad un navigato gestore di night degli anni '60.

Mi limito solo ad osservare che molti dei musicisti del 1998 sono ancora in attività, tra l'altro con formazioni e 'progetti' (altra parolina su cui sarebbe opportuno concordare una salutare moratoria per qualche annetto...)  di gran lunga meno pesanti ed impegnativi sotto il profilo organizzativo. Le ultime volte che ho visto transitare Murray, Metheny o Ribot dalle nostre parti non ricordo di aver visto sedie vuote..... piuttosto ne ho notato parecchie 'abusive', infilate nei più vari anfratti.

Ma non spariamo sulla Croce Rossa, si cade nel moralismo (e cioè l'etica predicata agli altri.... ex cathedra, superflui ed anzi esibizionisitici gli esempi forniti in prima persona). Facciamoci una domanda: dov'è il pubblico del 1998 che si scomodava con un'ora d'anticipo per inerpicarsi sulle gradinate di un anfiteatro, godendosi nell'oretta di attesa uno splendido  tramonto sull'ansa dell'Adige .... con temperature medie mai inferiori ai 30 gradi? Beh, in buona parte questo pubblico eravamo noi, certo più giovani e più avvezzi agli strapazzi, ma soprattutto più CURIOSI.

Ai miei colleghi ex combattenti e reduci (tempo fa sono stato iscritto d'ufficio alla categoria), ricordo un paio di cose: la fine della meraviglia è l'inizio della vecchiaia. Nel jazz, che oltre ad essere una musica, è anche una visione del mondo, la nostalgia fine a sè stessa, l'esangue calligrafismo  non possono e non devono star di casa. Quello che abbiamo amato in questa musica è quel quid di miraggio intravisto, ma irrealizzato, che contiene nei suoi momenti migliori: un seme destinato per forza di cose a germogliare in mani successive.

Certo ci sono giardinieri più bravi ed altri meno: al riguardo ricordiamo che di qualche fischio non è mai morto nessuno (anzi, a volte hanno conciliato la nascita qualche talento.... anche per sola reazione). Fischiare fa tanto 'borghese in poltrona'? Mi verrebbe da citare un grande critico letterario, che pensa che  in fatto di cultura in Italia la borghesia propriamente detta sia stato un esperimento abortito sul nascere, ma offriamo un' alternativa: starsene a braccia conserte in mezzo a tripudi di folle festanti è altrettanto efficace - se non più - e fa anche tanto 'bon ton', che di questi tempi non guasta.

Siccome sicuramente non si passerà inosservati, argomentare   compiutamente i motivi del disappunto e dell'indifferenza: chiarirà le idee prima a noi e poi agli altri, che spesso si entusiasmano per la bigiotteria farlocca semplicemente perché nessuno si preso la briga di fargli vedere - ed apprezzare - un gioiello vero. Ricordiamo quanto siamo stati fortunati noi a trovare libri, dischi, programmi radio 'giusti' che hanno forgiato ed educato il nostro gusto.

Oggi purtroppo queste opportunità sono scarse (se non inesistenti), e comunque di difficile individuazione: rimettiamo in circolo un po' della nostra fortuna condividendo con altri le risorse di cui noi abbiamo goduto, senza supponenze né alterigie professorali, ma cogliendo le diverse sensibilità e domande altrui verso l'esperienza musicale.  Infine, guardiamoci dall'eterno, decrepito 'nuovismo' italico, che spasima per l'Epifania dell'Inaudito e sistematicamente approda solo all'ennesima replica del Kitsch: per quel che si è detto , abbiamo tutti gli strumenti per riconoscerlo e quindi nessuna scusante.

Il meglio della musica che amiamo è nato da mesi, anni di esperimenti, di false partenze, di abbozzi da rifinire: non pretendiamo il 'capolavoro pret-a-porter' ogni volta che ci sediamo ad ascoltare musica. Impariamo anche a 'riascoltare' in profondità e fuori dall'occasionalità quotidiana: ma questa è materia di prossima omelia....  

Franco Riccardi, alias Milton56

 

 
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