Sabato sera un amico (ed ex compagno di università) mentre si facevano discorsi leggeri mi ha fatto una domanda di tipo lavorativo, chiedendomi semplicemente se avevo intenzione di iscrivermi ad un bando per l'affidamento di incarichi lavorativi pubblici.Eh?!? La mia prima reazione era stata di stupore: avevo letto il bando ma non mi era nemmeno sfiorata l'idea di partecipare. Incarichi inferiori ai 100'000 euro io? Figurati quanta gente partecipa... con più esperienza... più preparazione... magari studi...Sono laureata da 5 anni; ho passato subito l'esame di stato; lavoro nel settore per cui ho studiato da quando ho finito l'università; sono una libera professionista; mi rendo conto che il mio capo (in realtà sarebbe più corretto dire "l'ingegnere con cui collaboro") ha molta fiducia in quello che faccio.Nonostante tutto davanti ad una proposta di tipo lavorativo mi faccio mille paturnie: sarò all'altezza? Ho veramente le capacità per farlo? E se poi non ce la faccio o ne esce solo una figuraccia? Non so se il termine più corretto è umiltà, paura, inconsapevolezza o insicurezza.Mi rendo conto che non so vendermi. Non so se sminuisco le mie capacità per non creare aspettative (così poi al massimo si resta piacevolmente stupiti) o se non riesco a giudicarmi oggettivamente rispetto allo standard.Non è da me fare carte false e gonfiare le mie credenziali.Piuttosto che avere i riflettori puntati contro, preferisco starmene nel mio angolino.E' anche vero che con un atteggiamento del genere non si va da nessuna parte! Come si fa a fare carriera se non ci si mette in gioco e non si accettano le sfide?!? La domanda resta però sempre aperta: chi dovrebbe stabilire se si è all'altezza? Siamo noi che dobbiamo sempre e comunque puntare in alto e crederci? O devono essere gli altri a darci un giudizio oggettivo di riferimento su noi stessi? E' più giusto sopravvalutarci o meglio sottovalutarci un po'?
ESSERE ALL'ALTEZZA
Sabato sera un amico (ed ex compagno di università) mentre si facevano discorsi leggeri mi ha fatto una domanda di tipo lavorativo, chiedendomi semplicemente se avevo intenzione di iscrivermi ad un bando per l'affidamento di incarichi lavorativi pubblici.Eh?!? La mia prima reazione era stata di stupore: avevo letto il bando ma non mi era nemmeno sfiorata l'idea di partecipare. Incarichi inferiori ai 100'000 euro io? Figurati quanta gente partecipa... con più esperienza... più preparazione... magari studi...Sono laureata da 5 anni; ho passato subito l'esame di stato; lavoro nel settore per cui ho studiato da quando ho finito l'università; sono una libera professionista; mi rendo conto che il mio capo (in realtà sarebbe più corretto dire "l'ingegnere con cui collaboro") ha molta fiducia in quello che faccio.Nonostante tutto davanti ad una proposta di tipo lavorativo mi faccio mille paturnie: sarò all'altezza? Ho veramente le capacità per farlo? E se poi non ce la faccio o ne esce solo una figuraccia? Non so se il termine più corretto è umiltà, paura, inconsapevolezza o insicurezza.Mi rendo conto che non so vendermi. Non so se sminuisco le mie capacità per non creare aspettative (così poi al massimo si resta piacevolmente stupiti) o se non riesco a giudicarmi oggettivamente rispetto allo standard.Non è da me fare carte false e gonfiare le mie credenziali.Piuttosto che avere i riflettori puntati contro, preferisco starmene nel mio angolino.E' anche vero che con un atteggiamento del genere non si va da nessuna parte! Come si fa a fare carriera se non ci si mette in gioco e non si accettano le sfide?!? La domanda resta però sempre aperta: chi dovrebbe stabilire se si è all'altezza? Siamo noi che dobbiamo sempre e comunque puntare in alto e crederci? O devono essere gli altri a darci un giudizio oggettivo di riferimento su noi stessi? E' più giusto sopravvalutarci o meglio sottovalutarci un po'?