03/11/07 – Stretto di Tiran – prima immersioneL’isola di Tiran appartiene all’Arabia Saudita, ma è stata data in concessione all’Egitto, su di essa è presente un punto di osservazione della MFO, la forza multinazionale ONU, cui fa parte anche la Marina Militare Italiana, che vigila sul rispetto degli accordi fra Egitto e Israele.Sull’omonimo stretto, posto all’ingresso del golfo di Aqaba, sono presenti quattro reef nell’ordine sud - nord: Gordon, Thomas, Woodhouse e Jackson. In questa zona il fondale si innalza e, conseguentemente, le correnti sono più intense e l’apporto di plancton maggiore, favorendo la proliferazione di corallo, pesci di barriera e pesci pelagici.Fra questi reef non è inusuale imbattersi in aquile di mare, mante e soprattutto squali (martello, grigi e pinne bianche). La foto del post n. 58 con i due squali è stata fatta da Marco proprio a Jackson. Ciò rende questi siti d’immersione molto interessanti.Ci imbarchiamo dal porto di Sharm, dove sul muro di cinta si notano i numerosi e coloratissimi dipinti raffiguranti pesci (dal trigone, all’aquila di mare, al pesce trombetta, al delfino, ecc..) e vita marinara.Oggi il mare è piuttosto mosso, ma il tratto da percorrere è breve, quindi non ci sono danni da mal di mare.La comitiva appare comunque deficitaria dal punto di vista della forma fisica, diversi sono debilitati dal tipico dolore di pancia, altri causa raffreddore saranno costretti a dolorosissimi sciacqui con acqua di mare per potersi immergere, qualcuno ha qualche linea di febbre, ma tutti resistono per poter fare queste classiche e agognate escursioni subacquee. Io stesso mi sono svegliato con una narice tappata, che si è magicamente aperta poco prima dell’immersione risparmiandomi gli sciacqui.Le nostre guide hanno scelto di farci immergere di sabato, perché gli altri giorni c’è troppa folla … e meno male! A Jackson troviamo almeno altre 8/9 barche.L’Ocean King ormeggia. Le immersioni si effettuano nel versante sud dei reef, perché in quello nord il mare è costantemente mosso. Briefing: sono assegnato al gruppo di Ale, caspita è il gruppo A, quello dei master, quello con i cineoperatori e i fotografi subacquei: è una vera e propria promozione! L’immersione è anche qui in parete, anche se non è a picco come quella di Dahab o di Shark Reef è comunque in forte pendenza. Due sono le esplorazioni classiche, una ad anello verso sud, una in drift verso nord. Noi, corrente permettendo, esploreremo sia la parte sud che la parte nord del reef.Entreremo in acqua come penultimo gruppo. Raccapricciante è lo spettacolo che ci si propone alla fine del briefing, quando ci apprestiamo a vestirci: numerosi sub in superficie nuotano verso le imbarcazioni e queste che cominciano a muoversi con estrema disinvoltura fra tutta quella gente in acqua, sembrava una tonnara, barche in circolo e gente che nuota in mezzo, acqua mossa. Aspettiamo che questi pazzi egiziani si fermino o se ne vadano, è troppo pericoloso buttarsi ora in acqua. Nel frattempo scambio qualche battuta con tre sub americani che stanno nuotando verso la loro barca: mi dicono che gli unici pesci pelagici che hanno visto sono quelli con due gambe, due braccia ed una bombola sulla schiena.Fortunatamente il sito si svuota, rimangono 4/5 barche, solo l’Ocean King e la Rosa Anna hanno ancora sub a bordo.Via libera al primo gruppo: un sub impaziente si butta in acqua senza aspettare beccandosi gli improperi e gli urlacci dell’equipaggio e delle guide, perché la barca era ancora in manovra e lui ha seriamente rischiato di finire sulle eliche. Mai buttarsi prima che il capitano lo consenta dando il via libera!Tocca quasi a noi ed ecco ad una trentina di metri a destra, in superficie, una tartaruga che ci guarda incuriosita.In acqua. Oggi il mio buddy è Roberto (oltre 160 immersioni, militare della marina, è stato di stanza a Sharm, nella MFO, qualche anno fa), ho il solito erogatore troppo “morbido” del diving, ci avviciniamo al reef. Giù. Durante la discesa a Rob si sgancia la bombola, gliela afferro, in qualche secondo arriva Ale che la fissa al gav.Tutti pronti si inizia, parete a destra. Di Jackson ci dicono che è