Myoho

Le mie stelle...


L’Orsa Maggiore viene anche denominata "Gran Carro", ma tale termine non è del tutto corretto poiché con questa dizione si intendono solo le sette stelle più brillanti della costellazione, corrispondenti al ventre e alla coda del personaggio mitologico. Infatti la stella Alioth derivadal vocabolo arabo Alyat (la grossa coda), mentre la stella Muscida, situata all’altra etsremità della costellazione, è una corruzione medioevale del vocabolo latino Musum (la testa dell’animale).Comunque, le sette stelle del gran Carro, le "vaghe stelle dell’Orsa" cantate dal Leopardi, sono giustamente famose dato che prolungando di cinque volte l’allineamento delle prime due, Merak e Dubhe, si individua la stella polare in prossimità del polo nord celeste (gli inglesi chiamano Pointers,cioè "indicatori", questi due astri).A sinistra di Merak troviamo la nebulosa planetaria M 97, denominata "nebulosa Gufo" perché due sue macchie simmetriche ricordano i grandi occhi del rapace notturno. Si tratta del residuo gassoso di una stella che, esaurite le sue riserve energetiche, è collassata disperdendo nello spazio la sua atmosfera di idrogeno ed elio. Data l’enorme distanza dalla nebulosa (12.000 anni luce) per riuscire ad osservarla occorre utilizzare un telescopio con obbiettivo del diametro di almeno 200 mm.La stella Mizar, al centro del "timone", è una famosa stella doppia visibile a occhio nudo (per i persiani Mizar era il "cavallo" e la compagna Alcor il "cavaliere"). Mizar fu la prima stella doppia scoperta dall’astronomo Ricciolo nel 1650. A loro volta Mizar e Alcor sono due doppie spettroscopiche le cui componenti, impercettibili a telescopio, sono rivelate dalle spettroscopio che ne evidenzia il movimento orbitale.Una curiosità: tra Mizar e Alcor vi è una stella di magnitudine 8, quindi invisibile a occhio nudo, battezzata nel 1723 "Sidus Ludovicianum" in omaggio al principe tedesvo Ludovico V, nome attribuitole da un astronomo dilettante che credeva di aver scoperto un nuovo pianeta (sarebbe stata una scoperta impossibile perché tutti i pianeti del sistema solare orbitano in prossimità dell’eclittica, corrispondente al percorso apparente del Sole durante l’anno, ma la costellazione dell’Orsa Maggiore è molto distante dall’eclittica).