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Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
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Aggettivazioni compulsive.Aggettivazioni compulsive. C'è un modo del giornalismo, televisivo e della certa stampata, di aggettivare compulsivamente in modi uguali. Le conseguenze di un certo fatto od evento? Quasi sempre 'catastrofiche' con variante in 'devastanti'. E non solo per gli eventi climatici estremi, bensì per le guerre vicine e lontane o per la chiusura dello stretto di Hormuz e perfino per le decisioni prese da Trump sui dazi. E le opposizioni politiche che fanno (giornalisticamente)? 'Vanno all'attacco' del governo, solitamente. Poi ci mostrano i visi degli 'attaccanti' e ci muovono il sorriso. L'armata Brancaleone di sempre con relativa 'flottilla' in navigazione permanente. Viviamo in un mondo catastroficamente avviato alla sua fine o irrimediabilmente 'devastato'? Ai posteri l'ardua sentenza. Ammesso e non concesso che noi post moderni si abbia posterità - con i chiari di luna bellici e la minaccia sempre evocata di esplosioni termonucleari che ci ritroviamo quotidianamente a declinare. Ma non dovremmo mai dimenticare che il Devoto-Oli contiene un numero 'devastante' di lemmi e vocaboli, molti dei quali interessanti e capaci di straordinarie sfumature ad acquarello nel dipingere la realtà dei nostri giorni - e la maggior parte di noi adopera, invece, nel migliore dei casi, qualche migliaio di sostantivi ed aggettivi per dire di sé e dei sentimenti che prova. Com'é l'amor? Il Poeta ci diceva 'che move il sole e l'altre stelle' e che 'ch'a nullo amato amar perdona'. I nostri giovani oggi ci mandano a dire che 'è una figata', dopo un approccio svelto e sbrigativo con la controparte. Limitando tutto l'ambaradan del complesso sconvolgimento amoroso alla sineddoche del femminile: una parte per il tutto. E passi che quei peli straordinari 'muovano tutto un carro di buoi' (un teletrasporto d'antan) – come ci tramanda beffarda la cultura contadina. E la querelle giornalistica degli ultimi giorni tra Trump e il papa – rimproverato di non saper fare politica estera e di mettere a repentaglio la vita dei suoi fedeli e di consentire ai pasdaran di costruirsi le atomiche - potrebbe chiudersi semplicemente facendo notare che il papa fa largo uso, da sempre, di 'geremiadi' e lamentazioni che 'lasciano il tempo che trovano'. E siamo tutti talmente abituati al suo 'oremus fratres' a reti unificate da lasciare che le sue 'parole di pace' passino attraverso entrambe le orecchie e si disperdano al vento delle 'pie intenzioni'. Pace e papa vanno a braccetto da sempre e le sue parole, si sa, sono 'vangelo' per definizione e relativa indifferenza post moderna di chiese vuote e crisi delle vocazioni. Quante divisioni ha il papa, lo beffava Stalin. Tante divisioni quante sono le divine moltiplicazioni. Dei pani e dei pesci. Su quella dell'acqua mutata in vino ancora si discute in certi ambiti para scientifici, ma l'oste biricchino della tradizione il vino lo annacquava con procedimento inverso - e tutti lo sapevano e glielo cantavano in coro sotto le fresche frasche: '...ci hai messo il vino e nun te pagamo.' Prosit. |



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