Ieri ho postato due dita incrociate. Oggi ve ne svelo il motivo.I miei tentativi di ricerca di un nuovo posto di lavoro si sono concretizzati ieri in un colloquio a Milano, dopo un po' di indagini da parte dello studio in questione.Invio di curriculum max due pagine su loro richiesta al primo contatto; compilazione di un loro questionario (in pratica le domande di un c.v. parafrasate un po' coi piedi) al secondo; invio curriculum standard; telefonata.Sinceramente il mio scopo principale era quello di sostenere il colloquio, sarebbe già stato un passo avanti... ammetto che non mi sarebbe spiaciuto nemmeno che mi dicessero: "Fa proprio al caso nostro!" (se si sogna, tanto vale sognare in grande, no?!) Colloquio tenuto da due soci: in ingegnere e un agronomo, quest'ultimo rispettivamente figlio e fratello degli altri 3 architetti soci dello studio. Sono uscita dallo studio sorridendo. Non sono la figura professionale di cui hanno urgente necessità; sinceramente non so nemmeno perchè mi abbiano fatto andare visto che sul curriculum non era indicato da nessuna parte "esperienza in impianti elettrici..." vabbè Mi sono resa conto nuovamente della mia intolleranza a pelle nei confronti delle persone piene di sè, di quelle che sono qualcuno solo perchè hanno dei genitori che hanno spiccato in un settore e loro ne sono entrati di diritto anche se in realtà sono degli asini vestiti. Col senno di poi mi rendo conto di aver tirato delle stoccatine per rispondere a delle domande o assermazioni puramente buttate lì per far vedere non so cosa... Ad esempio: sul questionario veniva richiesto di indicare con un SI se si parla/comprende/scrive correttamente una lingua. Ritengo che 10 anni di studi continuativi, un certificato e tenere ripetizioni potessero darmi titolo per rientrare nel SI. Questo spocchioso mi dice "Allora se domani le faccio fare una relazione tecnica sui meccanismi strutturali di un tal progetto e le dicessi di spiegarla ad uno straniero lo saprebbe fare di punto in bianco!" E io "Preparandomi sì" Lui "No, così senza preavviso" "No, così no" "Ah, allora ha scritto una falsità... era scritto chiaramente il termine correttamente" "Scusi, ma guardi che il risultato sarebbe corretto. Quello che intende lei rientra nella madrelingua!" Silenzio da parte sua e sorriso da parte del socio.E' andata.Di sicuro non andrò a lavorare là, per volontà consensuale.Comunque sia... "LE FAREMO SAPERE"
LE FAREMO SAPERE
Ieri ho postato due dita incrociate. Oggi ve ne svelo il motivo.I miei tentativi di ricerca di un nuovo posto di lavoro si sono concretizzati ieri in un colloquio a Milano, dopo un po' di indagini da parte dello studio in questione.Invio di curriculum max due pagine su loro richiesta al primo contatto; compilazione di un loro questionario (in pratica le domande di un c.v. parafrasate un po' coi piedi) al secondo; invio curriculum standard; telefonata.Sinceramente il mio scopo principale era quello di sostenere il colloquio, sarebbe già stato un passo avanti... ammetto che non mi sarebbe spiaciuto nemmeno che mi dicessero: "Fa proprio al caso nostro!" (se si sogna, tanto vale sognare in grande, no?!) Colloquio tenuto da due soci: in ingegnere e un agronomo, quest'ultimo rispettivamente figlio e fratello degli altri 3 architetti soci dello studio. Sono uscita dallo studio sorridendo. Non sono la figura professionale di cui hanno urgente necessità; sinceramente non so nemmeno perchè mi abbiano fatto andare visto che sul curriculum non era indicato da nessuna parte "esperienza in impianti elettrici..." vabbè Mi sono resa conto nuovamente della mia intolleranza a pelle nei confronti delle persone piene di sè, di quelle che sono qualcuno solo perchè hanno dei genitori che hanno spiccato in un settore e loro ne sono entrati di diritto anche se in realtà sono degli asini vestiti. Col senno di poi mi rendo conto di aver tirato delle stoccatine per rispondere a delle domande o assermazioni puramente buttate lì per far vedere non so cosa... Ad esempio: sul questionario veniva richiesto di indicare con un SI se si parla/comprende/scrive correttamente una lingua. Ritengo che 10 anni di studi continuativi, un certificato e tenere ripetizioni potessero darmi titolo per rientrare nel SI. Questo spocchioso mi dice "Allora se domani le faccio fare una relazione tecnica sui meccanismi strutturali di un tal progetto e le dicessi di spiegarla ad uno straniero lo saprebbe fare di punto in bianco!" E io "Preparandomi sì" Lui "No, così senza preavviso" "No, così no" "Ah, allora ha scritto una falsità... era scritto chiaramente il termine correttamente" "Scusi, ma guardi che il risultato sarebbe corretto. Quello che intende lei rientra nella madrelingua!" Silenzio da parte sua e sorriso da parte del socio.E' andata.Di sicuro non andrò a lavorare là, per volontà consensuale.Comunque sia... "LE FAREMO SAPERE"