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Un blog creato da living_art il 28/12/2006

LA MIA MOLESKINE®

Le emozioni, le riflessioni e i piaceri della vita, per chi vuole assaporarla appieno, mantenendo comunque una soave leggerezza

 
 

INTRO

Dare spazio alla riflessione, alla giusta lentezza in un mondo che non ti dà tempo, ritrovare il piacere anche un pò infantile del foglio bianco su cui scrivere parole in libertà, scarabocchiare, incollare fiori e fotografie, affinché aprendo queste pagine si possa riassaporare profumi e ricordi dei giorni di vacanza.

 

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Weekend conclusivo alla Biennale di Venezia 2019: ultimi appuntamenti

Post n°574 pubblicato il 23 Novembre 2019 da living_art
 
Tag: Arte

Si conclude ufficialmente domani la Biennale d'arte a Venezia, in questo weekend, nonostante l'acqua alta, la rassegna rimarrà aperta, questi gli ultimi appuntamenti:


23 NOVEMBRE 2019 (ore 10:00 — 18:00)

MEETINGS ON ART
Programma di performance nelle giornate conclusive della Biennale Arte. Con Vivian Caccuri, Cooking Sections, Invernomuto, Paul Maheke & Nkisi, Vivien Sansour, Bo Zheng


23 NOVEMBRE 2019 ( ore 14:00) 
CLANDESTINE TALK
Threesold il titolo del diciannovesimo appuntamento con i Clandestine Talks di Lara Favaretto


23 NOVEMBRE 2019 (ore 16:00 — 18:00)
THERME FORUM: THE RIGHT TO REFUSE
Panello di discussione sul gesto artistico del rifiuto, organizzata da Therme Art Program in partnership con il British Council

 
 
 

Il mondo di Mendini al Museo di Groningen

Post n°573 pubblicato il 23 Novembre 2019 da living_art
 
Tag: Arte

"Uso la realtà progettuale al fine di svolgere il mio naturale atto vitale, che è quello di produrre immagini"
(Alessandro Mendini) 

Al Museo di Groningen il suo mondo tra disegno, architettura e design, guardate il video di presentazione della mostra in fondo alla pagina del sito del museo 

 
 
 

Urban Art: ritorna il ‘Campo Urbano’ a Como

Post n°572 pubblicato il 18 Ottobre 2019 da living_art
 
Tag: Arte

Voi sapete cosa è stato ‘Campo Urbano’? Un incontro memorabile d’arte, vi mando questo documento che riprende il comunicato stampa di Luciano Caramel 50 anni fa: https://urbanfields.wordpress.com/inspiration-2/inspiration/ con l’Urban art, l’arte entra direttamente nella città, nelle piazze, fino al vicoli. Quest’anno per celebrare i 50 anni dell’avvenimento l’8a rassegna di StreetScape curata da Ivan Quaroni e Chiara Canali riporterà alcune opere per le strade di Como: nello spazio Campo Quadro della Pinacoteca è allestita un'installazione di Ugo La Pietra e solo domani in Piazza Duomo sarà rieditata l'opera Laundry di Gianni Pettena (vi allego mappa). Appuntamento, domani ore 11 per inaugurazione in Pinacoteca Civica a Como. 

 
 
 

Un contrappunto tra ludico e tragico - De Chirico a Palazzo Reale

Post n°571 pubblicato il 03 Ottobre 2019 da living_art
 
Tag: Arte
Foto di living_art

La mostra dà una visione ampia sulle opere di De Chirico, dalle Piazze d’Italia, al periodo metafisico e ai manichini, ai miti greci, alle vedute veneziane, ai famosi cavalli.

Scorrendo queste tele si entra nella dimensione dechirichiana dove, oltre all’aspetto ludico, si rilevano molte volte segnali di tragicità e d’impotenza.

Esempi ne sono i gladiatori che nella loro rigidità con cui sono rappresentati hanno perso la loro dinamicità, violenza, impeto per diventare statue rigide e inermi. O come anche un quadro con cavalli bianchi ciechi che galoppano senza meta in un paesaggio classico ingessato e fermo nelle sue rovine di un tempo, dando un senso di spaesamento. Da spettatori di questa scena vorremmo prende le redini e salvare questi cavalli senza direzione e cavaliere.

Anche in un quadro con manichini del periodo metafisico (vedi foto) si trova una testa smangiata, bucata che mi rimanda a Dalì, in cui il tempo corrode il nostro ideale pensiero bellezza degli eroi e dei miti, consumandoli, rendendoli prede sconfitte.