l’unico posto in cui è possibile vedere tutte le specie e le varietà di corallo del Mar Rosso. In effetti vediamo veramente tanti tipi diversi di corallo ed anche in quantità. Ale nuota di schiena. Non si accorge di stare per urtare un pinnacolo di corallo, gli faccio cenno, mentre si gira ecco a tre o quattro di metri dietro di lui, in basso, una tartaruga che lentamente si sposta fra i coralli. Arriviamo quasi in prossimità della punta meridionale del reef e lì a -24 ammiriamo diversi ventagli di gorgonie color caffellatte. All’estremità del reef una forte corrente contraria. Giriamo, reef a sinistra. Due trigoni maculati, un pesce trombetta.Come ormai abitudine, il mio sguardo viene catturato dal blu, dove scruto spessissimo, aspetto da un momento all’altro di avvistare la sagoma di uno squalo martello o di un pinna bianca … niente.Due grossi pesci balestra color viola. I pesci balestra hanno una dentatura impressionante, bisogna stare attenti.Oltrepassiamo il punto d’uscita e proseguiamo verso nord, il reef è pieno di vita, coralli e pesci di barriera ovunque, ad un certo punto Marco con la telecamera punta una minuscola torpedine maculata (l’ho poi sfottuto un po’ dicendo che aveva ripreso una “cianghetta”: pesciolino color sabbia molto simile alla sogliola che si pesca in acque basse in Adriatico e che è ottimo per le fritture potendosi anche mangiare , a volte, con tutte le spine).I coralli lattuga spiccano nel loro verde intenso con tutti i pesciolini rossi che vi nuotano nelle vicinanze.49’ di immersione, esco con 35 atmosfere, profondità massima 24,9, temperatura acqua 26°, visibilità 35 metri.Mentre la barca riparte per spostarsi sul secondo sito, vediamo un gommone sfrecciare velocemente verso la parte nord del reef dove va a recuperare, fra i marosi, un paio di sub che erano stati trasportati lì dalla corrente.Nota: è molto difficile scorgere un sub o una persona che nuota nel mare mosso, il moto ondoso nasconde la testa alla vista di chi è in barca, ecco perché conviene avere con se un cazzillo rosso o quantomeno un fischietto.
Jackson reef
03/11/07 – Stretto di Tiran – prima immersioneL’isola di Tiran appartiene all’Arabia Saudita, ma è stata data in concessione all’Egitto, su di essa è presente un punto di osservazione della MFO, la forza multinazionale ONU, cui fa parte anche la Marina Militare Italiana, che vigila sul rispetto degli accordi fra Egitto e Israele.Sull’omonimo stretto, posto all’ingresso del golfo di Aqaba, sono presenti quattro reef nell’ordine sud - nord: Gordon, Thomas, Woodhouse e Jackson. In questa zona il fondale si innalza e, conseguentemente, le correnti sono più intense e l’apporto di plancton maggiore, favorendo la proliferazione di corallo, pesci di barriera e pesci pelagici.Fra questi reef non è inusuale imbattersi in aquile di mare, mante e soprattutto squali (martello, grigi e pinne bianche). La foto del post n. 58 con i due squali è stata fatta da Marco proprio a Jackson. Ciò rende questi siti d’immersione molto interessanti.Ci imbarchiamo dal porto di Sharm, dove sul muro di cinta si notano i numerosi e coloratissimi dipinti raffiguranti pesci (dal trigone, all’aquila di mare, al pesce trombetta, al delfino, ecc..) e vita marinara.Oggi il mare è piuttosto mosso, ma il tratto da percorrere è breve, quindi non ci sono danni da mal di mare.La comitiva appare comunque deficitaria dal punto di vista della forma fisica, diversi sono debilitati dal tipico dolore di pancia, altri causa raffreddore saranno costretti a dolorosissimi sciacqui con acqua di mare per potersi immergere, qualcuno ha qualche linea di febbre, ma tutti resistono per poter fare queste classiche e agognate escursioni subacquee. Io stesso mi sono svegliato con una narice tappata, che si è magicamente aperta poco prima dell’immersione risparmiandomi gli sciacqui.Le nostre guide hanno scelto di farci immergere di sabato, perché gli altri giorni c’è troppa folla … e meno male! A Jackson troviamo almeno altre 8/9 barche.L’Ocean King ormeggia. Le immersioni si effettuano nel versante sud dei reef, perché in quello nord il mare è costantemente mosso. Briefing: sono assegnato al gruppo