Creato da fedechiara il 14/11/2014
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Messaggi di Settembre 2021

Motti ambigui e beffardi.

Post n°1772 pubblicato il 27 Settembre 2021 da fedechiara
 

Che cosa può significare lo strano abbinamento di un famosissimo motto latino che tuttora campeggia sulla testata dell'Osservatore romano, ma trova(va) il suo misterioso equivalente nel campo di concentramento di Buchenwald – scritto a rovescio perché a leggerlo, beffardamente, fossero i morituri ivi rinchiusi?
Unicuique suum. 'A ciascuno il suo'. Che mai vorrà davvero significare, se una tale ambigua definizione si presta anche allo spaventoso rovesciamento di senso di 'Jedem das Seine' del campo di morte di cui sopra?
Ci spetta davvero qualcosa, in questo nostro mondo caotico e crudele e nel corso delle nostre vite delle più varie e diverse? Siamo creditori di qualcosa, che so: la fruizione libera e gratuita e impunita del pianeta, come ci rimprovera Greta, - che, quando non sorride, il guardarla è penitenza di molto maggiore delle 'tre pateravegloria' che recitavamo con sincera compunzione genuflessi di fronte al ligneo crocefisso e ne uscivamo bellamente assolti?
E chi più ha è tenuto a devolvere le proprie eccedenze a chi meno ha (o proprio non ha) – perché esiste un 'suo' dei ciascuno nascosti o poco visibili, un 'suo' del nostro prossimo globale poco o nulla tenente a cui Marx, Engels e Lenin predicavano il doversi liberare con forza 'dalle proprie catene' – ma, dopo tante rivoluzioni, ci siamo ridotti, agli inizi del terzo millennio, all'otto per mille della chiesa cattolica, che chissà come amministra il suo bel gruzzolo, data l'elefantiasi istituzionale di cui soffre?
E, certo, i prigionieri di Buchenwald distoglievano lo sguardo dalla beffarda scritta sovrastante il cancello di ingresso perché mai hanno accettato che il 'Seine' - il 'loro' dovuto a ciascuno dei reclusi e morituri stancamente deambulanti tra le baracche - dovesse essere quella condanna incomprensibile ed atroce, quella riduzione del loro stato di esseri umani a carne da macello e grasso da sapone in virtù della vittoria militare dei loro malvagi oppressori.
E, nel mio piccolo, anch'io spesso mi interrogo su cosa effettivamente sia il mio dovuto, quella piccola parte di riconoscimento ad personam di uno stato di diritto niente affatto certo e tutto e sempre da rivendicare per ottenerne una ragionevole, bastevole porzione (vedi le lotte operaie nelle fabbriche che chiudono) – ed è triste dover convenire che 'niente è per sempre' e che, se sono in troppi a chiedere e premere ai confini ben difesi dal filo spinato, qualcuno presto apparirà di là del muro con i cani e il taser e i manganelli a ricordarci che 'a ciascuno il suo' è un motto tutto e sempre da interpretare e, in certi contesti, pure un filo beffardo, ahinoi.

 
 
 

Il migliore dei mondi possibili.

Post n°1771 pubblicato il 26 Settembre 2021 da fedechiara
 

Col cuore pesante devo ammettere che c'è un maledetto 'uso politico della giustizia' in questo paese. E' una nebbia umida che grava pesante e permanente - e niente consente di distinguere del vero e del falso che si rappresentano e vengono inutilmente evocati negli avvilenti teatri della giustizia.
Perché, a suo tempo, ci avevano fatto convinti, i p.m. e i giudici in aula e i giornalisti di grido, che Berlusconi l'avesse fatta grossa più volte e ripetutamente, a tal punto da dirlo indegno del titolo di onorevole senatore, ma l'hanno vinta i suoi cavalli di Caligola, gli avvocati valenti che, in punta di diritto e di rovescio, hanno rovesciato i primi verdetti e le fragili sentenze - e oggi lo vediamo/ascoltiamo pontificare in video e in voce, seppure con quella voce impastata dall'età e fuori e dentro gli ospedali che gli fan da schermo giudiziario, a recitare le tristi, vuote litanie di una politica che quotidianamente ci indigna, ma che ognora ci propina impunita i suoi veleni e le sue evidenti schifezze - e con il conforto e il viatico costituzionali e istituzionali che consentono il durare oltre il limite del lecito delle male cose parlamentari e i vergognosi inciuci dei volta gabbana di turno.
E il caso di quel giudice di Sassari, più realista del re, che dà seguito non petito ad un provvedimento giudiziario spagnolo che imbarazza l'Europa e la stessa Spagna – impegnata a mediare con gli indipendentisti catalani una durevole tregua politica – mostra come il teatro della giustizia italica annoveri parecchi attori sfiatati e in conflitto tra loro che, sul proscenio, azzardano la battute amare di un loro teatro dell'assurdo.
E Puigdemont, il giorno dopo, è di nuovo libero e più legittimato che mai a trattare da leader politico le condizioni del suo reintegro e ritorno in patria, osannato e in trionfo.
E taccio la vicenda di quel Dell'Utri di cui giornali e telegiornali dissero peste e corna e mediatore politico con la 'mafia', nientemeno, e oggi torna sul palcoscenico giudiziario a rivendicare una sua specchiata onestà – e noi telespettatori, basiti, ci chiediamo dove stia il trucco scenico, il marchingegno che sostiene la complessa trama che un narratore di scarso ingegno ha scritto e rappresentato lungo i vent'anni del nostro scontento.
E ci arrovelliamo a dargli un titolo che ben si attagli a questa commedia nostra, questo fescennino italico che intesse malamente il riso e il pianto (greco) nel racconto delle disavventure di un visconte dimezzato che dice di volersi ritirare tra i rami dei suoi alberi con appresso i suoi amati libri da collezione - e ammicca sul proscenio al suo pubblico come un attore consumato e fa capire che l'Italia è il paese dove tutto è davvero possibile, il migliore dei mondi di cui narrava Candido ai tempi suoi.
The end e scarsi applausi dalla platea semivuota.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e il seguente testo "PENGUIN + CLASSICS VOLTAIRE Candide, Candide,oO or Optimism"

