Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Novembre 2022 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 5
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

fedechiaramartellodgl13Filoletterariobionda66giovanni.rossi20QuartoProvvisoriocqueiroloantomar4niangegi1_2008dalmazio.ravegliaruma4saccone.antonio54myrgiennio.fognaniciapaciccio
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
I commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

Messaggi di Novembre 2022

Zucche e strane fole.

Post n°2337 pubblicato il 30 Novembre 2022 da fedechiara
 

Ho una zucca sopra il frigo, ricordo (di già! Tutto si fa ricordo e rimpianto già dal giorno dopo.) di quella festività di importazione che risponde al nome di Halloween. Che mi è simpatica solo per l'ostinazione di Linus (il bambino con la coperta sulla spalla) a voler credere nel Grande Cocomero malgrado l'evidenza che una zucca è una zucca bella della sua scorza rugosa e variamente colorata e nient'altro.
Ma non crediamo anche noi alle strane fole tramandatesi di bocca in bocca nella Storia e di concilio in concilio e da Profeta a imam che ci parlano di una arcigna o amorosa Presenza nascosta di là delle nubi – ma chissà dove è emigrata, dopo che la bella e azzurra stratosfera è stata violata dalle astronavi e i piloti ci hanno raccontato che c'è solo un immenso stellato fisso di là del Cielo più una quantità di 'buchi neri' e di 'materia oscura' e nessun Dio provvedente barbuto e col ditone puntato a incontrare l'Uomo – questa bestia mai redenta che uccide e decapita e si fa esplodere in mezzo alla folla invocando (bestemmiando) il suo Nome.
Ma è della zucca che vi voglio parlare – del fatto che giorno dopo giorno si sgonfia e si ritira nella sua scorza e non vuol rassegnarsi a marcire e si bitorzola e mostra le rughe impietose e tutti gli altri segni di un invecchiamento che mi è specchio del mio avventurarmi (anch'io! Ma proprio non si danno le virtuose eccezioni!? Ma non avevamo creato Dorian Gray e il suo specchio nascosto in soffitta alla bisogna?), mi avventuro, dicevo, dentro il cono d'ombra della senilità e, come tutti sappiamo, non è un bel vedere e sentire del corpo – questo nostro fragile involucro e bozzolo di un'anima che vagheggiamo ma che è come l'araba fenice: 'Che ci sia ciascun lo dice, dove (cosa) sia nessun lo sa'.
E la Morte, la 'sorella nostra Morte corporale' di Francesco (il Santo dugentesco, che avete capito!) saltella qua e là nel campo come una giovinetta sventata e inconsapevole e coglie ora un robusto filo d'erba, ora un fiore in boccio - e ancora non ha voluto raccontarci il perché delle sue maledette predilezioni di raccolta: che lasciano in vita a macerare stanchi ottuagenari e castigano chi ancora non è sazio di vedere la luce nuova dei giorni e anni futuri.
E il mondo dei morti è il nostro futuro ed è fitto delle ombre dei trisavoli e degli uomini di genio e dei milioni di soldati che hanno fecondato col sangue i campi di battaglia dell'Europa e del vasto mondo preda dell'odio religioso e delle insane passioni di conquista ed egemonia e sopraffazione - e davvero la Vita Eterna di tutta quella gente in attesa di illusori ricongiungimenti è astratta metafora rovesciata dei vari e diversi viaggi nell'oltretomba degli Eroi omerici e virgiliani e dei Poeti.
E chissà cosa ne scriverei io se mi ci avventurassi, magari un reportage scanzonato e chi s'è visto s'è visto e quel che è detto è scritto.
Il futuro è nostro, bella gente. Viva la vita che muta e che è bella malgrado i suoi quotidiani orrori e le sempre più rare bellezze - e la Grazia che non si incontra più da lunga fiata per le strade e nelle piazze e nei pittorici boschi dove si 'allacciano i malleoli', ma rileggiamoci l'Odissea e l'Eneide e la Commedia, e le altre poesie, di quando in quando, che sempre ci insegnano cose nuove e 'profonde' ed esemplari ad ogni nostra visita.
E' lunedì e, a volte, non sempre, mi fa questo effetto, è grave, dottore?

 
 
 

Folle e follie.