di Ale, caspita è il gruppo A, quello dei master, quello con i cineoperatori e i fotografi subacquei: è una vera e propria promozione! L’immersione è anche qui in parete, anche se non è a picco come quella di Dahab o di Shark Reef è comunque in forte pendenza. Due sono le esplorazioni classiche, una ad anello verso sud, una in drift verso nord. Noi, corrente permettendo, esploreremo sia la parte sud che la parte nord del reef.Entreremo in acqua come penultimo gruppo. Raccapricciante è lo spettacolo che ci si propone alla fine del briefing, quando ci apprestiamo a vestirci: numerosi sub in superficie nuotano verso le imbarcazioni e queste che cominciano a muoversi con estrema disinvoltura fra tutta quella gente in acqua, sembrava una tonnara, barche in circolo e gente che nuota in mezzo, acqua mossa. Aspettiamo che questi pazzi egiziani si fermino o se ne vadano, è troppo pericoloso buttarsi ora in acqua. Nel frattempo scambio qualche battuta con tre sub americani che stanno nuotando verso la loro barca: mi dicono che gli unici pesci pelagici che hanno visto sono quelli con due gambe, due braccia ed una bombola sulla schiena.Fortunatamente il sito si svuota, rimangono 4/5 barche, solo l’Ocean King e la Rosa Anna hanno ancora sub a bordo.Via libera al primo gruppo: un sub impaziente si butta in acqua senza aspettare beccandosi gli improperi e gli urlacci dell’equipaggio e delle guide, perché la barca era ancora in manovra e lui ha seriamente rischiato di finire sulle eliche. Mai buttarsi prima che il capitano lo consenta dando il via libera!Tocca quasi a noi ed ecco ad una trentina di metri a destra, in superficie, una tartaruga che ci guarda incuriosita.In acqua. Oggi il mio buddy è Roberto (oltre 160 immersioni, militare della marina, è stato di stanza a Sharm, nella MFO, qualche anno fa), ho il solito erogatore troppo “morbido” del diving, ci avviciniamo al reef. Giù. Durante la discesa a Rob si sgancia la bombola, gliela afferro, in qualche secondo arriva Ale che la fissa al gav.Tutti pronti si inizia, parete a destra. Di Jackson ci dicono che è l’unico posto in cui è possibile vedere tutte le specie e le varietà di corallo del Mar Rosso. In effetti vediamo veramente tanti tipi diversi di corallo ed anche in quantità. Ale nuota di schiena. Non si accorge di stare per urtare un pinnacolo di corallo, gli faccio cenno, mentre si gira ecco a tre o quattro di metri dietro di lui, in basso, una tartaruga che lentamente si sposta fra i coralli. Arriviamo quasi in prossimità della punta meridionale del reef e lì a -24 ammiriamo diversi ventagli di gorgonie color caffellatte. All’estremità del reef una forte corrente contraria. Giriamo, reef a sinistra. Due trigoni maculati, un pesce trombetta.Come ormai abitudine, il mio sguardo viene catturato dal blu, dove scruto spessissimo, aspetto da un momento all’altro di avvistare la sagoma di uno squalo martello o di un pinna bianca … niente.Due grossi pesci balestra color viola. I pesci balestra hanno una dentatura impressionante, bisogna stare attenti.Oltrepassiamo il punto d’uscita e proseguiamo verso nord, il reef è pieno di vita, coralli e pesci di barriera ovunque, ad un certo punto Marco con la telecamera punta una minuscola torpedine maculata (l’ho poi sfottuto un po’ dicendo che aveva ripreso una “cianghetta”: pesciolino color sabbia molto simile alla sogliola che si pesca in acque basse in Adriatico e che è ottimo per le fritture potendosi anche mangiare , a volte, con tutte le spine).I coralli lattuga spiccano nel loro verde intenso con tutti i pesciolini rossi che vi nuotano nelle vicinanze.49’ di immersione, esco con 35 atmosfere, profondità massima 24,9, temperatura acqua 26°, visibilità 35 metri.Mentre la barca riparte per spostarsi sul secondo sito, vediamo un gommone sfrecciare velocemente verso la parte nord del reef dove va a recuperare, fra i marosi, un paio di sub che erano stati trasportati lì dalla corrente.Nota: è molto difficile scorgere un sub o una persona che nuota nel mare mosso, il moto ondoso nasconde la testa alla vista di chi è in barca, ecco perché conviene avere con se un cazzillo rosso o quantomeno un fischietto.