Alla tragedia si contrappone comunque anche la dimensione della speranza e del sogno, come in un’opera dove dal ventre di un manichino, all’interno di una stanza in cui si perde la continuità prospettica, crescono e prendono vita alberi. Quest’ultimo quadro lascia qualche spazio aperto a visioni di un continuo rifiorire della vita.

Ritrovando tutte queste note di emozione nelle sue opere, ciò che conta è che sempre bisogna osservare, osservare per scoprire nei dettagli queste visioni a volte ludiche, a volte tragiche, ma mai banali.

 

DECHIRICO - Palazzo Reale

fino al 19.01.2020 

 
 
 

Luigi Negro Barquez - Segni Sognati

Post n°570 pubblicato il 19 Settembre 2019 da living_art
 
Tag: Arte
Foto di living_art

Una biblioteca di segni della natura non codificati, Barquez ha evidenziato il lavorio instancabile dei tarli e dei loro tracciati scavati nel legno, riportando alla luce segni che rimandano all’arte primitiva, a quella aborigena e in alcuni casi alle fini decorazioni giapponesi.

In mostra allo Spazio Temporaneo via Solferino 56 Milano.

 
 
 

Filosofia Zen in Lucio Fontana

Post n°569 pubblicato il 12 Luglio 2019 da living_art
 
Tag: Arte
Foto di living_art

Assistendo ad una visita guidata ho avuto una lettura nuova dei famosi tagli di Lucio Fontana. 

Finora avevo visto in queste opere il superamento della bidimensionalità per andare alla ricerca della terza dimensione; come ho anche sentito altre volte andare verso l'oltre, quello che non è esprimibile. 

In questa ultima visita ho avuto una lettura che è più orientale (forse anche per questo Lucio Fontana ha successo in tutto il mondo): come nella filosofia Zen i concetti di assenza e di presenza hanno lo stesso peso. 

Riuscire a riconoscere il vuoto come elemento fa parte principalmente della tradizione e del respiro della cultura orientale, leggere Fontana con questo nuovo canone dà occhi nuovi per vedere l'opera.

Buon weekend

Living

 
 
 

Il Medioevo Moderno dei Preraffaelliti in mostra a Palazzo Reale

Post n°568 pubblicato il 22 Giugno 2019 da living_art
 
Tag: Arte

Come idea per il weekend, in settimana ha inaugurato la mostra sull’arte dei Preraffaelliti a Palazzo Reale a Milano.
Quello dei Preraffaelliti è un movimento che spazia tra arte e poesia nella seconda metà dell’Ottocento, costituito da studenti di materie artistiche che si erano ribellati alle regole accademiche apprese alla Royal Academy. Tra i loro leader vi erano Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Hunt.
Il nome deriva dalla loro ammirazione per i primi del Medioevo italiano, prima che gli stili "raffaelliti" del Rinascimento.
L’intento principale dei Preraffaelliti era di introdurre nell'arte e nella poesia un nuovo realismo e un nuovo significato, pensare a cosa potessero fare per la società del tempo, ponendo domande a chi guarda, riflettendo su tematiche quali il lavoro, la famiglia, l’amore e il desiderio.
Il loro modo di vivere era radicale quanto l’arte, si propugnava libertà di amarsi, con centralità dell’immagine femminile, presa nel suo contesto quotidiano.
Le storie d'amore corrispondevano alle difficoltà dello stile di vita loro e del loro ambiente: amanti divisi dalle famiglie, dal ceto o dal denaro, oppure amanti manipolatori e infedeli.
Una delle opere meglio riuscite, L’Ofelia di Millais, parla della condanna della società e dell’amante. Qui viene rappresentata la morte di Ofelia, dall'Amleto di Shakespeare, che sopraffatta dal dolore quando Amleto la respinge e uccide suo padre, cade in un torrente e affoga.
Questa opera, come molte altre dei preraffaelliti, si può apprezzare solo dal vero, per la ricchezza di dettagli avvicinandosi alla tela, in questi quadri la luce prende campo con l’utilizzo di effetti luminosi dalla luce brillante alle ombre, con sfondi di opere in cui prevalgono le tonalità del giallo e del verde, si ridefinisce la verità in arte con questo approccio di visibilità.
Buon weekend
Living

 
 
 

Vola alta, parola (M. Luzi)

Post n°567 pubblicato il 12 Giugno 2019 da living_art
 

In pausa, tra i libri di una bancarella, ho trovato questa poesia di Mario Luzi, uno dei maggiori poeti del '900
buona lettura

VOLA ALTA, PAROLA
Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi – sogno che la cosa esclami
nel buio della mente –
però non separarti da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza …

Qui alcuni spunti per chi vuole approfondire
https://www.doppiozero.com/materiali/mario-luzi-vola-alta-parola-cresci-in-profondita

 
 
 

Al cinema Le Ninfee di Monet

Post n°566 pubblicato il 26 Maggio 2019 da living_art
 
Tag: Arte

Dal film sulle Ninfee di Monet ho scoperto molti nuovi punti sull’artista Claude Monet, maestro dell’impressionismo, che nelle sue tele riportava l’immersione completa della sua vita nella natura.

