Motor History

Ultimi in classifica


L'Italia detiene il non inviadibile primato di essere ultima in classifica relativamente allo sviluppo e all'incentivazione dei mezzi elettrici. Tutti i paesi industrializzati europei e mondiali stanno investendo enormi risorse pubbliche nello sviluppo della tecnologia elettrica dedicata alla mobilità. L'Italia non sta facendo assolutamente nulla per restare al passo con gli altri paesi. Non esistono incentivi, studi, progetti o qualunque altra cosa dedicata alla mobilità elettrica sostenibile. L'unica casa italiana presente sul mercato si guarda bene dall'investire cifre importanti nella mobilità elettrica : non ci crede ed è troppo impegnata a gestire il passaggio oltre oceano della divisione auto. Tra poco anche gli impianti rimasti di Fabbrica Italia sul suolo patrio avranno brutte sorprese e l'esecutivo di governo resta a guardare l'ennesimo scempio senza muovere un dito. In Europa i governi centrali e le amministrazioni locali spingono in ogni modo e con qualunque mezzo la mobilità sostenibile con progetti pilota di sviluppo del mezzo elettrico anche a costo di presentare mezzi non proprio realizzabili. La Germania, e Berlino in particolare, vogliono avere un parco automezzi pubblico prevalentemente elettrico nel più breve tempo possibile con risorse e infrastrutture in via di realizzazione già da oggi in modo da farsi trovare pronti quando i costruttori riusciranno a fornire mezzi affidabili e tecnicamente gestibili. Non viene fatto un discorso politico ma un semplice ragionamento pratico : vogliamo abbattere nel minor tempo possibile le emissioni di CO2 e la dipendenza dai combustibili fossili a qualunque costo. Il barile di petrolio ha raggiunto costi insostenibili per la maggioranza della popolazione e prima o poi bisognerà investire in tecnologie alternative e quindi meglio iniziare ora piuttosto che aspettare altro tempo. Logico e pragmatico. La Comunità Europea mette a disposizione ingenti somme dedicate all'automotive e non accedervi è semplicemente un delitto. Oggi come oggi, tutte le iniziative italiane sono affidate alla buona volontà del singolo che, per quanto si dia da fare, non potrà mai ottenere credibilità e sostegno pubblico. Questa è una opportunità che l'Italia non può perdere e il Governo deve agire in tempi rapidi. Il rischio è l'esclusione dell'Italia dal nascente mercato della mobilità sostenibile.