Post n°2336 pubblicato il 28 Novembre 2022 da fedechiara
 

Folle e follie.  - 26 novembre 2020
E adesso che anche il Maradona se ne è andato, con grande clamore di folle e scontri con la polizia, al modo tipico dei tifosi negli stadi, che altro ci resta di vitale e scatenante da potersi assembrare a migliaia senza la mascherina di ordinanza - e il coro che ne segue dei gendarmi iper mascherati su internet che scrivono, rancorosi, sui social:
'E' colpa loro se non se ne va fuori! Criminali! Sciammannati! Untori!'
Ne conosco uno che, per una tale fattispecie di reati, ripristinerebbe la pena capitale e, se scova un negazionista/riduzionista ricoverato in terapia intensiva e prossimo a tirare le cuoia, denuncia i medici per 'abuso di ufficio'.
Potremmo andare tutti quanti a fare la spesa di Natale, come suggerisce paciosa quella conduttrice televisiva giunonica e, tra una cassa e l'altra, smascherarci brevemente l'un l'altro, mostrando le lingue untrici e gli aerosoli conseguenti alle strida a quelli che ci fanno le facce truci e abbassano la terza visiera degli elmi e alzano gli scudi dei pastrani a difesa.
Oppure affollarci a centinaia di migliaia dentro e fuori le chiese per le messe di mezzanotte (o delle dieci? La cosa non è chiara. Presto, Conte! Un nuovo d-p-c-m- all'uopo che chiarisca!) e, giunti al Gloria, smascherarci d'impeto perché il nostro canto si levi imperioso e alto tra le travi delle navate – e pazienza se quei dessi, gli iper mascherati su internet, ci daranno addosso e ci intimeranno, per Capodanno, di non fare un passo fuori dalle case e guai a chi spara un mortaretto e rompe il pesante silenzio pandemico che deve accompagnare quest'anno disgraziato all'appuntamento con il suo maggiore 21enne, ignaro delle follie che gli vengono consegnate, poveretto.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona
  • Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "D'Orazio P= Proietti C= Connery M= Maradona Una coincidenza?"

 
 
 

Elogio delle arti.

Post n°2335 pubblicato il 27 Novembre 2022 da fedechiara
 

L'Arte viva e quella morta - 27 novembre 2017

...che poi, la fortuna di queste mega esposizioni, dove puoi passarci un'intera giornata di riflessioni profonde e relative ai massimi sistemi del nostro vivere e morire ed esserci e agire e trovarci un senso (...ma un senso non ce l'ha, cantava a gola spiegata il Vasco nostro nazionale) al diverso disporsi ed accadere delle cose e delle volontà degli uomini, la fortuna sta tutta in una certa aria di festa mobile garantita da tutte queste classi in visita e dai loro commenti leggeri e, a volte, stupidini e ai 'selfie' che si fanno davanti alle istallazioni più eclatanti degli artisti neanche fossero in piazza san Marco fronte basilica o in posa appoggiati alla colonna del Todaro.
Che, se volessero o sapessero cos'è vera arte e cosa no, potrebbero in un 'workshop' guidato radunare e organizzare e stampare tutte quelle loro foto-ricordo e incollarle in un pannello grande tutta una parete ed ecco pronta un'altra riflessione/esposizione di vite vissute e ricordi e 'come eravamo' disponibile per le prossime generazioni e classi in visita alla 63sima o 65sima Biennale al padiglione Italia.
Che, mutatis mutandi, è quello che ha fatto l'artista coreano Lee Wan raccogliendo migliaia di interviste con gente la più varia e sui temi più disparati delle loro vite più altri dati raccolti nei data-base degli archivi su internet e ne ha ricavato una riflessione/installazione sul Tempo e sulla relatività di Einstein tradotta figurativamente in un'intera parete fitta di orologi ciascuno segnante un tempo diverso come diversi siamo tutti noi che viviamo un nostro tempo interiore commisurato col tempo ufficiale che ci invecchia e ci consegna alle tombe, pare, si dice, si mostra, mannaggia.
E ricordo un tempo in cui la Biennale era 'vietata ai minori' per la ragione dell'estrema libertà lasciata agli artisti di mostrare peni mozzati e sgozzamenti e/o patonze e pubi maschili allineati in simpatiche e provocatorie simmetrie sulle pareti di un'intera stanza e adesso, invece, ci sono ragazzini sotto i dieci anni che scorrazzano per ogni dove e toccano le opere esposte e ridono e commentano da par loro e chissà che impressione avranno avuto di quel pannello luminoso che ci mostra lo sviluppo dell'arte astratta in forma di corpi umani trattati come trattiamo gli animali nei macelli: appesi per i piedi e sventrati e ripuliti all'interno pronti per le braci e le fiamme del barbecue. E invano un ragazzino lo mostrava alla maestra chiedendo una spiegazione - e quella lo tirava via per un braccio e cambiava padiglione e discorso perché non tutta l'arte è spiegabile e metabolizzabile per i pargoli in visita scolastica - e ricordo il commento di una tale di fronte a certe fotografie sanguinolente di un certo rito satanico illustrato che continuava a ripetere, sconvolta, al compagno: 'Awful, awful.'
Ma viviamo in tempi di libertà totale e incontrollabile, lo sapete, e su internet anche i ragazzini possono incorrere facilmente in scene di violenza o sesso esplicito, malgrado il parental control, che volete farci, questo è quel tempo, domani chissà.
Viva l''Arte viva - che a quella morta dei musei e delle Gallerie ci penso io a visitarla e godermela.