Inizialmente poco compreso e senza  riconoscimenti, fu solo dopo l’esposizione al Grand Palais del 1874, in cui venne coniato il termine ‘Impressionismo’ da un giudizio poco gradevole sulle opere ritenute impressionanti, che ci furono le prime gioie.

Quest’esposizione fu infatti il germe del successo, perché tra le tante critiche a questo movimento, così lontano dai classicismi accademici del tempo, ci fu il giudizio controcorrente di Clemenceau, un rappresentante del governo francese che in occasione di quella mostra dipinse il movimento quale l’unico in grado di rappresentare il momento storico in Francia. Nacque un’amicizia tra i due e a poco a poco Monet riuscì a superare le precarietà iniziali che la vita d’artista gli portava.

Monet catturava l’impressione del momento, per questo dipingeva en plein air, direttamente sulle rive di fiumi o anche su un battello viaggiante, come l’amico artista Manet lo ritrasse in una sua opera.

Che l’arte fosse un tutt’uno con la sua vita lo si scopre anche nei momenti delicati, come alla morte della moglie, di cui c’è un’opera al Museo Marmottan: Monet riuscì a convogliare il dolore in quella tela.

Altre note che non conoscevo è che dopo il suo arrivo a Giverny, dove passo la maturità della sua vita, Monet per entrare direttamente in contatto con l’acqua, elemento vitale presente in molti dei suoi quadri, fece canalizzare il corso di un fiume per realizzare uno stagno dove nella sua casa progressivamente cambiò le coltivazioni di alberi da frutta in giardini e ninfee a pelo d’acqua.

Le ninfee sono collegamento diretto della sua vita nella natura, Monet amava ritrarle, principalmente in momenti ameni e di pace, anche in quelli meno felici, come quando la Francia entrò in guerra: in quel periodo la carneficina umana, il sangue delle tante vite perse, entra nel suoi quadri, con intense pennellate rosse che ritroviamo nei quadri del ponte giapponese che si affacciava sullo stagno, realizzati tra il 1916 e 1918.

Le ninfee fanno parte anche dell’ultimo periodo della sua vita, quando a più di 70 anni perse progressivamente la vista: solo l’incitazione del suo amico Clemenceau lo portò a riprendere a dipingere dopo un periodo di buio. Monet nei suoi ultimi anni volle consacrare la sua unione con la natura e la sua immortalità realizzando per il governo francese una serie di dipinti appositamente pensati per riprendere la realtà dell’ambiente che amava, lo stagno delle ninfee, durante il corso della giornata. Diede vita ad un capolavoro magistrale, oggi conservato all’Orangerie, di immersione totale nella luce di questo ambiente, con una serie di tele a grandi dimensioni in cui coglieva i dettagli di questa meraviglia a 360 gradi.

 
 
 

Alla Biennale d'arte di Venezia, il silenzio di un dramma civile tra il rumore della folla

Post n°565 pubblicato il 16 Maggio 2019 da living_art
 
Foto di living_art

Passando ai Giardini, in occasione della visita alla Biennale d'arte, tra i padiglioni che costituiscono il cuore di uno dei principali eventi internazionali di arte contemporanea, fa stridere osservare che in mezzo al marasma di allestimenti milionari, al passaggio di autorità, artisti e riferimenti tra i più noti del mondo dell'arte, sia passato quasi inosservato il padiglione chiuso del VENEZUELA.

La settimana di inaugurazioni della Biennale è in generale una continua festa, anche a me piace viverla così; mi ha fatto intristisce trovare questo padiglione chiuso ed indifferenza.

Vedo questo lucchetto che chiude l'accesso come la bocca chiusa di un mondo che non trova risposte a questo dramma civile, una sconfitta anche per il mondo dell'arte che non ha preso posizione, neanche con un gesto.

May U Live in Interesting Times, titolo della rassegna di quest'anno, può voler dire anche questo?

Una porta chiusa è già di per sé eloquente come messaggio, dà risonanza, ma senza compassione, un'azione condivisa, risulterebbe inefficace e porterebbe a indifferenza. Secondo voi cosa si può fare per parlare al mondo di quanto sta accadendo e cosa può fare l'arte?

Buona notte,
Living

 
 
 
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