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Epitomi, lenzuoli, pandemie e patatine.

Post n°1350 pubblicato il 14 Settembre 2020 da fedechiara
 

Epitomi, lenzuoli, pandemie e patatine.

Consideravo – indotto dalla visione di un film incentrato sulla figura di Veronica Franco, cortigiana a Venezia e merce di scambio per una alleanza bellica con il re di Francia, pare, si dice, si racconta -
che noi viviamo le nostre vite con le cadenze di brevi epoche ed egide.
Eventi epocali ci segnano e condizionano senza che, in sostanza, noi si possa opporre alcunché al loro nefasto imperare.
Brevi epoche storiche condensate ma compiute; alcune sotto l'egida della guerra, altre della rivolta sociale e quelle, più sotterranee e intermittenti, della scienza – che accendeva i lampioni nelle strade, portava l'acqua calda e fredda nelle case e creava le macchine domestiche che rendevano la vita leggera e le casalinghe sorridenti con in mano la scatola di 'Ava-come-lava'.
Altre epoche ancora, più recenti, vanno sotto un segno antico, potente e diverso e opposto, (e in questo c'entra la vita avventurosa di Veronica Franco: il lenzuolo come metafora ed epitome della politica) ed è il segno delle cortigiane di bel nuovo al potere, (le 'olgettine', ricordate? al soldo del Sultano de noantri). Un'epoca straordinaria e intensamente vissuta da tutti noi, ne convenite?
Seguì l'epoca delle invasioni islamico-barbariche e degli arrembaggi dei naufragi organizzati, che dura tuttora.
Alla quale epoca ultima succede la presente epoca dell'impero della malattia pandemica e dei medici al potere per interposti politici: capaci di condizionare con le loro predizioni nefaste la nostre vite al punto da chiuderci (e forse ri-nchiuderci di bel nuovo) nelle maledette case spauriti e timorosi dell'altro, del nostro prossimo.
Untori contro untori inconsapevoli. Dentro i treni, negli autobus, nei negozi, nelle scuole, nei mercati e supermercati. Vade retro virus, molto retro: un metro, un metro e mezzo, e niente baci proibiti, niente balli con abbraccio integrale (poveri tangheri) pena la terapia intensiva, la rianimazione, la morte. Penitenziagite!!!
E il Conte-re incollato alla cadrega che impera incontrastato a botte di grida e d.p.c.m. di ritorno perché con la salute non si scherza - e poveri i nostri vecchi, categoria a rischissimo di ricovero coatto, che l'autunno lo vedono incedere con rapidità indicibile e lentamente ci dicono addio. Perdonate la licenza poetica, ma quando ce vò ce vò.
E, tornando alle cortigiane dell'incipit, un legame c'era anche allora, nella baldanzosa Venezia che le tollerava a migliaia contro ogni Inquisizione (potenza dei remi!) e, nei racconti di quell'epopea orgiastica dei nostri avi plebei e aristocratici in fregola, non si menziona il fatto che, sotto sotto, si preparava il 'trionfo della morte', morte per peste – e i medici di allora contavano come il due di coppe e trionfavano i monatti della pietosa raccolta dei cadaveri, come contano oggi i virologi e varia fauna di esperti che ci 'consigliano' di non smettere la guardia perché mal ce ne incoglierà.
Lavatevi le mani tre e più volte al di e non toccatevi gli occhi e fate l'amore con il sapore – quello di casa, quello dei 'congiunti' certificati che già si sono scambiati il virus assassino più e più volte, infarinandolo e friggendolo insieme alle patatine di contorno.
La seconda ondata, pardon portata è servita. Buon appetito.

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