Tempi grami interessanti. 25 novembre 2019

Che se dovessimo giudicare, in primis, da questa sfera-non sfera -che i terrapiattisti prenderebbero a visiva dimostrazione che la Terra non è tonda e dentro la sua terrestre caverna platonica echeggia di inquietanti rumori e sibili come nell'antro di un mago del terzo millennio - resteremmo in religioso silenzio e riverente meditazione sull'Arte che tutto plasma e deforma e tutto ri-crea del mondo umano ed extra umano e tutto include del nostro infinito viaggiare nei mondi presenti e nei mondi paralleli che ci fanno corona e materia oscura. 'Ci sono più cose in Cielo e in Terra...' e all'interno delle Biennali di quante noi visitatori curiosi riusciamo ad immaginare, inclusi i sogni e gli incubi.
E anche dopo che sull'Arte post moderna abbiamo visto e sentito passare di tutto e di più - e c'è trascorso sopra il 'lo sapevo fare anch'io' degli aspiranti Fontana coi suoi mitici 'tagli' e l'altrettanto mitico e adorabile e sempre attuale: 'Che vole di'?' della sora Lina, o come si chiamava la consorte del frutarolo Alberto Sordi in visita alla Biennale del 1978 - se dovessimo dare un giudizio, dicevo, faticheremmo alquanto a collocarla nei sarcastici 'interesting Times' in cui ci augura di vivere il direttore della 58 Biennale e i suoi artisti qui convocati.
Tempi interessanti, si, ma complicati e ricchi di retro pensieri che 'si stava meglio quando si stava peggio' - e auspichiamo un 'ritorno al futuro' che profumi di passato, giusto per raccapezzarci e riconoscerci, perché un filo di identità non si nega a nessuno e ci piacerebbe essere, magari solo per qualche altro annetto che ci residua, ancora 'padroni a casa nostra', prima di imbarcarci sulle astronavi dei viaggi spaziali ed essere surrogati dalle intelligenze artificiali e buonanotte al secchio e chi s'è visto s'è visto.
E se, poi, sfociando all'aperto dopo i ponderosi padiglioni fitti di complicate installazioni-meditazioni, impattiamo nel peschereccio colato a picco nel Mare Monstrum dei mille e mille annegati e dei morituri che ognora ci provano a raggiungere il nostro Bengodi, o in quelle mani bianche levate in alto come a preghiera e ad impetrare requie al Cielo dopo 'l'acqua granda' di pochi giorni fa a 187 cm – e, a lato, vedi galleggiare placida e inutile una gialla paratia del Mose che non salva proprio nessuno dalle acque e, anzi, è in odore di fallimento ingegneristico clamoroso e a costi decuplicati e ruberie a mazzo - ti vien fatto di toccarti di sotto e dirli un filo menagrami questi artisti internazionali dalle cento voci e intelligenze diverse che ci plasmano il presente dei tempi interessanti, ma grami, e disgrazie a mucchi e quintali, e, francamente, rimpiangiamo la riposante arte figurativa dei tempi del Liberty e l'Art Nouveau - e speriamo che la prossima Biennale, se ancora ci saremo, sia meno tragica di questa e altrettanto interessante agli occhi dei figli e nipoti. Amen e così sia.

 
 
 

Indagini malevole ed abiti griffati.

Post n°2334 pubblicato il 26 Novembre 2022 da fedechiara
 

Inchieste malevole ed abiti griffati. Il nuovo tormentone della sinistra allo sgombro.

