Musicoterapia con malati d'Alzheimer“Questa musica mi fa tornare a dodici anni!” (Assunta); “Queste canzoni sono belle, ci riportano alla gioventù... sembra che possiamo rigustare quell’epoca...” (Rina); “Riascoltare qualcosa che piaceva, sembra se sente un brivido!” (Bruno); “È come rivedere cose già viste” (Maria). Gli anziani malati sono consapevoli degli effetti benefici del fare musica assieme e del potere della musica di “trasformarli” e di ridare loro vita nuova: al termine di un incontro di musicoterapia a cui partecipava, Assunta, una signora di 85 anni, comunicò il suo essere stata bene esclamando: “Noi sbocciamo quando siamo qui a fare musica!”. La letteratura internazionale e le ricerche sull’uso della musica come coadiuvante nella terapia della Malattia di Alzheimer rilevano come le due funzioni che sembrano essere maggiormente interessate dalla stimolazione musicale sono: 1) l’umore: che può stimolare la percezione di benessere nei malati e agire anche sul mantenimento delle loro capacità cognitive, oltre che sulle condizioni fisiche generali;2) il rinforzo dei moduli cerebrali connessi con la memoria: la musica sembra essere un canale privilegiato nel tenere viva la plasticità cerebrale e quindi le funzioni cognitive.La musicoterapia si presenta, quindi, come un mezzo privilegiato che consente il recupero di alcune delle molte perdite causate dalla demenza di Alzheimer: essa, infatti, offre al malato la possibilità di utilizzare alcune delle poche facoltà rimaste abbastanza conservate, favorisce le reazioni comportamentali (sorriso, movimenti corporei) rafforza l’attenzione e la prontezza, favorisce importanti cambiamenti nella qualità della vita (rafforzamento della fiducia in sé, voglia di vivere, vitalità, socializzazione), facilita l’interazione e lo sviluppo di contatti sociali, consente l’espressione dei sentimenti, un maggiore coinvolgimento con l’ambiente circostante e consapevolezza. La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni e sensazioni affettive, di manifestare e comunicare il proprio pensiero, sentimento o stato d’animo attraverso il linguaggio non-verbale. La musicoterapia, inoltre, può migliorare nettamente la prestazione della memoria della persona malata per quanto riguarda il materiale cantato rispetto a quello parlato: persone che non sono più capaci di parlare coerentemente, sono in grado di cantare abbastanza correttamente le strofe di canzoni conosciute. Scopo centrale della musicoterapia con malati di demenza Alzheimer: aprire canali di comunicazione che permettano all’individuo di accedere alle proprie risorse nascoste e favorire una migliore sintonia con l’ambiente ed una soddisfacente realizzazione personale. Un programma di lavoro di musicoterapia con i malati di Alzheimer prevede molteplici attività musicali per assecondare le esigenze di ogni persona che frequenta un piccolo gruppo: ognuno è una storia a sé, ha una propria storia sonoro-musicale, una propria identità musicale; e ha pure un canale preferenziale di accesso alla musica. Nel lavoro vengono integrate tecniche attive e ricettive, esperienze musicali sia strutturate che libere, alcune creative e altre ricreative. Tra queste: il canto di canzoni del repertorio della musica leggera e popolare, l’ascolto di brani musicali, l’associazione musica/movimento (dal rilassamento fisico, ai gesti liberi o strutturati in sequenze ritmiche, al ballo libero e alle danze popolari) all’improvvisazione strumentale. da:
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