 
 
 

Alfabeti ed altri alfabeti.

Post n°1770 pubblicato il 26 Settembre 2021 da fedechiara
 

26 settembre 2015
Ha chiuso di recente la meravigliosa mostra 'Alefbet – L'alfabeto della memoria' di Grisha Bruskin alla Stampalia che mostrava, stupendamente raffigurati, i temi e i personaggi della Gnosi della religione ebraica: tanto ricca e fantasiosa quanto mirabile e avvincente nel fascino che promana dalle storie di ognuno dei suoi personaggi. Non so se Bruskin sia 'credente', ma di certo è stato 'colpito sulla via di Gerusalemme' dalle avvincenti narrazioni della religione dei suoi avi e le ha tradotte con abilità artistica straordinaria.
Così è stato per me, nei riguardi della sua religione e di tutte le altre che ho conosciuto e approfondito la conoscenza nel corso di molti viaggi iniziatici: in India e nell'estremo Oriente delle moschee frammiste alle pagode e ai templi induisti e le caverne buddiste.
Religione e storia dell'uomo procedono tuttora affiancate: sogno e leggenda l'una dell'altro e tormento di una evoluzione che non riesce ad affrancarsi dal peggio della cultura religiosa fondamentalista e 'unicista' – quella di coloro che pretendono di affermare e interpretare 'l'unico e vero Dio' e il suo Verbo. Verbo detto e scritto nel Libro da un Profeta e/o da un 'figlio di Dio' sceso in terra e partorito da una vergine, nientemeno. Miracolo della Fede. E si fatica a mandare a memoria gli episodi storici in cui si sono affrontati, spade (oggi bombe e mitraglie) alla mano, gli aderenti a questa o quella Fede e dottrina o le sette e gli scismatici e le centinaia di migliaia di morti che hanno lasciato sul terreno.
E altri sette/ottocento sono rimasti a terra - donne e bambini compresi - l'altro ieri alla Mecca, schiacciati dall'ondeggiare pauroso della calca dei 'pellegrini' che volevano bersagliare con le pietre un qualche loro demone – dei molti partoriti dall'insana follia delle varie e diverse fedi nel corso dei secoli.
E mi chiedo perché siamo una ristrettissima minoranza, noi atei (non devoti) che notiamo e additiamo l'incredibilità e la favolistica dei miti e dei riti persi nella notte dei tempi di tutte le religioni e ne denunciamo l'oppio dei popoli – e il veleno, se lo relazioniamo ai morti in battaglia e alle catastrofi ricorrenti dei pellegrini islamici alla Mecca.
E, oggi, importiamo a migliaia, dalle nostre frontiere-colabrodo, il virus di un islam medioevale che è destinato a fare danni e alimentare i conflitti etnico-religiosi a centinaia e migliaia nel cuore di un'Europa che più fragile e indifesa non si può – e si arrabatta con provvedimenti-tampone e sempre in ritardo sui tempi e insufficienti nella titanica impresa di arginare a governare i nuovi barbari.
Integrarli, poi, è parola davvero grossa, dati i moltissimi casi di immigrati di seconda e terza generazione coinvolti in predicazioni fondamentaliste che alimentano l'odio e armano le mani degli assassini di 'Charlie Hedbo' e del museo del Bardo.
Fondazione Querini Stampalia: Grisha Bruskin. Alefbet: alfabeto della  memoria

 
 
 

Ebole e dintorni.

