Creato da fedechiara il 14/11/2014
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La dignità perduta e quel giudice a Berlino.

Post n°4158 pubblicato il 04 Giugno 2026 da fedechiara
 

Confesso l'imbarazzo. Ma come? Io, anti berlusconiano spinto della prima ora, a favore della grazia alla Minetti ed infastidito per le accuse di Travaglio che hanno spinto il Mattarella a chiedere verifiche approfondite? Però Travaglio è un monumento del giornalismo di inchiesta. Più e prima di Ranucci Sigfrido di Report. Non gli si può dare torto a prescindere. Lui sta sempre 'sul pezzo', è sempre documentato, è autorevole e credibile di conseguenza e citatissimo dai suoi fans sui socials.
Ma eccolo ora annaspare in cronaca - e la sua verità scricchiola ed è imputato di diffamazione, nientemeno - e, verosimilmente, dovrà corrispondere dei bei dollaroni di risarcimento ai ricorrenti in giudizio. Chi vivrà saprà.
Ed è costretto a misurarsi – ed a misurare la forza e la credibilità di tutto il giornalismo di inchiesta – in un'aula di giustizia (c'è un giudice a Berlino) e proprio con i sodali di quella magistratura che lo ha contrastato ed ha ri-validato la prima inchiesta che ha portato alla grazia.
L'avvilimento dei testi d'accusa e di quelli a difesa che ritrattano e nei contro interrogatori si dicono non più così sicuri: non so, non ho visto, se c'ero dormivo. Conoscete alcuni dei films in questione: Olliwud ci ha intinto le penne di cento e cento sceneggiatori di ogni tempo e alcuni sono capolavori e ci illudono che la verità lampeggi, di quando in quando, nelle aule di giustizia.
A me è piaciuto tanto 'Il falò delle vanità' - con quel suo finalone del giudice nero che ramanzina e invita il pubblico rumoreggiante in aula ad 'essere dignitosi', a 'ritrovare la dignità perduta'.
Ecco, Marco, non me ne volere. Vai in aula e aiutaci a 'ritrovare la dignità perduta'. Magari vincerai. Magari c'è un giudice, a Milano o a New York, che ci restituirà la fiducia nella giustizia, chissà.
Per Beatrice Venezi si vedrà. La sua causa per diffamazione è ancora nella fase dell'istruttoria, ma suggerisco agli imputati di raggranellare qualche milioncino di euri dai fondi pensione dei professori, per ogni evenienza.

 
 
 

L'abominioso ordigno e la parate militari.

Post n°4157 pubblicato il 03 Giugno 2026 da fedechiara
 

 

Cosa sarebbe successo in Europa, e in Ucraina di riflesso, se la stampa mainstream e le televisioni tutte avessero detto e mostrato nelle loro prime pagine (come fanno oggi) i volti della sofferenza di 'quelli del Donbass': i russofoni massacrati a decine di migliaia dai 'nazistoni Azov' della chiara democrazia (sic) che oggi osanniamo e vogliamo affiliata all'Europa a tamburo battente?

 

Forse la repressione e la mattanza dei russofoni del Donbass si sarebbe fermata, forse i dirigenti della 'chiara democrazia' di conio europeo ed americano (per la quale ci riarmiamo pesantemente e dovremmo dirci 'pronti a combattere ed a morire') avrebbero deciso per un ragionevole accordo di convivenza garantito dalla Russia, patrona di quei martiri dimenticati. Forse.

 

Il nazionalismo ucraino, tenuto a battesimo dai valorosi soldati 'Azov' e dal 'Pravi Sektor' delle violenze di piazza, quali si mostrano nel bel documentario 'Le maschere della rivoluzione' di Paul Moreira, https://www.facebook.com/venetorussia/videos/le-maschere-della-rivoluzione-un-documentario-di-paul-moreira/417273468648232/ ben difficilmente potrebbe essere stato domato e imbrigliato in assenza del presente conflitto armato con la Russia, ma del senno di poi, si sa, son piene le fosse. Ahi se sono piene! Corre l'anno 2026 di un conflitto armato quadriennale che non ci lascia intravedere una pace condivisa.

 

E ieri abbiamo assistito alla 'parata' e all'effimero trionfo dei cultori di una repubblica forte delle sue armi nuove: i droni teleguidati che esplodono facile e sopra 'i civili' di ogni guerra. Droni che cambiano radicalmente gli scenari di guerra e sono il 'rivoluzionario arnese', simile all'archibugio che archiviò le guerre dei cavalieri e delle lance e delle spade e tolse 'l'onore militare' dai campi di battaglia dei guerrieri contrapposti.  

(O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebú maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all’inferno, onde uscisti, ti rasigno. —
Cosí dicendo, lo gittò in profondo. ) Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/198 - Wikisource .

