FOREVER

LE ORE, GLI ANNI...


Giù dalla stella che possente navigaSul riflesso dell’onda sei discesoPer giocare alla corsa coi delfiniNel profondo silenzio della notte.Ora riposi, anemone del mare,Radicandoti in turbini silenti;Nel rollio che ti porta il vento vienePer desiderio di veder la terra.Alga, costeggi terra mentre sfioriLa chiara proda, la desiderataRiva segreta, sempre abbandonata,Sempre perduta se dura la vita.Guardati, e sogna, e ancora si disperdaOgni promessa, come scioglie l’alberoIn primavera nuvole di semiE trova tutto mentre perde tutto.E quando giunge la bufera ardenteE si scatena la disperazioneTu ti chiudi nel chiostro delle stelleA cui non giunge alcuna strada oscura.Giace travolto ogni disperso mondo,Dorme la notte in liquido stupore;Mille cristalli magici riposanoIn una lieve limpida penombra.O tu mare, o tu vento, o tu visioneD’un oscillar leggero al tenue ventoChe t’accarezza il cuore, dove insisteLa mano tua amorosa senza fine.Rami di sogno nella terra affondanoE i pensieri del giorno errano scioltiPer quest’arcana strada, e si fa chiaraLa via che scioglie il cerchio delle stelle.In vasta terra il pianto della madreVola e sorvola la perenne notteFinché non giunge all’isola di DioDove è celata la sua infinità.Nel mondo non v’è cosa che rimangaNé che ritorni. Senti la mia musica,Cogli la vita e bevi questo calice,Che prima non bevesti e non berrai.Fluidità di mondi che s’affrontano,Tramonti e aurore che non hanno fine.Sento lave dormire nella terra,Mentre a una fonte pura mi disseto.Per il vasto teatro della notteL’usignolo diffonde il dolce canto;Agli uomini sfiniti dalla vitaL’occhio si chiude, esplodono visioni.Vanno nell’alba su per i crinaliEsseri ricchi per sangue e passione,Mentre gli esangui giacciono e non sannoScerner le copie dagli originali.Cosa cantò al mattino la tua anima?Una pesca dolcissima, un sorrisoDi bambina radiosa, una sorellaChe attraversò la sfera della luna.Salta la terra, salta cielo e mare,La bimba salta e non la può fermareNé Dio né l’uomo. E se non può saltareCade giù il mondo e non può più volare.Non c’è alcun modo di fissar la terra,Non fermerai le onde, né la crescitaE neppure la sorte, ma l’ignotoCerto te fermerà, l’occhio infinito.Se d’alberi spezzati la visioneDovesse entrare dentro la mia mente,Sappi, amor mio, che invocherò i tuoi occhiPer raddrizzar la vita, il corso, l’ora.L’inverno ha steso limpide apparenzeNella neve del senso, la vecchiaiaNon ha parole, solo sentimento,Ché distrutta è la vita, e si è immortali.O padre a cui s’approssima il partire,Dopo di te mi toccherà morire,Eppur c’è gioia in questo e non ho vitaSe non per questo mio ultimo fuggire.O gioia, o gaudio, o sublime parvenzaD’un bell’esodo verso la presenzaDell’ignorato lume, è già passatoMolte volte quel carro, e ora è fermato.Segno del vivere, l’arcobalenoCopre la vita con mille colori:Di tutte quante le gioie e i doloriNon è rimasto il ricordo, nemmeno. Ora certo vi guardo costernato,Fili d’erba spezzati sul cammino,Se non avete neppure donatoUna rosa di maggio ad un bambino.Pavoni e cigni cantano e fa luceUna torcia celeste al battelliere;Il mio obolo accetta, compagnone,Se di vivere non c’è più ragione. Ancora mi hai concesso un breve sguardo,Ora dileguo. Nella lunga attesaHo potuto scoprire che è rinatoQuell’amore che un giorno mi hai donato.Dario Chioli