Morrigan

LO SPECCHIO


-Tornerai?- chiese lei.Domanda stupida e infantile. Sapeva benissimo che il silenzio era già cominciato.-Non lo so. Non so dirti cosa farò--Capisco...-Le accarezzò le guance, le labbra morbide, il mento. Le sollevò un pò il viso per costringerla a guardarlo. Ma lo sguardo era fisso sul pavimento.-Hei..guardami...-Un lampo le attraversò gli occhi nocciola. Due fiamme accese si diressero verso di lui.Non si aspettava una reazione del genere. Fu sorpreso e interdetto.-Vuoi che ti guardi??- gli urlò lei -Ecco, ti sto fissando. Cosa vuoi dirmi? Inventa una frase a effetto, perchè di banalità non voglio sentirne!-Allontanò la mano dal viso di lei. Un viso dai tratti dolci, diventato imporvvisamente di pietra.-Non ho frasi a effetto da dire. Perchè ragisci così?--Sono arrabbiata, va bene? Era la prima volta in vita mia che mi sentivo così! Era la prima volta che qualcuno riusciva a darmi l'impressione di capire esattamente cosa sentivo! Uno specchio nel quale mi riflettevo con tranquillità e pace! E ora non sarà piu' così! La tua instabilità è anche la mia, lo so! Ma mi arrabbio! Mi arrabbio perchè avrei voluto fosse costante stavolta! Avrei voluto fosse diverso! Avrei voluto fosse ancora!-L'ultima frase era strozzata in un grido stridulo, preludio di lacrime che non voleva assolutamente far cadere. -Vattene ora, non ha senso stare qui a dirsi cose che sappiamo già. Vattene e basta-Lo aveva capito. Come era stato sempre tra loro, lei aveva capito il bisogno di lui di non esserci. Lui avrebbe forse reagito allo stesso modo. Era la loro magia da sempre. Uguali. Parte maschile e femminile di un carattere unico. La guardò ancora un attimo. E sentì una voglia irrefrenabile di abbracciarla, stringerla ancora, sentire quell'odore familiare e portarlo con se.Due passi e le fu addosso. Lei non emise un fiato. Batte i pugni sul petto di lui in un gesto orgoglioso. Ma capitolò dopo pochi secondi con la testa affondata nel suo petto. Le passo le mani intorno alla vita. La strinse a se cercando il contatto maggiore. Affondò il viso nella piega del collo di lei e sentì l'odore familiare della sua pelle. Scivolarono in una fusione naturale e sentita. Le dita intrecciate si strinsero all'unisono con le labbra. Parlarono i respiri. Il sangue fluì sulle guance e il respiro aumentò.-Vattene adesso- gli sibilò tra i denti.Non riusciva a staccarsi da lei. La guardava come un bambino ora, sentendosi piccolo.-Bene, non ci riesci...non è un problema-Si staccò dal suo petto, e in un gesto velocissimo prese le chiavi della macchina e la giacca e chiuse la porta. Rimase in piedi con le braccia vuote, sapendo che lei aveva deciso per entrambi.Si voltò per guardare il grande specchio al centro della parete.Non vi era alcuna immagine riflessa.