 

Ma sono le dichiarazioni iterate dei bellicisti e dei guerrafondai nostrani - che ci dicono e ripetono che 'dobbiamo essere pronti a combattere per la patria presente' e per quella superfetazione politica orribile che chiamiamo Europa - che dovremmo rintuzzare in ogni modo e spegnere finalmente quella loro retorica interventista giocata stolidamente sullo sfondo di una guerra termonucleare - mai così vicina ed evocata dalle loro ridicole smanie di vittoria.

Non vi è vittoria possibile di nessuna parte militare nell'era dell'ordigno atomico dei megatoni che vaporizzano le città ed i luoghi. Nessuna retorica patriottarda dovrebbe farcelo scordare.

 

 

 

 

 

 
 
 

Amen e così sia.

Post n°4156 pubblicato il 03 Giugno 2026 da fedechiara
 

Amen e così sia. - 02 giugno 2018

Ci siamo. Non oso aggiungere che 'ci resteremo' perché il futuro non è dato e le variabili sono tante e tutte di peso: l'Europa dei burocrati sordi e grigi, i 'mercati' – forse guidati al ribasso dal prodigioso Soros che briga e spende i suoi maledetti denari per una rivincita sulla 'brexit' – e tutto il resto degli elementi caotici che sempre si accompagnano alle fasi nuove dei nuovi e diversi (ahi, quanto!) governi del paese.
Però la botta forte, fortissima, l'abbiamo data – ne costituiscono prova i toni scomposti e demenziali della critica dei piddini di s-governo che vomitano fiele e altro nei confronti della nuova formazione politica Lega/M5S e hanno la bava alla bocca contro i 'nuovi fascisti' – che bisognerebbe agire d'imperio sulla leva della Macchina del Tempo e portarli tutti quanti di peso nel Ventennio perché abbiano contezza di quanta incomparabile diversità c'è tra i diversi momenti della Storia - e non ci rompessero gli zebedei con critiche fuori luogo e stantie.
E facciamo gli auguri alla nuova formazione di governo con tanto, tanto disincanto – e ci basterebbe che ci parassero i lombi dai tedeschi vogliosi di default italico per chissà che segreti e malevoli fini e che all'Africa dei maledetti governi che lasciano andare i loro cittadini allo sbando nei lager degli scafisti libici giungesse forte e chiaro il messaggio che: 'Abbiamo già dato' ad abundantiam in fatto di 'accoglienza' e non c'è più trippa per gatti – e il primo messaggio che manderei agli scafisti e alle o.n.g./taxi del mare in contatto satellitare con quelli è che, prima di imbarcare sulle loro navi altri profughi e/o clandestini, si mettano in contatto con i porti di Malta, della Spagna o della Francia perché l'Italia è a 'numero chiuso'.
Amen e così sia.

 
 
 

L'Arte quale orizzonte di futuro gramo.

Post n°4155 pubblicato il 02 Giugno 2026 da fedechiara
 

02/06/2013 ...che poi il fascino dell'arte di oggi sta tutto nel suo 'prendere posizione' nei confronti di tutto quanto è vita e movimento e/o stasi del vivere, nel suo farsi 'politica' e proposta di cambiamento radicale di tutto il marcio e il cattivo e lo stagnante che abbiamo sotto gli occhi; e chi sente il bisogno o accetta di 'prendere posizione' di fronte allo status quo non può poi sottrarsi alla polemica anche forte – o al rifiuto radicale di molti di considerare 'arte' (ma cos'è arte e cosa no? Ah! Il vecchio tormentone di sempre!) certe 'opere' o 'performances' schierate sul fronte dell'impegno politico radicale.
E se Marinetti invitava a 'uccidere il chiaro di luna' in questa città di gondole e gondolete e serenate e indicava il movimentismo estremo e il 'tirare dritto' mussoliniano quale solo orizzonte di futuro condivisibile – e finì collo schierarsi a favore dell'interventismo bellico e ne seguì il 'cupio dissolvi' della guerra nel fango delle trincee e le mitragliatrici che ne falciavano a centinaia ogni giorno, oggi abbiamo quel tale, americano, che la guerra aborrisce ed effigiava Ronald Reagan col naso della lunghezza di un fallo: un po 'testa di c....', un po Pinocchio beccato dalla fatina a mentire spudoratamente. O le straordinarie raffigurazioni miniaturizzate dei due fratelli geniali che allestiscono gigantesche teche fitte di calvari e croci e ordinari orti di gestsemani dove soldati atroci colla divisa delle SS tagliano teste e sbudellano e impiccano e fanno le orrende cose che hanno fatto nella Storia recente -ed è finita con il massacro spaventoso di Hiroshima e il bombardamento di Dresda che ne ha uccisi oltre 200000 in tre giorni.
E ricordo il padiglione messicano di due anni fa in cui l'artista designata lavava con acqua e sangue i pavimenti delle stanze per ricordarci l'orrore delle centinaia di morti ammazzati dalla criminalità senza limiti di massacro dei 'narcos' e la notissima artista balcanica che pietosamente 'carezzava le ossa' dei morti in una sua mai dimenticata performance.
E l'incredibile caos di eventi che contraddistingue la nostra epoca presente non può non partorire mostri e mostricciattoli artistici e le pretensiose insignificanze insieme ai 'mille fiori' che indicava Mao ai tempi suoi – e oggi sono mille e mille i cinesi che invadono gli spazi di questa biennale e città e ci gridano nelle orecchie che 'la Cina è vicina', ahinoi! Ecchè non ce n'eravamo accorti? con tutti i bar e i negozi e i ristoranti 'dei cinesi' che incocciamo ad ogni passo e fondamenta e campo e ancora ci domandiamo come mai nei cimiteri indigeni non si vede una lapide con il loro nome e l'effigie.