Post n°1769 pubblicato il 25 Settembre 2021 da fedechiara
 


Prevenzioni e argini 23 settembre 2014  - Poi venne il covid che tutto unificò.
Il reportage di stamattina di 'Radiotre-scienza' sullo stato delle cose relativo all'espansione dell'epidemia di Ebola nei paesi africani è stato davvero 'impressionante'.
Il ministro della Sanità della Sierra Leone parlava di un paese vuoto: di turisti, di uomini d'affari, di ambasciatori e personale d'ambasciata scappati a gambe levate non appena è stato chiaro che all'espansione del morbo non vi era nessuna difesa e trincea possibile – e le stime vanno da 200000 morti in breve volgere di tempo a un milione.
E l'idea che dall'Africa il morbo passi all'Europa non è idea peregrina – e si salvi chi può dalle reazioni allarmistiche e 'di pancia', se solo sfuggisse di penna o in voce ad un improvvido giornalista che dai nostri 'barconi' quotidiani è sbarcato un malato di quel morbo spaventoso.
Roba da 'dagli all'untore' del Manzoni cronista della peste a Milano o i racconti e i resoconti del dottor Rieux ne 'La peste' di Camus.
Eppure tutto lascia credere che la rete di protezione sanitaria europea e occidentale, prima o poi, sarà violata – e dovremo fare i conti e misurare la nostra valentia di epidemiologi e probabili vittime capaci di resistere sui bastioni della cittadella assediata.
E sarà pur vera quella bella frase 'buonista' che è il messaggio portante de 'La Peste' di Camus: '(…) qu'il ya dans les hommes, front aux catastrophes, plus de choses à admirer que des choses à mépriser.' - e tuttavia non è meno portante quest'altro: che 'prevenire è meglio di curare'.
E fare argine e muro contro la tragedia incessante degli sbarchi e dei 'barconi' è solo questione di tempo perché, prima o poi, si imporrà, di necessità, il 'senso della misura' e della impossibilità e insensatezza di divenire il campo profughi privilegiato e ambìto dell'intero bacino mediterraneo in fiamme.
Nessuna descrizione della foto disponibile.

 
 
 

Predizioni di ieri a confronto

Post n°1768 pubblicato il 24 Settembre 2021 da fedechiara
 


Chissà dove 24 settembre 2016
Il tempo ossida ogni cosa delle nostre vite e corpi e così è per le cose della politica - e Renzi e il suo s-governo vanno in cronaca, da gran tempo ormai, più per gli schiaffoni che gli arrivano da questa o quella parte politica e sociale (inclusa l'opposizione interna) che per le cose che ha fatto: le banche, il maledetto job act del lavoro pagato coi vouchers e quel pasticciaccio brutto di palazzo Madama e Chigi che riformerà il Senato mandandoci dentro dei nominati al posto dei presenti eletti (ma non era meglio eliminarlo tout-court?).
E speriamo che a novembre ce lo togliamo di torno, quest'imbonitore fiorentino da tre palle un soldo arrivato al potere con una congiura di palazzo e restatoci così a lungo a causa dei bizantinismi del presente sistema dei partiti e dei voltagabbana che formano la sua maggioranza dei tre forni (alfaniani, verdiniani e, all'occorrenza, la stessa Forza Italia).
Intanto ci teniamo l'Europa che ci esclude dai vertici e alla quale ci rivolgiamo col cappello in mano per avere 'più flessibilità' nei conti e nel debito stellare che non riusciamo a intaccare per non incorrere in leggi di bilancio 'lacrime e sangue' e che imploriamo, l'Europa, che si prenda almeno un pugno di migranti che importiamo dalla 'frontiera sud' per forza inerziale e follia di cattiva politica immigratoria a centinaia di migliaia ogni anno e vanno, per le segrete vie e con l'aiuto delle folli associazioni dei 'no borders', a ingrossare le giungle di Calais che costeranno la presidenza a Hollande e quelle di Ventimiglia e di Como che costeranno al pd la perdita della risicata, esigua maggioranza di s-governo alle prossime elezioni.
E anche la presidenza Trump, nelle cronache e nei telegiornali, fa capolino come non più una ipotesi maledetta, bensì una maledizione colla quale occorre misurarsi e riflettere su come e perché stanno cambiando le maggioranze di governo future delle principali nazioni e quali spaventosi errori abbiano commesso le sinistre dell'Occidente malate di buonismo e che ancora affermano – come quei dementi fissati su una sola frase e faticoso concetto che allaga le loro scatole craniche e fa naufragare le sinapsi – che 'multietnico è bello', mentre Charlotte è in stato d'assedio a causa dei disordini e si contano i morti nei supermercati, come si sono contati e si conteranno da noi a Parigi, Bruxelles, Nizza e chissà dove domani, chissà dove. A Roma, forse?
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