Non vorrei che accadesse come al Ferrucci Francesco valente soldato repubblicano che, in limine mortis, sibilò a colui che gli affondava la spada nella gola: 'Vile, tu uccidi un uomo morto.', anticipando di qualche secolo le pietose norme della Convenzione di Ginevra su quanto avviene in guerra di tristo, ma la vicenda Soumahoro mi attizza alquanto.
Non tanto per il personaggio in sé che non conoscevo ma lo rispettavo per quel suo piglio da guerriero bravamente immigrato che si mostrava in tivù armato di gommose calosce operaie (prestategli da un amico, dicono le cronache), bensì per la serie di domande im-pertinenti che ci suscita quel suo scandalo giornalistico e che chiama in causa la sua famiglia - e ce lo ha mostrato in lacrime emulo della Fornero e di tanti calciatori che ci perseguitano sugli schermi del mondiale di Qatar e ce li dicono umani, pur se remunerati a dismisura.
E le domande sono tutte per quei maggiorenti del partito a cui Soumahoro si è affiliato, con bravo intuito di parvenu – un partito di sinistra estrema o, se vogliamo, di sinistra 'classica': la sinistra della lotta dei campesinos e di quel che resta della 'classe operaia', contrapposta alla 'sinistra al caviale' dei nostrani piddini di (ex) s-governo.
Dite un po', Fratoianni et similia, ma quando l'avete assunto quale potente immagine del vostro partito che ha a caro la sorte degli 'ultimi' - e l'avete candidato al parlamento nostro nazionale con quel po' po' di stipendio lussuosissimo che elargiamo noi contribuenti ai fortunati vincitori di un terno al lotto elettorale – non avete indagato nei dintorni del personaggio, non vi siete fatti presentare la moglie e la suocera; la prima con il vizietto di esibirsi con delle borse firmate e un look personale molto poco operaio e simil 'ultimi'?
E' solo una questione di immagine, è ben vero, magari nel profondo dell'animo l'elegante signora condivide ogni parola della vostra storia di rappresentanti del ceto operaio e contadino e partecipa ai vostri convegni con abiti meno vistosi e sottoscrive le mozioni politiche, però, nella società dell'immagine in cui viviamo immersi, non vi pare di aver commesso ingenuo autogol candidando quel tale che non si dimette da deputato, ci mancherebbe! bensì si sospende perché ha introiettato, non appena messo piede sull'italico suolo, il noto 'tengo famiglia' che tutto giustifica, perfino il tener testa ad una malevola inchiesta giornalistica che, ne sono certo, lo manderà assolto di ogni imputazione?

 
 
 

Uomini senza voce.

Post n°2333 pubblicato il 26 Novembre 2022 da fedechiara
 

L'afonia degli assassini. - 26 novembre 2018

OTELLO - ATTO QUINTO - SCENA SECONDA
Una camera nel castello.
Desdemona a letto addormentata.
Entra Otello con un lume.
OTELLO
È la causa, è la causa, anima mia;
ma a voi non la dirò, caste stelle.
È la causa; ma non verserò il suo sangue
né scalfirò la sua pelle più bianca
della neve e liscia come alabastro sepolcrale.
Pure deve morire, o tradirà altri uomini.
Prima spegni una luce, e poi quell'altra;
se spengo questa fiaccola, e mi pento,
posso ripristinare la sua luce;
ma una volta spenta la tua luce,
o modello compiuto della perfezione di natura,
non so dove si trovi il fuoco prometeico
che la riaccenda. Quand'ho svelto la rosa
non posso più ridarle il suo rigoglio;
appassisce per forza. L'odorerò sullo stelo.
La bacia.
O alito balsamico, che quasi induci
la Giustizia a spezzare la sua spada!
Un altro; un altro. Resta così nella morte,
e io ti ucciderò, e ancora ti amerò.
Ancora un bacio, e sia l'ultimo bacio.
Mai dolcezza fu così fatale. Piango,
sì, ma lacrime crudeli; è una pena celestiale,
colpisce l'oggetto del suo amore. Si ridesta...

Cosa possano dire gli uomini a proposito della violenza di genere non è chiaro – e qualsiasi cosa essi dicano è destinata a lasciare i tempi che trova, e le violenze esorcizzate continueranno, ahinoi, a riempire le cronache e avvilirci per l'impotenza di agire, con leggi più severe e 'daspo' intesi a fermare il massacro e disarmare gli assassini della porta accanto.
E già Shakespeare ci induceva a pensare, innalzando Otello al rango di poeta e figura tragica dell'assassinio rituale, che una qualche tragica nobiltà fosse contenuta nel gesto di dare morte all'amata - che una 'congiura di palazzo' aveva condannato al calunnioso ruolo di fedifraga.
Ma oggi abbiamo superato d'un balzo ogni pretesa motivazione 'd'onore' e nessun assassinio si giustifica neanche se l'amata ha un nuovo compagno o fidanzato migliore di chi non sa farsene una ragione – e la sua mente farnetica di vendette e sogni di morte e coltelli che straziano i ventri e il cuore della pretesa fedifraga.
Non c'è nessuna Desdemona innocente e pura, di questi tempi, bensì donne libere di scegliere con chi vivere e amare – e nessun Otello di tragica nobiltà si dà in queste tragedie dell'impotenza maschile a metabolizzare una sconfitta e costruire una storia diversa e migliore; e solo ci resta l'avvilimento per la mancanza di strumenti efficaci in nostro possesso capaci di fermare la mano degli assassini prima che riescano ad abbuiare la loro e la nostra mente con le notizie quotidiane dell'ennesimo 'femminicidio'.

Nessuna descrizione della foto disponibile.