 
 
 

L'arte ancella - 02 giugno 2015

Post n°4154 pubblicato il 02 Giugno 2026 da fedechiara

E l'Arte sembra voler essere ancella della Scienza e della Letteratura, a giudicare da certe mostre e installazioni 'site-specific' della Biennale - 'pensate e fatte sul luogo', non vi spaventate per i troppi inglesismi che troverete e il vizietto di scrivere le didascalie e le spiegazioni e le biografie degli artisti solo in inglese, ignorando la buona regola della cortesia dovuta al paese ospitante.

E l'Azerbaigian - paese di cui conosciamo poco o nulla, figurarsi i suoi artisti -, la fa da padrone, in questa Biennale 2015, con ben tre sedi espositive e di prestigio (Palazzo Barbaro, Ca' Garzoni e palazzo Lezze in campo S. Stefano, la sua storica base di partenza), tutte degne di nota e di visita e diversissime tra loro per l'offerta artistica e magnifiche le invenzioni, le informazioni su quanto ci accade mediate dall'arte e le vere e proprie storie di vita che vi si narrano.
E mi ha colpito 'l'Unione del Fuoco e dell'Acqua' a palazzo Barbaro – dove si narra la strana storia di un magnate del petrolio che visitò Venezia con la sua amata e rimase così colpito dalla bellezza dei suoi palazzi e le ogive gotiche da voler costruirne uno simile a Baku, la capitale (che già l'aristocratico veneziano Barbaro, ambasciatore, visitò nel Quattrocento nel corso di quei loro magnifici viaggi che duravano quattro e più anni e, quando tornavi, tutto era mutato e vivevi un'altra vita). E la storia di quel magnate e della sua amata è struggente e finisce in tragedia, la tragedia dei Soviet, e il resto andate a vedervelo, ne vale davvero la pena.
E a Ca' Garzoni, invece, l'Arte sposa la Scienza riferita all'ambiente nostro degradato e inquinatissimo e le meravigliose sale restaurate di recente ospitano invenzioni artistiche davvero belle e bravi gli artisti e le loro figurazioni d'incanto, ma non trascurate di soffermarvi a lungo nel laboratorio-antro de' moderni maghi della scienza dove si dà conto del problema (già sollevato da molti, ma da troppi governi e persone trascurato) delle immense estensioni di nuove isole e veri e propri territori (alcuni grandi più del Texas) fatti di plastiche raggrumate dai vortici oceanici i cui vari e diversi frammenti, sulle spiagge, si mostrano nella postmoderna forma di polimeri rocciosi: minerali di nuovo e postmoderno conio con cui i nostri nipoti dovranno convivere e i bis-nipoti forse riusciranno a trasformare e plasmare ed elaborare in nuovi materiali buoni per l'architettura futura e oggetti di uso comune.
E gli artisti ospitati ci mostrano da par loro le paure e gli incubi che ci tormentano, ma anche le invenzioni geniali che trasformano le statistiche scientifiche in quadri 'alla Mondrian' che occupano scenograficamente intere pareti e questo uso dell'Arte e i suoi luminosi apparentamenti finalmente ci con-vincono che non tutto di quanto abbiamo visto e vedremo nei mesi a venire è asfittica ed enigmatica 'conceptual-art', bensì chiara esposizione e illuminazione per le quali ci diciamo ammirati - e ci auguriamo che 'mille di queste esposizioni' scalzino, in futuro, quelle opere astruse di troppi sedicenti 'artisti' che, interrogate dal muto e perplesso visitatore, sprezzantemente non rispondono.
Forse perché non hanno nulla da dire?
 
 
 
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